→ #FestivaldelTeatroMedievaleeRinascimentale di #Anagni: giovedi #29agosto 2020 alle ore 21.00, piazza Innocenzo III, #GianniSchicchi Opera Comica di #GiacomoPuccini regia di #GianmariaRomagnoli, direttore #ClaudioMariaMicheli

Festival del Teatro Medievale e Rinascimentale di Anagni

sabato 29 agosto 2020 ore 21

Piazza Innocenzo III

GIANNI SCHICCHI

Opera comica di

Giacomo Puccini

regia Gianmaria Romagnoli

direttore Claudio Maria Micheli

scenografie Giovanni di Mascolo

maestro del coro Renzo Renzi

Produzione Europa Musica

Capolavoro di comicità che ben si presta ad esorcizzare le paure della pandemia, fu scritto da Puccini proprio nell’anno nero della influenza spagnola. Fonte del libretto è il XXX canto dell’Inferno di Dante, dove nella Decima Bolgia dell’Ottavo Cerchio, quella dei falsari, si trova Gianni Schicchi, condannato come “falsatore di persona”. Anno 1299: Gianni Schicchi, famoso in tutta Firenze per il suo spirito acuto e perspicace, viene chiamato in gran fretta dai parenti di Buoso Donati, un ricco mercante appena spirato, perché escogiti un mezzo ingegnoso per salvarli da un’incresciosa situazione: il loro congiunto ha infatti lasciato in eredità i propri beni al vicino convento di frati, senza disporre nulla in favore dei suoi parenti. Un allestimento agile ma efficace, nuova produzione di Europa Musica.

Festival del Teatro Medievale e Rinascimentale di Anagni 2020
XXVII Edizione

Anagni, una Città Teatro – Tra Terra e Cielo

Dal 20 al 29 agosto si rinnova l’appuntamento con il nostro patrimonio culturale nel segno del teatro, della musica, della lirica con

Francesco Montanari, Giuseppe Zeno, Stefano Reali, Antonio D’Antò
e con prestigiosi ospiti d’onore

dedicato a Flavio Bucci, in passato ospite del festival,
Ezio Bosso ed Ennio Morricone

Piazza Innocenzo III, Anagni (FR). Spettacoli ore 21.00, ingresso gratuito

Dal 20 al 29 agosto 2020 Anagni (FR) si conferma Città Teatro con l’ormai tradizionale appuntamento con il grande teatro del XXVII Festival di Teatro Medievale e Rinascimentale che torna ai piedi della scenografica Cattedrale in Piazza Innocenzo III, per offrire ancora una volta una finestra sull’eccellenza italiana, su quella cultura alta portata in forma gratuita al territorio per offrire una narrazione del nostro patrimonio attraverso il teatro, la musica e la lirica.

Ospiti di quest’anno: in scena Francesco Montanari, Giuseppe Zeno, Stefano Reali, Antonio D’Antò, e con prestigiosi ospiti d’onore, (ai quali sarà offerta un’opera del grande maestro della scultura italiana Tommaso Gismondi) per un festival che sarà dedicato a Flavio Bucci, già ospite nelle passate edizioni, Ezio Bosso ed Ennio Morricone.

Tra Terra e Cielo sarà il tema contenitore di questa edizione. “Una riflessione” spiega il direttore artistico Giacomo Zito, “declinata attraverso le proposte selezionate, di quanto la nostra esistenza, oggi come nel passato, è caratterizzata da un’imperscrutabile alchimia di elementi che ci costringono a fare i conti con la nostra debolezza, con le nostre paure, con ciò che non conosciamo, e che ci tengono incatenati alla nostra natura più istintiva e animale, e di elementi che ci proiettano invece in una dimensione spirituale non facile da raggiungere, ma essenziale per l’evoluzione individuale e collettiva di tutta la specie umana. Nella volontà di preservare con tenacia la qualità oltre che la continuità della manifestazione malgrado le conseguenze dell’epidemia Covid, ci si prefigge di offrire un programma di riconoscibile eccellenza”.

La ventisettesima edizione del Festival di Teatro Medievale e Rinascimentale di Anagni inizierà giovedì 20 agosto 2020, con il concerto inaugurale Classiche Interferenze del M°Antonio D’Antò.

Venerdì 21 agosto Francesco Montanari proporrà una personale versione de Menecmi, trama che ha dato origine a novelle medievali, a trame shakespeariane e a sceneggiature cinematografiche recenti, perché affronta con le armi della commedia il tema del destino dell’individuo soggetto a un gioco di prestigio della natura: l’avere un gemello o un sosia; sabato 22 agosto Giuseppe Zeno, in scena con Monica Dugo, affronta il personaggio monumentale di Faust, nella raffinata elaborazione drammaturgica di Stefano Reali, che firma anche la regia dello spettacolo, dove l’aspirazione del protagonista verso il Cielo – contro la tentatrice attrazione verso ciò che è terreno, costituiscono il paradigmatico duello esistenziale e spirituale che ogni essere umano è costretto ad ospitare in sé. Venerdì 28 agosto salirà sul palco del Festival Luigi Pisani per interpretare Thomas Becket ne La Carezza del Fuoco, dramma elaborato appositamente per il Festival e presentato in prima nazionale, in occasione dell’ottocentocinquantesimo anniversario della morte dell’Arcivescovo di Canterbury, a cui papa Alessandro III dedicò lo straordinario oratorio sottostante alla Cattedrale di Anagni. Sabato 29 agosto, concluderà il programma un capolavoro di comicità che ben si presta ad esorcizzare le paure della pandemia, Gianni Schicchi, opera comica scritta da Puccini proprio nell’anno nero della influenza spagnola, in un allestimento agile ma efficace, nuova produzione di Europa Musica.

Un programma che nel 2020 si fa sfida di qualità e non solo. “Anagni con questa XXVII edizione, sarà ancora una volta la “città teatro” che ha incantato la scena nazionale” spiega il sindaco di Anagni Daniele Natalia. “Riuscire ad organizzare il festival anche quest’anno” sottolinea l’Assessore alla Cultura di Anagni Carlo Marino “è stato difficile per la situazione che abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo ma non ce la siamo sentita di fermare una eccellenza culturale come il festival. È un segnale di coraggio che vogliamo dare alla città e ai tanti appassionati che vivono la kermesse come un appuntamento irrinunciabile. Il programma è di tutto rispetto con grandi artisti e grandi ospiti. Sono molto felice per essere riusciti a confermare l’appuntamento con l’opera, un genere introdotto dalla nostra amministrazione e che ha riscosso un grandissimo successo nella due edizioni scorse. Così come il concerto di apertura del maestro D’Antò. Naturalmente tutto dovrà essere fatto nel rispetto delle normative anti-covid”.

“L’epidemia, e la paura che ha generato” prosegue Giacomo Zito, “si sono insinuate anche in ciò che tiene in vita le comunità, come il sangue e l’aria tengono in vita gli esseri umani: la memoria culturale, la creatività, il patrimonio artistico, il teatro, la danza, la musica, la letteratura, che sono le nostre coordinate identitarie, le nostre radici senza le quali non possono essere nutriti i nuovi rami, le nuove foglie, i nuovi germogli. Ma stiamo sentendo anche – e con una forza che forse solo dopo una guerra si avverte – l’ansia e la speranza di una nuova ripartenza. Progettare il futuro della cultura oggi è assolutamente necessario: è l’unica difesa contro la morsa che ci ha stretto e da cui speriamo di liberarci al più presto. È tempo di raccogliere tutte le energie, trovare la forza di pianificare tutte le iniziative che possano letteralmente ridare respiro alla socialità, che è principio e bene universale inalienabile”.

“Il festival di quest’anno affronta la delicata tematica tra terra e cielo segno del nostro stare sempre nel mezzo senza conoscere a fondo né la terra né il cielo. Da qui la paura di agire, il timore di non farcela, ma anche la voglia di affrontare la realtà che ci fa risorgere, come esseri umani, nell’arte che non ha limiti temporali e spaziali. Il programma del festival di quest’anno, seppur ridotto, concentra la sua attenzione sull’essenza della performance in una varietà di linguaggi che vanno dal reeding allo storytelling, al teatro d’attore, per concludersi nell’apoteosi dell’opera lirica. Un percorso narrativo lineare, semplice, ma tanto intenso e coinvolgente” conclude il Direttore Teorico Critico Gaetano D’Onofrio.

Appuntamento con il XXVII Festival del Teatro Medievale e Rinascimentale di Anagni, dal 20 al 29 agosto 2020. Ingresso gratuito, su prenotazione fino ad esaurimento posti – spettacoli ore 21.00

Info: www.comune.anagni.fr.it

Festival del Teatro Medievale e Rinascimentale di Anagni 2019 – XXVI Edizione

direzione artistica Giacomo Zito

direzione teorico critica Gaetano d’Onofrio

direzione tecnica Peppino Scandorcia

PROGRAMMA E CALENDARIO DEGLI SPETTACOLI

giovedì 20 agosto 2020 ore 21.00

Piazza Innocenzo III

CLASSICHE INTERFERENZE

Concerto di Antonio D’Antò

Con l’occasione sarà presentato il programma del Festival in compagnia di alcuni tra i suoi ospiti

Le composizioni di Antonio D’Antò intercettano brani del repertorio classico in un susseguirsi di “duetti” che hanno il sapore dell’incontro con i padri in una sorta di salotto musicale estivo. Tra un incontro e l’altro ci sarà “l’interferenza” di Ludwig van Beethoven – un piccolo omaggio nel 250° anniversario della nascita del grande genio tedesco.

Dolcezza e vigore, ritmo e poesia: in questo quadro la percezione del tempo si annulla proprio come nella nostra esperienza appena vissuta: abbiamo scavato nel nostro passato per capire il presente e progettare un futuro. Non c’è più un prima e un dopo ma solo un adesso che contiene i nostri sogni e i nostri desideri.

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venerdì 21 agosto 2020 ore 21

Piazza Innocenzo III

Francesco Montanari

in

MENECMI

da Plauto

traduzione Sacha Piersanti

adattamento Arianna Mattioli

regia Enrico Zaccheo

Skyline Productions

La commedia degli equivoci, così come raccontata da William Shakespeare e dalla letteratura classica e contemporanea seguente, trae le sue origini dalla commedia latina del III secolo avanti Cristo, nello specifico firmata da Plauto che prende il nome di “Menecmi”.

I Menecmi sono due fratelli gemelli, separati alla nascita, che si rincontrano dopo lunghe peripezie dando origine ad una serie di scambi di persone e – dunque – di equivoci.

Quello che accade nella storia genera inevitabilmente nello spettatore un sentimento di ilarità per il carattere grottesco degli eventi ma al tempo stesso innesca un meccanismo catartico per la verosimiglianza, certo sempre relativa, combinata com’è a momenti gustosamente paradossali, delle situazioni che avvengono ai protagonisti.

Recitata sempre da un solo attore che interpreta i due personaggi, ben si presta all’interpretazione psicoanalitica per cui i Menecmi possono rappresentare i due caratteri di ogni individuo, che ha in sé tutto e il suo contrario. (bene e male non ci stanno molto, secondo me, meglio essere vaghi…)

Ai Menecmi danno ciclicamente dei pazzi, ma se i pazzi fossero gli altri? Se pazzi fossero, cioè, quelli che non si rendono conto di essere anche loro doppi di se stessi? Una commedia che nasce da un torto e termina con la riparazione dello stesso, che presta il fianco alla risata semplice ma non si nega alla riflessione ben si adatta ad un racconto narrativo che vada oltre il semplice “spiegare” lo scritto. Il tentativo qui – inedito e forse ardito – è quello di entrare nella vicenda per estrarne il mito e confrontarlo con noi, con noi intesi come uomini di oggi. Il fulcro dell’indagine infatti è comprendere cosa sia rimasto a noi, oggi, della struttura di quella commedia latina. Cosa sia arrivato e cosa si sia perso per strada, cosa rappresentino quei due gemelli identici che lottano per riunirsi contro le forze del caso? Sicuramente non si uscirà da questo spettacolo con delle risposte. Sicuramente neanche con un groviglio di domande. Sicuramente si uscirà da questo spettacolo con una storia nella testa narrata, tra aneddoti e suggestioni, da due voci scanzonate ed autorevoli. Che raccontano tutto questo mentre il sole dietro tramonta.

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sabato 22 agosto 2020 ore 21

Piazza Innocenzo III

Giuseppe Zeno

in

FAUST

scritto e diretto da Stefano Reali

Con Monica Dugo

liberamente ispirato a “Il Dottor Faustus” di C. Marlowe e “UrFaust” di W. Goethe

Good Mood Production

Note di Regia

Giuseppe Zeno nella parte di Faust in scena dà vita anche a Mefistofele e a tutti gli altri personaggi maschili dello spettacolo, in una performance funambolica, virtuosistica, e fisicamente acrobatica, al limite del circense. Il testo, ora brillante, ora tragico, ora comico, ora farsesco, è una riflessione sulla caducità dell’essere umano, e sull’impossibilità di accettare l’indifferenza in cui il mondo digitale sembra confinarci, un mondo in cui la rinuncia al tatto, alla lotta, al rischio, alle sensazioni, e in definitiva al contatto fisico, è diventato una prigione, più che una garanzia di benessere. Zeno attraversa tutto questo e lo fa affrontando con ironia, sarcasmo e momenti di irresistibile comicità, il dramma prometeico dell’uomo di ogni tempo, in continua ricerca dell’unica cosa che veramente gli importi: L’ Immortalità.

Sinossi

A Wittemberg, nel 1580, Johann Faust, uno studioso avido di conoscenza stringe un patto con il demone Mefistofele, che gli propone di farlo rimanere perennemente giovane, e potentissimo, per ventiquattro anni. Dopodichè Lucifero si prenderà la sua anima. Faust accetta, scopre un mondo che si era sempre negato, e con l’aiuto di Mefistofele viaggia nel futuro, per conquistare la fanciulla più pura del mondo, Margherita, e convertirla alla Lussuria. Annoiato dall’ eccessiva facilità con cui l’ha conquistata, Faust decide allora di tornare indietro di duemila anni, e corteggiare la donna più malvagia di tutti i tempi, Elena di Troia. Grazie al brillante e tragicomico aiuto di un Mefistofele che somiglia sempre di più ad un Leporello, Faust/don Giovanni conquista Elena, ma la sua seduzione è meno appassionante di quanto Faust potesse aspettarsi. Anche perché Faust ci ha preso gusto, nell’esperienza del peccato, non gli bastano più i ventiquattro anni contrattati con Mefistofele. E così, deciso più che mai a conoscere il Male Assoluto, per contrattare con lui la vera Immortalità, Faust viaggia nel futuro, sempre accompagnato dal fido Mefistofele, arriva nel 2020, e si stupisce davanti ai Social, all’ Inquinamento, alle Fake News, e agli Influencer, in un mondo dove il massimo oggetto di desiderio è inafferrabile, elettronico, ed è reso vivo solo da milioni di follower. Capendo che non può allearsi con il Male, né tantomeno combatterlo, in un mondo dove nessuno esiste “dal vivo”, ma solo sulla sua ombra digitale, Faust ha l’amara sorpresa di scoprire che i suoi viaggi nel tempo hanno consumato tutti i ventiquattro anni a sua disposizione. Improvvisamente decrepito, vecchio, e stanco, proprio nel momento si sta preparando a dover lasciare la sua Anima, con un colpo di coda, e con l’aiuto di Mefistofele, che ormai gli si è affezionato, Faust riesce a beffare Lucifero, e a tornare alla sua esistenza “normale”. E si rende conto che Mefistofele è semplicemente la parte demoniaca di sé stesso, che reclamava il suo diritto ad essere vissuta, espressa, prima di essere frettolosamente accantonata in un’esistenza politically correct. Ma è davvero finita? O il Diavolo si sta riorganizzando, per reclamare ciò che gli spetta di diritto?

venerdì 28 agosto 2020 ore 21

Piazza Innocenzo III

LA CAREZZA DEL FUOCO

produzione per il Festival dedicata all’850°anniversario della morte di Thomas Becket

scritto e diretto da Giacomo Zito

con

Luigi Pisani, Nicola Sorrenti, Tonino Tosto, Giuseppe Renzo

Emanuele Cecconi, Mauro Ascenzi, Daniele Ponzo

costumi a cura di Isaura Bruni

Good Mood Production

Thomas Becket muore assassinato nella Cattedrale di Canterbury il 29 dicembre 1170. Papa Alessandro III, il 21 febbraio 1173 a Segni canonizza solennemente Becket santo e martire della Chiesa. E, giunto ad Anagni nel febbraio del 1174, riconsacra e dedica al santo il pregevole oratorio sotto la cattedrale della città, il quale dopo quasi ottocentocinquanta anni porta ancora il suo nome. Da questo avvenimento, che determina una relazione fortissima tra la città di Anagni e il più famoso arcivescovo di Canterbury, prende vita un’indagine che ci ha spinto a tornare indietro nel tempo e a ripercorrere il cammino di un uomo che, unico caso nella Storia, si trovò ad essere insieme lord cancelliere del re d’Inghilterra e arcivescovo di Canterbury, ovvero diretta emanazione del papa di Roma. Cosa ha determinato in Thomas Becket l’imprevedibile e tellurica trasformazione che lo ha portato dalla mondanità della corte reale ad essere identificato come il campione della chiesa del suo tempo?

Figlio di un benestante commerciante inglese, Becket, pur preparandosi a una prestigiosa carriera ecclesiastica, accetta di diventare gran cancelliere di Enrico II, che di lui ammira soprattutto la solida preparazione giuridica. Becket, così testimoniano le cronache, è uomo vivace, mondano, ricco e amante del fasto, ardito in guerra, ma allo stesso tempo scrupoloso, affidabile e leale. Il colpo di scena arriva alla morte di Theobald, arcivescovo di Canterbury, quando è il re stesso a favorire la consacrazione del suo fidato cancelliere a primate d’Inghilterra. Dopo due anni di penitenza, di esercizi spirituali e di vita esemplare corroborata dal lavoro, il brillante dottore in legge si è trasformato nel più integerrimo servitore della Chiesa, e colui che Enrico II riteneva di poter manovrare a suo favore si trasforma nel suo più acerrimo nemico, in ragione della difesa dei diritti ecclesiastici dalle mire economiche e politiche del re plantageneto. Lo scontro tra i due coinvolgerà tutta l’Europa, in particolare la Chiesa di Roma con la Francia di Luigi VII da un lato e l’impero del Barbarossa e i vari antipapi che nel frattempo si succedono dall’altro, fino al tragico epilogo.

Note di regia.

Nel titolo sta in buona parte la chiave di lettura adottata per decifrare e interpretare ciò che può aver dirottato tutta l’energia e tutta la volontà di Becket da una direzione secolare e materialista a quella diametralmente opposta: un’inquietudine insaziabile che ha trovato di che appagarsi proprio e solo in ciò che sembra apparentemente incompatibile con essa, in un fuoco delicato ma insopprimibile che la nutre e nello stesso tempo l’accarezza, che la placa e insieme alimenta le energie per sostenere il più pericoloso dei conflitti che quell’inquietudine ha causato, lo scontro aperto, ed impari, con il re più potente d’Europa. È più che naturale accostare alla figura di Thomas Becket tanti martiri che si sono dopo di lui succeduti, lucidamente consapevoli del rischio, anzi, della condanna certa a cui esponevano la propria vita, ma accarezzati da una luce interiore, da una misteriosa energia che, a chi non la possiede, rimane incomprensibile, non umana, semplicemente perché più forte della paura, più forte del principio di convenienza individuale. E ogni volta che mi soffermo su questa considerazione, un volto si offre alla mia immaginazione: quello di Paolo Borsellino.

Luigi Pisani interpreta il ruolo di Thomas Becket, scelto per incarnare con naturalezza il seducente e combattivo temperamento dell’arcivescovo, mentre il ruolo del re Enrico è affidato a Nicola Sorrenti, che ne tratteggia delicatamente la fragilità e la disperata solitudine. Tonino Tosto dà voce e carattere al papa Alessandro III, oltre che al vecchio Theobald e a Tracy, “l’ideologo” tra i congiurati; mentre Giuseppe Renzo rende l’iconico spessore del re di Francia e si nasconde sotto il mantello di Le Breton, anch’esso assassino di Becket. Emanuele Cecconi veste i panni dell’inospitale e inacidito vescovo Folioth, oltre che del rude Fitz-Urse, e Daniele Ponzo è il sinistro cavaliere Morville ma anche Leonate, l’ambiguo consigliere del papa. Il racconto è offerto in prima persona da colui che storicamente è stato testimone dell’orribile assassinio, l’appassionato canonico Edward Grim, il principale biografo di Becket insieme a Giovanni di Salisbury, interpretato da Mauro Ascenzi. Le suggestive immagini e la regia video che sostengono scenograficamente la mise en éspace, insieme ai contributi musicali, sono a cura di Giulio Mignucci, i costumi di Isaura Bruni.

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sabato 29 agosto 2020 ore 21

Piazza Innocenzo III

GIANNI SCHICCHI

Opera comica di Giacomo Puccini

regia Gianmaria Romagnoli

direttore Claudio Maria Micheli

scenografie Giovanni di Mascolo

maestro del coro Renzo Renzi

Produzione Europa Musica

Capolavoro di comicità che ben si presta ad esorcizzare le paure della pandemia, fu scritto da Puccini proprio nell’anno nero della influenza spagnola. Fonte del libretto è il XXX canto dell’Inferno di Dante, dove nella Decima Bolgia dell’Ottavo Cerchio, quella dei falsari, si trova Gianni Schicchi, condannato come “falsatore di persona”. Anno 1299: Gianni Schicchi, famoso in tutta Firenze per il suo spirito acuto e perspicace, viene chiamato in gran fretta dai parenti di Buoso Donati, un ricco mercante appena spirato, perché escogiti un mezzo ingegnoso per salvarli da un’incresciosa situazione: il loro congiunto ha infatti lasciato in eredità i propri beni al vicino convento di frati, senza disporre nulla in favore dei suoi parenti. Un allestimento agile ma efficace, nuova produzione di Europa Musica.

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Ospiti d’onore: Pino Micol, Ludovica Modugno e altri in via di definizione

#FestivaldelTeatroMedievaleeRinascimentale #Anagni

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