→ Venerdi 12 febbraio 2021 alle ore 21.300, in streaming su ilsonar.it, 54DUR05, tratto da Daniil Charms, da un’idea di Caterina Bernardi e Gilberto Innocenti, produzione Collettivo l’Amalgama.

54DUR05

Teatro Verdi – Monte San Savino
venerdì 12 febbraio 2021 | 21:30

tratto da Daniil Charms
da un’idea di Caterina Bernardi e Gilberto Innocenti
in scena Caterina Bernardi e Gilberto Innocenti
dramaturg Jacopo Bottani
produzione Collettivo l’Amalgamaspettacolo vincitore In-box Digital

Evento in streaming su ilsonar.it

Il progetto 54DUR05 si ispira alla nostra precedente ricerca scenica sulla vita e l’opera di Daniil Charms, autore di spicco dell’avanguardia russa. La ricerca che si era fino ad oggi concentrata sulla scena dal vivo, ora allarga i suoi confini alla realtà dello streaming inaugurando un’indagine sulle potenzialità e le caratteristiche comunicative di questo mezzo che ci vede condividere lo stesso tempo, ma non lo stesso luogo fisico.

“Saduros”, lo spettacolo con cui arriviamo a concorrere a questa nuova fase del bando Inbox Digital, è un lavoro che ricerca attorno al genere dell’assurdo. L’esperienza della scena ci ha portato alla consapevolezza che l’assurdo non si riduce solo al far ridere per far ridere; ci siamo infatti resi conto che nello spiazzamento prodotto in chi guarda tipico del genere assurdo si nasconde un seme prezioso di critica, di eversione, di rivoluzione rispetto al punto di vista quotidiano che abbiamo sulle cose. Il lavoro a cui lo spettatore è costretto durante lo spettacolo, continuando a cambiare la lettura di quello che accade di fronte a suoi occhi, è un esercizio muscolare del senso critico: continuamente pungolato dal mondo grottesco e nonsense di fronte a cui lo mettiamo, esso deve infine arrendersi e constatare che la realtà è molto più complessa o varia o arbitraria – o tutto questo assieme – di quanto non crediamo solitamente.

La possibilità che ci viene ora offerta di allargare allo streaming questa modalità di approccio anticonvenzionale ci stimola molto a mettere in discussione le peculiarità di questo mezzo digitale; vorremmo dunque giocare sui cortocircuiti offerti dallo streaming, mostrandone charmsianamente le ambiguità e denunciandone le ipocrisie. Vorremmo, nel nostro gusto per lo spiazzamento continuo, fare in modo che emerga a tratti l’aspetto potenzialmente inquietante, ossessivo e persecutorio dato dall’uso dell’online (streaming, ma anche mail, chiamate Whatsapp, chat) con l’obiettivo di mettere in discussione l’aspetto di comodità offerto da queste forme di interrelazione.

Comodamente a casa propria
Se pensiamo, dialetticamente, alla contrapposizione online vs. dal vivo e ci chiediamo «cosa possiamo fare online che in un teatro normale non possiamo fare», la prima impressione che abbiamo dello streaming è la sua indiscutibile, impigrente e in fondo del tutto desiderabile comodità. Godiamo di un contenuto in relativa tranquillità, sappiamo che nessuno ci verrà a disturbare, o quantomeno ci culliamo nella certezza che il mondo virtuale rimarrà confinato entro il perimetro dello schermo, dandoci nel mentre il comfort, interdetto dal bonton del “dal vivo”, di mangiare, farci le unghie o vedere un film porno. Una comodità indiscutibile, o comunque difficilmente paragonabile con quella del prendere la macchina, cercare parcheggio, fare la fila al botteghino e sedersi su una poltrona magari troppo stretta. Ecco, in questo quadretto rassicurante e famigliare della serata in casa col pc acceso, vorremmo far suonare il campanello di uno degli spettatori, facendogli entrare in casa il morto.

Fedeli alla logica di disordine di Saduros, ci immaginiamo una serata composita, che gioca sui generi di interazione praticabili online, mescolando la conferenza, la lezione di pilates, la chat erotica, la seduta spiritica. Schermi che si bloccano, ospiti che prendono il possesso del pc come potenziali virus, cellulari che suonano quando meno te lo aspetti, sono solo alcuni degli aspetti su cui stiamo riflettendo e che ci richiamano potentemente l’immaginario e il contesto storico di Daniil Charms, con la sua Pietroburgo familiare e ostile allo stesso tempo, in cui le spie del regime si mescolano agli amici di sempre e le censura fredda le voci dissidenti o difficilmente catalogabili.

Ritualmente a casa vostra
L’altro aspetto che vorremmo testare in questo primo esperimento sull’online è l’aspetto rituale: è possibile inserire in una diretta streaming elementi che abbiano a che fare col mondo, con la funzione, con le tematiche del rito? Il lockdown ci ha messi di fronte all’evidenza che sì, riti come matrimoni e funerali in streaming esistono già, o meglio, dal lockdown si sono per forza di cose iniziati a fare e questo fare, questo per forza di cose ha improvvisamente allargato senza che ce lo aspettassimo lo spazio sacro del tempio e dell’altare all’ovunque della connessione wi-fi. E il rito teatrale? Cos’è che può accadere in streaming? Si può officiare in streaming qualcosa che abbia le caratteristiche dell’evento teatrale, qualcosa che spezzi il tempo quotidiano, o per farlo è necessario sfondare i confini rassicuranti della sua fruizione?

Proseguendo in questa direzione la ricerca svolta sinora con Saduros, il tratto rituale che vogliamo mettere in campo è il nostro rapporto con la morte. Il palcoscenico è spesso il luogo dell’evocazione delle immagini e delle ombre e così è stato anche per Saduros e per i testi di Charms, in cui i temi della morte e della scomparsa sono fra l’altro drammaticamente centrali. In questo senso, oltre alla coerenza con le tematiche dell’autore, troviamo anche che il discorso sulla morte e la scomparsa sia particolarmente interessante e calzante rispetto al mezzo che andiamo ad indagare. Lo streaming, collegandoci a persone che vediamo ma che non possiamo fisicamente toccare, ci mette di fronte in fondo a delle sorta di fantasmi. Per non parlare della rete e delle possibilità dell’online, in cui la morte costituisce al tempo stesso il totem e il tabù: dai profili Facebook e Instagram che sopravvivono ai corpi fisici dei loro detentori, alle app che permettono di postare contenuti per amici e parenti anche dalla tomba, fino agli inquietanti spettacoli a pagamento per sette maniacali dove le persone muoiono in diretta – per davvero –, il mondo online è un mondo di fantasmi e simulacri. Parvenze che a tutti gli effetti esistono, anche se non si sa bene dove, anche se non si possono toccare, e che potrebbero, al contrario nostro, vivere per sempre, eternando di noi una silhouette, un profilo, appunto.


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