→ Disponibile il volume di genere narrativa di Brè Edizioni dal titolo Fammi entrare – Una storia di gabbie di Silvia Ripà (FB: @bredizioni – IG: @bre_edizioni)

Fammi entrare – Una storia di gabbie

Silvia Ripà

Brè Edizioni

Pagine: 57 per Una storia di gabbie (la prima pubblicazione di Brè!)

In ebook solo su Amazon a 1,99€ anche in KU

In carta a 7€ nelle principali librerie online e fisiche

Biografia

Silvia Ripà nasce a Roma nel 1988 e attualmente lavora come ricercatrice a Ferrara, occupandosi di archeologia e storia antica. Autrice di diverse pubblicazioni scientifiche e divulgative di ambito storico-archeologico, nel 2018 debutta nella narrativa con il racconto Fammi entrare, Brè Edizioni. Nella foto, Silvia Ripà è tra le colline del Prosecco a Valdobbiadene, ora Patrimonio mondiale dell’Unesco, il giorno della nascita di Brè Edizioni.

Sinossi di Fammi entrare

Questo breve, intenso, emozionante racconto è da considerarsi una perla inestimabile per il valore educativo, per le emozioni che è in grado di suscitare con una serie di metafore di sublime eleganza stilistica. Raramente una scrittrice debutta a cotanto livello. Silvia Ripà ci trascina in un Luna Park fatato, perfetta raffigurazione della vita di ognuno di noi, poche pagine in grado di scavare nell’animo umano, di mettere a nudo la nostra anima, di aiutarci a capire, a crescere, a migliorare. Dopo, nulla sarà come prima.

Estratto di Fammi entrare

Autoscontri

Questa attrazione ricorda più una discoteca all’aperto che una giostra. Non a caso è frequentata dalle stesse persone che si possono trovare in una discoteca. Le differenze tra una persona e l’altra, qui, sono oggetto di speculazioni del tutto accademiche perché ogni ragazzo è diverso dall’altro, ma gli somiglia in modo preoccupante. Non c’è un solo giubbotto plastificato di colore uguale all’altro ma non c’è nessuno che non porti un giubbotto plastificato. Non c’è una testa rasata come un’altra, ma non c’è nessuno che non abbia la testa rasata in qualche punto. Non ci sono pantaloni simili tra loro, ma non c’è ragazza le cui forme non trabocchino da pantaloncini elastici. Tutti masticano qualcosa, tutti tengono una sigaretta tra le dita, senza fumarla; o un bicchiere di plastica semipieno, se non addirittura perennemente vuoto. Basta tenerne uno in mano.

Sofia si puntella contro una colonna metallica e osserva l’ampio spazio in cui le macchine ruotano senza sosta, si urtano, sobbalzano rumorosamente. La pista è continuamente percorsa da lampi e bagliori colorati. Il soffitto, prigioniero dietro una maglia metallica elettrificata, vorrebbe cedere sotto il peso di giganteschi altoparlanti, ventilatori, fari colorati e altri meccanismi misteriosi, ma per il momento sembra resistere.

Una macchina si ferma di fianco a lei e un giovanissimo discòfilo le fa cenno di salire. Lei sale senza parlare. In fondo, almeno un giro, le spetta. La macchina riparte e tutto intorno diventa un gran vorticare confuso di luci magnifiche. Il ritmo della musica è semplice, efficace, sembra fatto apposta per fare ondeggiare la testa. Sofia sorride. E ondeggia.

Il discòfilo ha la testa rasata sulla nuca e indossa un giubbotto plastificato color rosso mattone.

“Bello il tuo giubbotto” esclama Sofia, ammirando quel particolare tono di rosso.

“Vero?” risponde lui “nessuno ne ha uno di questo colore.”

“Perché la gente spara e inserisce monete?” prosegue Sofia.

“Perché credono di doverlo fare, naturalmente” risponde lui.

“Ma non si ottiene niente in entrambi i casi!” protesta Sofia.

“Proprio così” annuisce il giovane plastificato “si affida alla fortuna è destinato ad aspettare per sempre e quando uno si rassegna, ecco che non vincerà mai. Ed è un perdente. Viceversa, se uno crede di potersi basare sulle proprie forze non deve aspettare molto per accorgersi che l’impresa non è realmente alla portata delle sue capacità.”

“È vero” sospira Sofia.

“Certo che è vero!” sorride il giovane scagliandosi ad alta velocità contro l’auto di un discòfilo con i capelli rasati sulle tempie e un giubbotto plastificato color verde militare. Un colore diffuso, il verde, tra i discòfili.

“E allora cosa rimane da fare?” continua la piccola.

“Divertirsi. È l’unica cosa sensata da fare. Non è davvero necessario mettersi in gara e vincere qualcosa.”

Sofia è sbalordita dalla semplicità della spiegazione. Osserva il giovane, rapita dalla sua bellezza. Con quel giubbotto rosso mattone che aveva solo lui sembrava un leader, il più bello e il più dotato in fatto di Divertimento. Sentiva una strana sensazione all’altezza della bocca dello stomaco, era rapita dai lineamenti del ragazzo, dalla voce, dalle spalle larghe. Aveva ragione lui, sì. Cos’altro contava? Il meccanismo degli autoscontri non è forse proprio quello di non avere un meccanismo? Non c’è un fine nel salire sulle vetture e non c’è un fine nello sbattere contro.

“Anche parlare, in fondo, è inutile. C’è gente che ci prende gusto e parla o scrive anche quando non c’è niente da dire. A che serve sprecare il proprio tempo cercando di imparare nuovamente quello che sappiamo già di non essere riusciti a imparare? Perché parlare ossessivamente di un problema quando è molto più semplice dimenticarsene? Guarda me, quando ho un problema vengo qui, sbatto contro i miei amici e tutto torna a posto.”.

Sofia ora comincerebbe a riflettere, ma si rende conto di non averne davvero voglia. La musica è troppo coinvolgente per rinunciarvi e poi non ha ancora visto tutte le sequenze di luci e l’evento nel suo tutto sembra così epico che sente di non poterselo proprio perdere. Il giro, intanto, termina. Tutte le macchine si fermano contemporaneamente e i discòfili si affrettano a cambiare veicolo e a inserire nuovi gettoni. Dietro il bancone, un uomo con il volto come cuoio consumato, conta i soldi.

Il movimento frenetico torna a impossessarsi del luogo e tutto torna a vorticare per qualche tempo finché anche il nuovo giro non spegne i cuori delle vetture e tutto ricomincia dal principio. E così via, per un tempo che sembra infinito.

Sofia scende appena può. Ha capito qualcos’altro e l’impossibilità di mettere a fuoco le sue nuove impressioni comincia a irritarla. Seguiva più pensieri insieme, tutti divergenti, correndo dietro a uno finiva col smarrire gli altri. Si siede sui gradini metallici che portano alla grande pedana degli autoscontri e si tiene la testa tra le mani. La situazione comincia a essere complicata, troppo complicata per lei. Comincia ad avere chiare troppe cose. Troppe per poterle esaminare tutte, sintetizzarle tutte e da tutte trarre deduzioni. Si alza e cammina per qualche metro lungo il vialetto.

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