di Amelia Settele

C’è stato un tempo in cui la terra ospitava i Giganti e la loro potenza. Molti i racconti e i miti, persino la Bibbia sposa questa tesi citandoli nella Genesi:

A quei tempi c’erano dei giganti sulla terra; e dopo di ciò, quando i figli di Dio vennero dalle figlie degli uomini e le partorirono dei figli, divennero uomini di potere, che nei tempi antichi erano conosciuti ” (Genesi 6: 4)

Ma ci sono reali testimonianze a sostenere questa leggenda?

Molte delle scoperte attribuite per sostenere quest’ipotesi si riferiscono al ritrovamento di ossa titaniche sparse per il mondo (dalla Sardegna al Winsconsin) ma oltre a questi reperti, nulla di più… ad eccezione della mummia di Kap Dwa, che oltre ad essere incontrovertibilmente riconducibile a un gigante di ben 3.5 mt, ha anche un’altra unicità: ha due teste!

Il mito di Kap Dwa:

Kap Dwa – che in malese significherebbe “Due Teste” – oltre alla sua unicità, porta su di sé una storia molto particolare, per la quale dobbiamo fare un salto nel tempo lungo e affascinante:

Patagonia 1673, durante una spedizione spagnola, l’equipaggio della nave incontrò un Gigante nei pressi di una spiaggia. Colpiti dalla scoperta, l’equipaggio cercò subito di catturarlo, ma il Colosso prima della resa riuscì a uccidere almeno quattro elementi della ciurma. Dopo la cattura, venne incatenato all’albero maestro, dal quale si liberò facilmente, ricominciando a lottare per tornare libero. Durante lo scontro però, una lancia gli trafisse il petto, uccidendolo.

Per la cronaca, quel gigante era Kap Dwa. In molti però, ritengono questa dinamica abbastanza surreale, tant’è che esiste anche un altro racconto che narra invece tutta un’altra storia nella quale il Colosso fu ritrovato dai marinai già esanime, con una enorme lancia conficcata all’altezza del cuore. La mummificazione sarebbe poi avvenuta solo in seguito e in modo naturale.

Anche il suo arrivo in Inghilterra è avvolto nel mistero, ma la documentazione dell’epoca registra il suo arrivo sull’isola non prima del XIX secolo, dove trovò subito risalto in molti show dell’orrore. Nel 1914 finì esposto nel Birnbeck Pier di Weston. Nei successivi 45 anni rimase in Inghilterra, dove fu esibito nel North Somerset.

Nel 1959 i resti mummificati di Kap Dwa furono acquistati da Lord Thomas Howard. Il cadavere mummificato del Gigante fu sempre al centro dell’interesse e della curiosità dei visitatori anche quando riuscì ad arrivare a Baltimora, al “Bob’s Side Show al The Antique Man Ltd” i cui proprietari erano Robert Gerber e sua moglie.

Proprio Gerber narrò spesso un’altra storia sulle origini del mito del Colosso a due teste. Secondo Mr Robert il gigante fu davvero trovato morto sulla spiaggia con una lancia conficcata nel petto, ma a mummificarlo furono gli indigeni della zona del Paraguay (e non in Patagonia) dove viveva il gigante. Rimase lì sino a quando il Capitano inglese George Bickle non lo scoprì, riuscendo a trasportarlo sulla sua nave, facendolo arrivare in Inghilterra per essere esposto in un museo a Blackpool.

Ancora oggi Kap Dwa riposa a Baltimora, nella teca di vetro dove gli occhi e lo stupore dei visitatori continuano ad aleggiare sul corpo del gigante e sulla sua storia, che cela molti misteri e poche certezze. Infatti in molti lo definiscono “una gigantesca messa in scena”, ma la mummia nel corso degli anni (soprattutto tra il 1930 e il 1960) fu più volte sottoposta a studi ed esami che ne hanno sempre comprovato la sua autenticità. Non ci sono segni di suture o alterazione sui resti del Colosso. Tant’è che ancora oggi rimane l’unico esemplare riconosciuto di Gigante. Resta il fatto però che la sua storia meriterebbe molte più indagini, e il suo corpo molte più valutazioni accademiche per permettere a noi di scoprire la verità e a Kap Dwa di fare “il grande salto”, arrivando semmai all’esposizione in un museo di storia naturale. Ma sembra che il mistero che accompagna questa mummia mastodontica lo riporti sempre lì, tra i fatti unici e incomprensibili che nessuno finora, ha saputo dipanare.

A seguito di queste mie ricerche non ho potuto evitare di pensare: ma i Giganti sono esistiti veramente?

Nessuno ci ha mai dato una risposta concreta e assodata a questa domanda. Certo è che nel corso della storia ci sono stati molti uomini con altezze fuori dal comune, ne cito uno su tutti: Robert Wadlow la cui altezza sfiorò i 2,72 mt (Alton, 22 Febbraio 1918 – Manistee, 15 Luglio 1940). Indubbiamente anche il ritrovamento di resti ossei umani di proporzioni enormi – come citavo all’inizio dell’articolo- ci conducono a riflettere che forse Kap Dwa non era il solo rappresentante della sua specie. Siamo spesso accompagnati da miti e leggende che narrano di persone gigantesche che hanno attraversato gli oceani del tempo, lasciando segni tangibili del loro passaggio. Persino nel XVI secolo – stesso periodo del ritrovamento di Kap Dwa – l’equipaggio olandese capitanato dal comandante Sebalt de Weert, dichiarò sui diari di bordo di aver incontrato dei Giganti oltre lo stretto di Magellano. I Colossi erano molto aggressivi e avevano capelli folti e lunghi, e una pelle bruno-rossastra.

Un’altra importante testimonianza ci viene raccontata dal marinaio Antonio Pifagetta, uno dei pochi sopravvissuti alla spedizione capitanata dall’esploratore Ferdinand Magellan che nel 1520, li ha visti perlustrare le coste del Sud America e le Isole Molucche durante la circumnavigazione del mondo:

Un giorno abbiamo improvvisamente visto un uomo nudo di statura gigantesca sulla riva del porto, ballare, cantare e gettare polvere sulla testa. Il capitano generale (Magellano) ha inviato uno dei nostri uomini dal gigante in modo che potesse eseguire le stesse azioni in segno di pace. Fatto ciò, l’uomo condusse il gigante su un isolotto dove il capitano stava aspettando. Quando il gigante fu in presenza del capitano generale e della nostra, si meravigliò molto e fece dei segni con un dito alzato verso l’alto, credendo fossimo venuti dal cielo. Era così alto che abbiamo raggiunto solo la sua vita…”

Quello che di concreto ci lascia Kap Dwa insieme alle testimonianze di incontri con altri giganti ormai lontani nel tempo, sono schegge di cronache ancora poco ricercate che, forse, potrebbero condurci verso nuove storie nei quali i giganti potrebbero finalmente essere i protagonisti di racconti ancora tutti da scoprire…


Fonti:

  • Hack the matrix: “Il misterioso Gigante a due teste di 3.5 mt della Patagonia, lascia perplessi gli antropologi”
  • Pianeta Blu News: “Kap Dwa, il Gigante a due teste di 3.5 metri, mistero della Patagonia”
  • Misteries Unsolved: “La misteriosa mummia di un gigante a due teste”
  • Saggia Sibilla: “Un Gigante che è esistito davvero: la strana e commovente storia di Kap Dwa”

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Amelia Settele

Ciao, mi chiamo Amelia Settele! Amo viaggiare, leggere e scrivere. Cito una frase di Tiziano Terzani – uno dei miei scrittori preferiti – perché mi rappresenta tantissimo: Ho scoperto prestissimo che i migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo, senza chiedere nulla.


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