di Amelia Sèttele

640 S Main St, Los Angeles, CA 90014, Stati Uniti: risponde a questo indirizzo il tristemente famoso Cecil Hotel. Uno dei luoghi più ambigui ed inquietanti che siano noti. Teatro di omicidi irrisolti, suicidi , brutali incidenti e l’infelice primato di aver ospitato almeno due feroci serial Killer tra le sue stanze. Una fama che conferma la maledizione del suo nome, tanto d’aver ispirato la famosa serie tv americana “The American Horror Story” .

Da qualche anno è stato classificato come edificio d’interesse storico culturale. Ma per gli abitanti della città degli Angeli e per il resto del mondo, rimane uno degli alberghi più misteriosi e agghiaccianti della storia.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire

Costruito nel 1920 soprattutto per appagare le necessità degli imprenditori che erano di passaggio a L.A., l’hotel vanta ben 19 piani e 600 stanze. Sin dalla sua progettazione il Cecil Hotel doveva essere un esempio dell’industria edile americana, per il quale venne spesa una cifra stratosferica: un milione di dollari.

Ma ben presto s’innescano più fattori che gli fanno perdere prestigio e lustro:

  • la grave e profonda crisi economica iniziata nel 1929
  • l’ubicazione nelle vicinanze di Skid Row, quartiere di pessima fama.

Skid Row ufficialmente conosciuto come Central City East – sin dalla Grande Depressione a oggi – è un sobborgo abitato prevalentemente da senzatetto, emarginati, tossicodipendenti e prostitute.

Ben presto infatti, il Cecil Hotel si convertì da albergo ad affittare camere. I prezzi modici e la possibilità di soggiornarci a lungo termine, attirarono di fatto una vasta e variegata gamma di clienti.

La maledizione del Cecil Hotel lo rende tristemente famoso negli anni ’50 – ’60 e ’70 come luogo prediletto per i suicidi. Tanto da venire soprannominato “The Suicide”.

Una lista di nomi (e di vite) che si allunga col passare degli anni:

  • nel 1931 viene registrato il suicidio di W.K. Norton, che decide di togliersi la vita ingerendo delle capsule piene di veleno.
  • nel 1934, il sergente L.D. Borden, si recide la gola con un rasoio.
  • nel Marzo del 1937, Grace E. Magro, cade dal nono piano dello stabile. Non si chiariranno mai le dimaniche dell’incidente per poter stabilire se fosse stato omicidio, o suicidio.
  • nel giugno del 1964, la pensionata soprannominata “Pidgeon Goldie”, viene trovata nella sua stanza: selvaggiamente picchiata, stuprata e accoltellata. Nessun colpevole pagherà per questo efferato crimine.
  • nel 1975, una donna sotto falso nome prenota la stanza 327. Ci rimane chiusa per quattro giorni, salvo poi decidere di suicidarsi buttandosi dal dodicesimo piano. La sua vera identità non verrà mai scoperta.

Non li ho volutamente citati tutti, ma non posso dimenticare uno dei cold case americani più famosi, che ha definitivamente etichettato il Cecil Hotel come “infestato e nefasto”.

La tragedia avvenuta il 31 Gennaio del 2013 ha come protagonista una stundessa canadese di origine asiatiche di nome Elisa Lam.

Della giovane sono stati registrati gli ultimi angoscianti istanti di vita. Elisa viene ripresa dalla telecamera di sicurezza posta nell’ascensore su cui sale. Nel filmato è ben visibile la sua inquietudine che si manifesta in atteggiamenti davvero poco chiari o consoni al momento. È agitata – come se qualcuno la seguisse – muove le mani in modo concitato e quasi innaturale. Nel video di circa quattro minuti, si evince chiaramente il profondo disagio in cui Elisa versa negli ultimi istanti di vita. La ragazza lascia l’ascensore che subito dopo riprende la sua corsa, sparendo dall’occhio della telecamera. Morirà di lì a poco.

Circa due settimane dopo, gli ospiti dell’albergo si lamentano alla reception perchè l’acqua che fuoriesce dai rubinetti ha un odore nauseabondo e un colore stranissimo. Vengono inviati i manutentori a controllare le cisterne sopra il terrazzo dell’hotel.

In una delle cisterne ispezionate, l’agghiacciante scoperta: viene rinvenuto il corpo nudo e in avanzato stato di decomposizione di Elisa Lam. Mille dubbi e supposizioni si fanno strada tra gli inquirenti, soprattutto perchè risulta difficile capire come la ragazza sia arrivata ad aprire (e a richiudere) la cisterna e come abbia fatto ad eludere il sistema d’allarme per arrivare sin lassù. Quello che dichiara l’autopsia è chiaro: Elisa era sobria e non aveva assunto droghe al momento della morte. Pur essendo affetta da un disturbo bipolare, il video pubblicato dalla polizia, come il suo tragico decesso lanciano molti dubbi e poche concrete verità. Inoltre, la polizia ha presto chiuso le indagini, archiviando il caso come: “annegamento accidentale”.

Ancora oggi il Cecil Hotel – che è stato rinominato “Stay on Main” – è un albergo a tre stelle , aperto a tutti. Conserva immutato nel tempo – tra i chiari scuri delle sue stanze e i lunghi corridoi – verità mai accertate e vite spezzate.


Fonti:
  • La Repubblica: L’albergo degli orrori diventa un monumento. Storia dell’Hotel Cecil e dei suoi misteri
  • Le foto che hanno segnato un’epoca: L’agghiacciante storia del Cecil Hotel, denominato l’Hotel dei suicidi
  • Metropolitan Magazine: Il caso di Elisa Lam: la 15a morte “sospetta” al Cecil Hotel

Per leggere gli articoli correlati clicca sul pulsante sotto:


Amelia Sèttele

Ciao, mi chiamo Amelia Sèttele! Amo viaggiare, leggere e scrivere. Cito una frase di Tiziano Terzani – uno dei miei scrittori preferiti – perché mi rappresenta tantissimo: Ho scoperto prestissimo che i migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo, senza chiedere nulla.


Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.