Articolo di Maria Domenica Celano

Il castello dei Morra, sopra il promontorio che sovrasta il fiume Sinni è ancora abitato. Nel Medio Evo la famiglia Di Morra ha avuto la fortuna di ricevere in dono una figlia chiamata Isabella dall’animo poetico. In seguito protagonista di una triste vicenda per aver trasgredito alle regole del tempo. La sua anima con sembianza di farfalla bianca si posa e dimora se pur per breve tempo tra la chioma del mandorlo. La sua purezza viene raccontata ai turisti che si soffermano per conoscerne la storia.

  • SOMMARIO
    • Il mandorlo
    • La farfalla bianca
    • Isabella

Il mandorlo

Il mandorlo o prunus dulcis o communis è una pianta molto longeva, originario della Persia, si diffuse nell’antica Grecia, poi nell’Impero Romano e con le invasioni barbariche arrivò in tutto il bacino del mediterraneo, infatti è estesamente coltivato nelle Regioni mediterranee. Le foglie del mandorlo sono più piccole di quelle del pesco. I suoi fiori sono bianchi o rosei e sono il simbolo di Speranza.

Nel mito di Attis il mandorlo amaro diventa il simbolo del dolore umano dal quale germogliare una nuova fecondità di vita. L’albero di mandorlo è il primo a fiorire in primavera e per questo ai cristiani ricorda la risurrezione di Gesù.

La farfalla bianca

Le farfalle bianche si muovono in gruppo e sfruttano i fattori naturali per spostarsi senza sforzi. Volano ad altezza d’uomo ma non danno fastidio. Il bianco è il simbolo della purezza. La farfalla bianca racchiude questo splendido valore, simboleggia l’immortalità dell’anima, è simbolo di fortuna. Sono portatrici di buone notizie e sono considerate messaggere di buona vita e del cambiamento spirituale, perciò segno tangibile di una crescita non solo spirituale ma anche di saggezza.

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Nel mondo angelico esse sono uno dei segni degli angeli, che vogliono che tu sappia che sono vicini, che vegliano su di te e ti proteggono. Sono messaggeri del clima che cambia, di sicuro che sta arrivando il caldo.

In tutto il mondo le farfalle hanno un significato diverso ma importante. In Cina portano le anime dei malati. In Irlanda quella dei bambini. Nelle tribù dei nativi americani chiamati Piedi Neri, le farfalle bianche sono reputate portatrici di sogni, con ciò viene definito il fatto che possono viaggiare dal mondo spirituale a quello fisico. Nella cultura Nipponica le farfalle che volano con le loro ali bianche, sono ritenute come le anime dei vivi e dei morti e se dovessero ballare insieme, indicano la felicità coniugale. Molti restano affascinati dal loro passaggio proprio perché è un animale spirituale e fino al 1600 era illegale ucciderle.

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Isabella

Nel giardino del castello dei Morra, situato sull’altura che sorveglia lo scorrere del fiume Sinni, fiorisce ogni febbraio un mandorlo, che anticipa l’arrivo della primavera. Oggi come allora nel 1500, quando il castello era abitato dalla famiglia di Giovanni Michele Di Morra, governatore del feudo di Favale. Le case arroccate erano fredde e povere. I contadini del borgo sospiravano a cuor leggero al fiorire del mandorlo, perché il freddo lasciava le loro povere case e le loro terre aspre e dure da lavorare. Una dolce fanciulla, di nome Isabella, seduta sotto la chioma fiorita del mandorlo scriveva versi malinconici e inquieti, con l’animo di una giovane in cerca di una stella fissa e di un grande amore, ma tra sospiri e sguardi persi, sognava e sperava.

Isabella, figlia fortunata della famiglia baronale, perché il padre Giovanni Michele, amante delle lettere e poeta egli stesso, raccolse il suo desiderio e le permise di ricevere un’istruzione, all’interno delle mura domestiche, affiancandole un pedagogo. La fanciulla cresceva tra libri, inganni incomprensibili e attese interminabili. Circondata da fratelli poco amanti delle arti e avvezzi alle armi, che non gioivano del suo gentil vivere e sotto il mandorlo si spandevano e vibravano insolenze ed offese.

Isabella ragazza audace non si lasciò intimorire e seguendo il dolce stile del padre proseguì nel suo intento.

Ella si dedicò all’arte letteraria scrivendo il suo dolore, il suo dolce e struggente amore, la sua “crudel fortuna”, destino crudele, per essere stata abbandonata dal padre e il suo vivere quotidiano con fratelli dall’animo ruvido.

I suoi versi struggenti restavano prigionieri tra le mura del castello, come ella stessa prigioniera raccontava in forma poetica. Affidava i suoi desideri al vento, affinché li portasse oltre il monte Coppolo e li depositasse sulle acque del mar Jonio in calma o in tempesta, per farli giungere sulle spiagge francesi, con la speranza che qualche nobile guerriero le raccogliesse e le portasse al suo amato padre.

Il fiume Sinni sorvegliato e implorato ogni giorno, raccoglieva le sue pene, le sue lacrime, che scivolavano lente e copiose lungo le sue guance pallide, non portava novella del ritorno del padre fuggito in Francia.

La giovane fanciulla si struggeva di dolore e non vi era conforto, che potesse darle quiete, nemmeno la morte per mano dei suoi crudeli fratelli.

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Il mandorlo è ancora nel giardino e ogni primavera si veste di una chioma nuova. Nell’aria echeggia la voce di una fanciulla dei nostri tempi che spande i versi tormentati della sventurata Isabella, al cospetto di tanti turisti che si avvicendano tra le mura del castello e sostano sotto il mandorlo, per ascoltare la sua triste storia e le sue rime. Possono avere la fortuna di vedersi passare accanto la farfalla bianca, che ancora oggi si posa e dimora tra le foglie del mandorlo. L’anima di Isabella si lascia posare sul mandorlo dal leggero alito di vento.


(Materiale fotografico articolo fornito da Maria Domenica Celano)


Fonti:


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Maria Domenica Celano

Maria Domenica Celano è un’insegnante in pensione. Divulgatrice di Arte (anche culinaria) e paesaggistica Lucana e Italiana. Per Il Salotto di Ceci Simo si occupa della rubrica: Domenica in Italia.


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3 commenti

  1. Bello! Molto romantico…

  2. Bel contributo. Possano tutti avvertire la farfalla bianca, sotto il mandorlo a primavera.

  3. Salve a tutti,
    mi chiamo Francesco e vorrei innanzi tutto ringraziare la prof.ssa Celano per questo articolo, poiché è una persona sempre molto sensibile a tutto quanto riguardi la cultura, aspetti sociali e non meno importate divulgare gli aspetti caratteristici della nostra bella regione.
    Venire a conoscenza della storia personale di Isabella Morra, ai nostri giorni, può destare solo sconcerto, ma per i tempi credo fosse normale considerare le donne come una proprietà, purtroppo. Non sono pochi i casi di matrimoni combinati per accrescere potere economico e/o politico di famiglie blasonate. Se non fosse stato per donne come la Morra, in possesso di quella spinta sentimentale e caratteriale speciale, credo che saremmo vicino all’estinzione fisica e di tutta la letteratura. Un caro saluti a tutti

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