di Amelia Settele

Una rosa, Vulcana e Tancredi – due giovani innamorati – e la loro appassionata storia d’amore, sono gli elementi cardine di questa antica leggenda che si tramanda tra le calle di Venezia (calle: tipiche vie Veneziane. Nome che discende dal latino callis che significa sentiero).

Questo racconto è talmente tanto radicato nella cultura veneziana, dall’essere celebrato col nome di “Festa del Bocolo”. Festeggiata ogni 25 di Aprile in concomitanza con San Marco, Patrono della città.

Simbolo di questa ricorrenza è un bocciolo di rosa rossa che viene donato dal fidanzato alla sua “Novizza” – cioè alla donna amata – come testimonianza del suo sentimento.

Ma facciamo un salto nel tempo, per conoscere come nasce questa tradizione e i suoi protagonisti che l’hanno resa così speciale:

Nel IX secolo la figlia del Doge Orso I Partecipazio, Maria – detta Vulcana per la sua chioma bellissima e fiammeggiante e il suo carattere forte e volitivo- s’innamora, corrisposta, del giovane ma umile Tancredi.

Proprio le origini plebee di quest’ultimo sono l’ostacolo più grande all’ufficializzazione del loro amore. Il Doge non approverebbe mai l’unione tra l’adorata figlia e il giovane di un’estrazione sociale troppo lontana da quella di Vulcana. Pertanto, la giovane suggerisce e sprona Tancredi ad arruolarsi tra le schiere di uomini che combattono al fianco di Carlo Magno, per riscattare le sue origini ed elevarsi socialmente.

Tancredi parte e combatte valorosamente contro i Mori di Spagna.

Le sue gesta gli garantiscono onore e gloria ma, durante uno scontro, Tancredi viene ferito a morte e spira cadendo su un bellissimo roseto bianco, che si tinge del suo sangue scarlatto. Prima di esalare l’ultimo respiro, stacca un bocciolo saturo del suo sangue e chiede al valoroso Orlando di consegnarlo alla sua amata Vulcana, come estremo atto d’amore.

Orlando manterrà la promessa, giungendo a Venezia e depositando il bocciolo tra le mani fredde e tremanti della ragazza. Vulcana non verserà neppure una lacrima alla scoperta dell’immane tragedia che l’ha colpita, trovando la forza solo di rifugiarsi nelle sue stanze, dove si lascerà stringere tra le morse di un dolore profondo e sordido. Un supplizio tale che la porterà alla morte. Il suo corpo verrà ritrovato il giorno dopo privo di vita e col bocciolo insanguinato stretto tra le mani.

Di questo amore dal triste epilogo, resta il sentimento tenace e profondo di Vulcana e Tancredi che continuano a rivivere nel rosso intenso del bocciolo di rosa rossa che ogni anno un fidanzato dona alla sua amata.

Leggendario è diventato anche il fantasma di Vulcana – diafano e triste – che stringe al petto il suo bocolo rosso, avvistato sempre e solo nella notte del 25 Aprile mentre si aggira inquieto tra le calle di Venezia, alla perenne ricerca di Tancredi, della loro felicità spezzata e del loro amore immortale.


Fonti:
  • Il Bocolo di San Marco: Venice Wiki
  • Il Bocolo di San Marco: Caffè Florian
  • La leggenda del Bocolo di San Marco: Venezia Travel

Per leggere gli articoli correlati clicca sul pulsante sotto:


Amelia Settele

Ciao, mi chiamo Amelia Settele! Amo viaggiare, leggere e scrivere. Cito una frase di Tiziano Terzani – uno dei miei scrittori preferiti – perché mi rappresenta tantissimo: Ho scoperto prestissimo che i migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo, senza chiedere nulla.


Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.