di Mirtilla Amelia

“Questa non è una protesta. Questa è un’insurrezione” (Biden)

Le schiaccianti parole di Joe Biden – neo eletto Presidente degli Stati Uniti d’America – risuonano potenti e non lasciano spazio a dubbi sulla drammaticità dei fatti avvenuti ieri in quella che doveva essere una giornata di festa, e che si è trasformata in una delle pagine più tristi della storia contemporanea di questo Paese. Chiunque abbia assistito all’assalto da parte di un numeroso gruppo di manifestanti pro-Trump verso uno dei luoghi simbolo della democrazia americana, Capitol Hill: sede del Campidoglio che ospita il Senato, la Camera e la Corte Suprema, non può essere rimasto indefferente allo scempio perpetrato.

“Non ci arrenderemo mai, non concederemo mai la vittoria” (Trump)

A sobillare gli animi è stato lo stesso Trump attraverso un utilizzo smodato dei social (canali comunicativi da sempre amati dall’ex Presidente) nei quali ha ribadito più volte la sua più totale non accettazione della sconfitta politica. Si è così innescato un meccanismo assurdo, tanto da portare i suoi più accaniti supporters a riunirsi muniti di bandiere americane, travestimenti grotteschi e al grido di “Save America” per marciare verso Capitol Hill e occuparlo. Una dimostrazione volta a disturbare il lavoro del Senato, riunitosi per la proclamazione ufficiale del prossimo 46° presidente americano, Joe Biden (all’anagrafe Joseph Robinette Biden). Il Parlamento ha dovuto interrompere la seduta – bloccando di fatto l’annuncio ufficiale che il Paese intero stava aspettando.

Al suo posto sono andate in onda scene di guerriglia e rappresaglia mai viste prima, che hanno lasciato l’intero mondo attonito. Immagini che finiranno nei libri di storia e che raccontano quanto l’America sia fragile ed esposta a mettere a rischio due suoi baluardi più sapientemente sfruttati: la democrazia e la libertà.

I “cinguettii” del Presidente uscente, nei quali ha sempre ribadito di aver perso ingiustamente le elezioni, hanno scatenato venti di guerra mai immaginati, per sedare i quali è stata utilizzata la forza. La polizia all’interno dell’aula – si dice per proteggere i parlamentari letteralmente bloccati – ha dovuto tirare fuori le armi. Inoltre, anche dopo la messa in sicurezza del luogo e il rientro dell’insurrezione, la sindaca di Washington ha imposto il coprifuoco e decretato lo stato di emergenza sino al 21 gennaio 2021.

La rivolta ha portato diversi feriti – sia tra i manifestanti che tra i rappresentanti delle forze dell’ordine – e quattro persone sono decedute negli scontri. Mentre Trump veniva caldamente invitato da Biden a porre fine alla rivolta, i social hanno bloccato gli account del Presidente uscente, rendendo chiaro il concetto che il “limite è stato sorpassato”. In risposta Trump ha chiesto ai manifestanti di tornare a casa e di evitare la violenza, pur non condannando i gesti perpetrati.

“Chiedo a tutti coloro al Capitol di restare pacifici. Nessuna violenza! Ricordate che siamo il partito dell’ordine e della legalità”. (Trump)

Lacrimogeni, spari, grida e rabbia hanno dipinto Capitol Hill di colori densi e pesanti; da mesi le tensioni sociali hanno accompagnato la campagna elettorale americana in un crescendo di divario e assoluta incapacità di gestione. La guerriglia di ieri sembra essere la naturale conseguenza di un Paese sull’orlo di una crisi mai vista prima. Nel prossimo futuro, gli Americani dovranno fare sforzi non solo volti alla sconfitta del Coronavirus, ma anche al rilancio di un’idea di democrazia e uguaglianza che stenta ad essere possibile in uno scenario come quello che ci hanno dimostrato ieri.


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Mirtilla Amelia

Ciao, mi chiamo Mirtilla Amelia! Amo viaggiare, leggere e scrivere. Cito una frase di Tiziano Terzani – uno dei miei scrittori preferiti – perché mi rappresenta tantissimo: Ho scoperto prestissimo che i migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo, senza chiedere nulla.


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