Nel mirino, i miei cento giorni in difesa di Kobane, Azad Cudi, Longanesi

In libreria per Longanesi “Nel mirino” (i miei cento giorni in difesa di Kobane) di Azad Cudi, 304 pagine, euro 17,60. La voce in prima persona di un cecchino volontario che, dopo aver trovato rifugio in Inghilterra, ha scelto di tornare in Kurdistan per difendere il suo popolo.

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In libreria per Longanesi “Nel mirino” (i miei cento giorni in difesa di Kobane) di Azad Cudi, 304 pagine, euro 17,60. La voce in prima persona di un cecchino volontario che, dopo aver trovato rifugio in Inghilterra, ha scelto di tornare in Kurdistan per difendere il suo popolo.

Ringraziamo l’Ufficio Stampa della Longanesi per averci segnalato questo libro.

La voce in prima persona di un cecchino volontario che, dopo aver trovato rifugio in Inghilterra, ha scelto di tornare in Kurdistan per difendere il suo popolo.

AZAD CUDI
Nel mirino

I miei cento giorni in difesa di Kobane

Longanesi &C.

In libreria dal 16 maggio 2019
Pagine: 304
Prezzo: 17,60
Traduzione di Sara Crimi e Laura Tasso

Nel 2011, quando in Siria scoppiò la guerra civile, i curdi del nord si ribellarono e cercarono di liberare la loro terra natale da secoli di repressione fondando uno Stato progressista che chiamarono Rojava. Per la mentalità medievale dell’ISIS, quel rifugio di pace e democrazia – fondato su parità dei sessi e femminismo, laicità e tolleranza, economia partecipata e ambientalismo – nato proprio ai confini del suo nuovo califfato fu un affronto e, per schiacciare la rivolta, ammassò al confine dodicimila uomini, artiglieria pesante, carri armati, mortai e schiere di attentatori suicidi. Contro questa imponente armata combatterono appena 2500 volontari – uomini e donne – armati di fucili vecchi di quarant’anni: per sopravvivere, i curdi avrebbero dovuto uccidere gli invasori uno a uno. Dieci anni prima Azad Cudi, un coscritto diciannovenne dell’esercito iraniano, sarebbe stato costretto dal regime a combattere contro il suo stesso popolo, i curdi. Di fronte a questa prospettiva, disertò e trovò asilo in Inghilterra. Ma ispirato dalle parole di Öcalan, tornò in patria per contribuire alla nascita del Kurdistan.


Nel mirino di Azad Cudi è la storia dei nove mesi in cui le forze curde hanno combattuto sanguinose battaglie contro lo Stato islamico, un viaggio straziante per rivelare il ruolo essenziale dei cecchini negli scontri che hanno portato alla sconfitta dell’ISIS. Intessendo gli eventi brutali della guerra con riflessioni personali e descrizioni di aspetti poco noti della cultura curda, Azad medita sul prezzo incalcolabile della vittoria: gli effetti permanenti della guerra sul corpo e sulla mente; la morte devastante di due dei suoi compagni più vicini, sacrifici che hanno salvato non solo una città, ma anche un popolo e la sua terra. Nel Mirino è un libro a tratti straziante, a tratti commovente e lirico, che racconta una guerra moderna in cui poche migliaia di uomini e donne hanno compiuto un’impresa ritenuta impossibile pur di tenere accesa la fiaccola della libertà.

AZAD CUDI è un cittadino britannico di 34 anni di origine curda, che vive tra Londra e Bruxelles. È cresciuto in Iran, ma per sottrarsi alla leva obbligatoria che lo avrebbe costretto a scontrarsi con il suo stesso popolo, è fuggito in Inghilterra. All’età di 19 anni ha ottenuto asilo e cittadinanza, ha imparato l’inglese e ha iniziato a lavorare come giornalista per i media della diaspora curda. Nel 2011, Azad lavorava per una stazione televisiva a Stoccolma quando scoppiò la guerra civile siriana e i curdi stabilirono la loro enclave autonoma. Decise allora di recarsi in Siria e lavorare come assistente sociale, ma con l’espandersi della guerra civile divenne un combattente nell’Unità di Protezione Popolare (YPG).

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