Parlando di Tim Burton non si può assolutamente evitare di pensare a quell’atmosfera gotico fiabesca dei suoi film.

Film che sono rimasti nel cuore di tutti noi e, almeno a nostro avviso, da considerarsi indimenticabili. Partendo fin dal lungometraggio che ha dato il via anche al lungo e proficuo sodalizio del regista con l’attore Johnny Depp.

Tim Burton in Edward mani di forbice si avvale della collaborazione di due stelle (Johnny Deep e Winona Ryder) che sarebbero state poi destinate a brillare nel firmamento del cinema. Due stelle supportate da un’icona storica della cinematografia horror come Vincent Price. Qui nella sua penultima apparizione cinematografica prima di morire.

Il film di fatto è una fiaba. Una fiaba natalizia ma non solo, young adult ma non solo. Una favola dolcissima ma anche amara. Una fiaba drammatica che vuole essere una denuncia sociale. Miscela i cliché e gli stili della cinematografia anni Cinquanta, Sessanta e Ottanta del Novecento. E narra una panoramica stereotipata sulla vita del tipico sobborgo americano oltre che della famiglia tipo.

I temi trattati, e il suo concetto profondo ovviamente, si avvicinano moltissimo il romanzo gotico classico inglese. Con fortissimi richiami a classici come Frankenstein e alla fiaba classica Belle e la bestia. Anch’essa testo che tocca la tematica della diversità e della tolleranza (o intolleranza se la si guarda dal punto di vista opposto).

Il film è stato acclamato dalla critica e considerato forse il miglior film di Burton. Anche se al botteghino ha dato risultati decisamente modesti se rapportati al costo di realizzazione.

Un film che affonda le sue radici nel passato. Infatti le origini di Edward mani di forbice risalgono addirittura all’infanzia del regista.

Edward mani di forbice, le origini

Tim Burton è stato un bimbo caratterialmente chiuso. Soffriva del suo stesso isolamento e delle difficoltà di comunicare con le persone che lo circondavano. Egli stesso ha dichiarato che intrattenere amicizie era per lui un vero problema.

Forse proprio a causa di questa solitudine. Di quella sensazione di abbandono che spesso ha dichiarato di provare. Forse per le emozioni di paura, pericolo e incorporeità (che lui stesso ha dichiarato essere ripetitive nella sua esistenza).

Forse per una commistione di tutti quegli elementi Tim Burton bambino disegnava. Nei suoi disegni rifletteva i suoi sentimenti. E proprio da alcuni schizzi buttati giù dal regista durante l’infanzia risalgono le origini di Edward mani di forbice.

Galeotti per cui furono i disegni di un bimbo che soffriva alla base di un capolavoro della cinematografia. I disegni di Tim Burton stesso e l’influenza, durante la sua crescita, di letture come Frankenstein di Mary Shelley, Il Fantasma dell’Opera di Leroux, King Kong e altri classici rimasti pietre miliari nella letteratura fantastica di sempre.

Edward mani di forbice, l’importanza dei sodalizi professionali

Che Tim Burton sia un genio. Un regista d’eccellenza e un creativo di enorme talento è fuori dubbio. Che i suoi film raccolgano a piene mani un successo più che meritato è decisamente ovvio. Ma una cosa altrettanto importante per il successo di una pellicola è sicuramente il consolidamento dei giusti sodalizi professionali. E in merito a sodalizi professionali Tim Burton ha dato prova di essere un regista fedele. A dimostrazione di ciò si può citare la ormai lunghissima collaborazione con Johnny Deep.

Un rapporto quello tra i due che ha oltrepassato i limiti professionali. Tim Burton considera l’attore un po’ come il suo alter ego. Quasi questi fosse una sorta di incarnazione delle sue idee e della sua arte. Senza escludere che Johnny Deep ha dimostrato di avere decisamente il physique du rôle, oltre che l’indiscusso talento, per interpretare questa arte. Influenzata dal romanticismo, dall’amore per il fantastico e dalle atmosfere gotiche.

L’inizio del rapporto con Johnny Deep, considerato spesso l’attore feticcio del regista, risale proprio alle riprese di Edward mani di forbice nel 1990.

Ma un’altra collaborazione che è nata con la realizzazione di Edward mani di forbice è degna di nota. Quella tra Tim Burton e Caroline Thompson che ha firmato la sceneggiatura di Edward mani di forbice.

I due sono stati presentati dalla William Morris Agency. L’agenzia ha avuto la luminosa idea pensando che il regista e la Thompson avrebbero potuto lavorare insieme. E non si erano sbagliati. Burton, in quell’occasione, ebbe modo di leggere una breve storia della Thompson intitolata Primogenito. Storia horror dove un bambino abortito tornava in vita. Una storia che Burton dichiarò essere perfettamente in linea con le atmosfere che lui stesso avrebbe voluto dare al film.

Burton si rese conto che Caroline Thompson era la professionista più adatta a firmare la sceneggiatura di Edward mani di forbice durante le riprese di Beetlejuice. Spiritello porcello del 1988. Fu così che decise di pagarla di tasca propria e commissionarle il lavoro. Assicurandosi anche una collaborazione che non si sarebbe limitata a un solo lungometraggio. Infatti a seguito di questo film ritroviamo la Thompson a firmare altre sceneggiature per Tim Burton. Tra cui, tre anni più tardi, quella per un altro grande successo del regista, lo stop-motion Nightmare Before Christmas.

Caroline Thompson definì Tim Burton come una delle persone più articolate che avesse mai conosciuto ma incapace di mettere insieme una sola frase.

Edward mani di forbice, una scenografia al sapore di amarcord

Tim Burton in prima battuta aveva pensato di realizzare il film come musical. Aveva dichiarato che gli sembrava grande e operistico ma, alla fine, abbandonò l’idea.

In merito alla scenografia di Edward mani di forbice Burton dichiarò che essa rappresentava per lui un ricordo dell’infanzia. Un richiamo alla periferia dove era cresciuto. Un posto da lui stesso definito bizzarro. Per il film venne tentato di riprodurre l’aspetto strano ma senza un’eccessiva criticità.

Il film è stato girato in una comunità in Florida, dove il cast spese dodici settimane per le riprese. Prima di filmare furono affittate diverse case del quartiere utilizzato. Su disposizione dello scenografo Bo Welch, le case furono ritinteggiate in colori pastello per dare un’atmosfera banale e per essere in contrasto con l’aspetto dark di Edward. Delle stesse case furono anche ridotte le dimensioni delle finestre per conferire un aspetto maggiormente paranoico al quartiere.

Nonostante le case erano abitate gli occupanti non opposero alcuna lamentela nel cambiare i colori esterni delle loro case. Durante le riprese però gli abitanti delle case affittate furono costretti a dormire in albergo (di lusso ma sempre albergo).

La produzione infine lasciò la Florida per trasferirsi a Los Angeles in California e poter girare le scene realizzate nel palazzo.

Edward mani di forbice, la musica e il sodalizio con Danny Elfman

Il compositore Danny Elfman aveva collaborato con Tim Burton in alcune pellicole, tra cui Beetlejuice. Spiritello porcello e Batman, prima di essere ingaggiato dal regista per comporre la musica di Edward mani di forbice. Film che fu il consolidamento della collaborazione tra i due.

Elfman ha sottolineato con la sua musica i temi che appaiono nel film. Un tema principale, che è quello della narrazione di una storia. Un tema secondario o emozionale, legato alla figura di Kim nonna che racconta alla nipotina una favola permeata di nostalgia. E un terzo tema che rappresenta Edward, che creava il cuore del personaggio. Il pezzo rimasto nella memoria degli spettatori “Il ballo di ghiaccio” conclude questo ultimo tema ed è il più riconoscibile di tutto il film.

La musica di Elfman sottolinea non solo i passaggi visibili esteriormente del film (cosa accade nelle scene per intenderci) ma anche i passaggi interiori o emozionali. Basti pensare alla scena in cui Edward taglia i capelli alle vicine di casa, dove Elfman ha intenzionalmente aggiunto un ritmo da tango zigano probabilmente proprio come richiamo alla sensualità che sfocia quasi nella lussuria che permea tutta la scena ed è in netta contrapposizione con la purezza e castità di Edward.

Nonostante avesse composto già musiche per il cinema fu proprio con Edward mani di forbice che Elfman si conquistò il titolo di compositore cinematografico.

Durante la produzione del film Elfman fu anche impegnato sentimentalmente con la sceneggiatrice Caroline Thompson. E come ultima nota si deve ricordare che tre canzoni che appaiono alla fine del film sono interpretate da un’icona della musica come Tom Jones.

Edward mani di forbice, pubblico, premi e riconoscimenti

Come già anticipato il film è stato acclamato dalla critica e considerato forse il miglior film di Burton. Il ritorno economico però fu una vera delusione.

Uscito nelle sale degli States il 7 dicembre del 1990 guadagnò poco più di sei milioni di dollari nella settimana di esordio a fronte di una spesa iniziale di venti milioni di dollari. Una delusione per la 20th Century Fox che contava su numeri decisamente maggiori.

Con il tempo a livello mondiale il film arrivò a superare ampiamente la spesa iniziale. Ma, escludendo il box off, il film divenne il più alto guadagno per la 20th Century Fox per quell’anno ed ebbe un notevole riscontro economico poi dal noleggio del VHS lanciato l’anno successivo.

In fatto di premi e nomination poi, Edward mani di forbice, se ne accaparrò un cospicuo numero. Partendo dalla nomination per il miglior trucco al Premio Oscar nel 1991, per passare al Golden Globe, il BAFTA, Saturn Awards, Grammy Awards, perfino un Premio Hugo andato a Caroline Thompson e Tim Burton per la miglior rappresentazione drammatica. Insomma Edward mani di forbice ha collezionato nomination quasi per tutto, migliori costumi, trucco, effetti speciali, migliori attori protagonisti e non protagonisti, miglior composizione, miglior scenografia, miglior film fantasy e miglior film straniero.

Un chiaro e lampante apprezzamento anche della critica.

Edward mani di forbice, il sequel a fumetti

Dal film è stato realizzato un sequel a fumetti dal titolo Edward Scissorhands. Scritto da Kate Leth e disegnato da Drew Rausch, il sequel è uscito negli Stati Uniti nell’ottobre del 2014 ed è ambientato diversi anni dopo il racconto che la Kim anziana fa nel film.

Narra la storia di un Edward che viene a scoprire della morte di vecchiaia di Kim. Con cuore dolorante per la perdita della ragazza di cui è stato innamorato e che non ha mai dimenticato smette di intagliare le sue statue di ghiaccio. La conseguenza è che sulla cittadina smette di scendere la neve. Una sera, in preda alla solitudine, Edward rilegge il vecchio libro dell’inventore che lui riteneva suo padre. Dal libro apprende che, prima di lui, il vecchio inventore aveva realizzato un’altra creatura. Con l’aspetto di un bambino dal viso di metallo, privo di occhi e dotato di artigli al posto delle mani. Anch’essa rimasta incompleta. Edward decide di risvegliare la creatura ma scopre che questa si comporta in modo molto ostile e non riesce a controllare un violento istinto che sfocia nell’uccidere i ratti che girano per il castello. Infine la creatura scappa e si dirige verso la cittadina.

Edward sentendosi responsabile e temendo per l’incolumità degli abitanti decide di seguirlo per poterlo fermare. Una volta ritornato nella cittadina fa la conoscenza dell’adolescente nipote di Kim che, fino a quel momento, lo aveva sempre creduto una fantasia della nonna creata per animare le fiabe che le raccontava da piccola.

Edward mani di forbice, omaggi, citazioni e qualche curiosità

  • Le sculture realizzate da Edward nel film sono state inserite in un altro film sempre di Tim Burton, Alice in Wonderland, all’interno del giardino della Regina Rossa.
  • Inoltre alcune di queste sculture si possono ancora ammirare al ristorante Tavern on the Green di New York.
  • Diversi attori erano stati presi in considerazione per il ruolo di Edward, tra cui Tom Hanks, Tom Cruise, William Hurt, Robert Downey Jr. e perfino Michael Jackson aveva espresso il desiderio di interpretare il ruolo ma alla fine il ruolo andò a Johnny Deep anche se questi non dovette nemmeno sostenere un provino, a Burton e al produttore fu sufficiente vedere alcune fotografie dell’attore per capire che era il personaggio perfetto per la parte.
  • Johnny Deep per prepararsi al ruolo si è ispirato al classicissimo film del 1920 di Robert Wiene Il gabinetto del dottor Caligari.
  • Johnny Deep nella versione originale del film pronuncia in tutto solamente 169 parole.
  • L’aspetto e i capelli di Edward sono ispirati a Robert Smith, frontman e leader del gruppo musicale The Cure.
  • All’attore furono consegnate delle forbici con notevole anticipo prima dell’inizio delle riprese in modo che potesse rendersi effettivamente conto di cosa significasse quella condizione. A inizio riprese, infatti, Deep si presentò sul set con diverse cicatrici sul viso.
  • Per truccare e vestire Johnny Deep era necessario impiegare un’ora e 45 minuti ogni volta.
  • Durante le riprese Deep vomitò due volte. La prima durante la scena della grigliata di benvenuto quando le vicine di casa dovevano imboccarlo, scena che fu ripetuta per ben 10 volte. La seconda volta fu durante la scena in cui Edward scappa dalla polizia durante la vigilia di Natale, la scena è stata ripetuta per 6 volte ma l’ultima volta Deep non tornò indietro per ovvi motivi.
  • Ai tempi delle riprese Johnny Deep (Edward) e Winona Ryder (Kim) avevano già iniziato una relazione sentimentale.
  • I due attori sono stati legati anche nella vita privata per moltissimo tempo, un amore che ha lasciato letteralmente il segno in Johnny Deep, il quale, ai tempi, aveva perfino tatuato il nome della collega sulla pelle (Winona forever, trasformato poi in Wino forever dopo la rottura della storia).
  • In un fotogramma si vede un bambino correre su un prato verde, quel bambino era Nick Carter, futuro cantante dei Backstreet Boys.
  • E sempre in riferimento al mondo musicale il cantante Francesco Baccini nell’album Baccini and Best Friends il cantante duetta con Angelo Branduardi in una canzone, che fa chiaramente omaggio al film, dal titolo Mani di forbice.

Edward mani di forbice, la trama

Infine, per chi non la conoscesse ancora, è doveroso spendere due parole sulla trama di questo capolavoro.

Peggy Boggs, rappresentante di cosmetici in cerca di clienti, si reca nel sinistro castello in stile gotico situato ai margini del centro residenziale colorato e vivace dove vive. Qui trova un giovane ragazzo, pallido, spaurito e dall’aspetto sinistro dotato di cesoie al posto delle mani. La donna non rimane intimidita, al contrario impietosita e si preoccupa del giovane, che dice di chiamarsi Edward, rimasto solo dopo la morte improvvisa del suo inventore che lui chiama padre. L’uomo ormai molto anziano è morto prima di riuscire a sostituire le cesoie con delle mani che aveva appositamente costruito. Peggy lo porta nella sua casa, per farlo vivere con lei e la sua famiglia, il marito Bill, il figlio adolescente Kevin, e la giovane Kim.

Un ospite strano, nella piccola comunità ordinaria, desta subito curiosità e attrae morbosamente per la sua diversità tanto che in breve tempo Edward diventa un fenomeno da baraccone nonostante la sua dolcezza e la sua sensibilità si trasformino presto in doti artistiche che gli permettono di realizzare vere e proprie opere d’arte anche da un semplice cespuglio. Ma quanto può essere accettato dall’ottusa mentalità di provincia un ragazzo tanto diverso anche se speciale?


Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.