di Mirtilla Amelia

Gulabi in Indi significa: Rosa. Rosa come il colore dei Sari – tradizionali abiti indiani – che indossano tutte le componenti di questa temuta Gang e i Lathi, lunghi bastoni che innalzano e utilizzano come monito e arma per colpire e intimorire.

Sullo sfondo del colore che più simboleggia l’essere donna, questa banda è divenuta una vera e propria metafora di forza, valore e sostanza che lotta con e per le donne.

, perché la Gulabi Gang è formata da donne che si proteggono e supportano vicendevolmente. Sfidano padri che le picchiano, mariti che le sposano quando ancora sono poco più che bambine, obbligandole di fatto a vivere una vita senza dignità né rispetto. Si oppongono ai poliziotti corrotti e agli stupratori su cui non esitano a far sentire i propri bastoni sulla pelle. Tutto in nome del diritto di essere Donna e di essere libera. Perché in alcune parti del mondo, nascere donna significa essere relegata a un ruolo di sottomissione e di silenzio. Ecco, la Gulabi Gang è il primo concreto grido di rabbia che s’innalza in India contro questa cultura ingiusta e maschilista.

Loro combattono, osteggiano e non tollerano più l’esser vittime silenziose di un sistema patriarcale ancora radicato nella società, che tuttora trova terreno fertile nelle zone più povere e meno emancipate dell’India. Una vera e propria sorellanza che marcia e inneggia alla giustizia e al rispetto dell’essere Donna, in un mondo fatto di uomini. S’impegnano a favore di una scolarizzazione più tangibile per le bambine, per aiutarle a concretizzare un futuro più indipendente, rispetto al passato.

Questo movimento femminile si è formato nel 2006 dalla tempra e dal coraggio di Sampat Pal Devi – classe 1960, attivista e scrittrice, impegnata nella conquista dei diritti per le donne. Vittima di abusi e maltrattamenti domestici, ex sposa bambina a 12 anni. La fondazione della Gang viene narrata quasi fosse stato un evento leggendario che ha per protagonista proprio Sampat Pal. Mentre si trovava nel Uttar Pradesh (uno degli Stati più poveri nel Nord dell’India) e più precisamente nel Distretto di Banda, assiste al pestaggio da parte di un uomo ai danni della moglie. Una brutale aggressione a cui nessuno sembra far caso. Solo Sampat Pal decide d’intervenire, ma non riesce ad aiutare la ragazza, finendo addirittura malmenata a sua volta.

Non demorde, anzi! Il giorno dopo ritorna insieme ad altre cinque donne e un lungo Lathi a difenderla e sostenerla. Da quell’episodio sempre più donne si sono affiancate a Sampat Pal, nella lunga marcia verso la dignità e il rispetto.

Ha così inizio la storia del movimento femminile che oggi conta più di 400.000 mila componenti. Una vera e propria organizzazione che allontana il vittimismo e lotta con tenacia per ottenere giustizia ed emancipazione. Un fiume rosa di donne, vite, silenzi e voglia di non arrendersi per continuare a credere che si può cambiare. E che si deve.

La Gulabi Gang oggi vanta tra le sue schiere anche degli uomini, che hanno compreso sino in fondo il profondo cambiamento che può portare questo movimento nato dalla grandezza di spirito di molte donne, appese a realtà anguste e ingiustizie troppo a lungo perpetrate.

Dal 2006 molto è stato fatto, alcune vittorie sono state raggiunte, ma questa che sembra sotto molti aspetti una vera e propria guerra al cambiamento socio-culturale, ha ancora una lunga strada da essere calpestata per sollevare oltre alla polvere della terra arsa, anche le coscienze di chi cela dietro lo schiaffo, la violenza o al peggiore dei silenzi, la propria profonda inettitudine.

Ho visto molti cambiamenti nella nostra zonaLa consapevolezza sta crescendo e stiamo assistendo a più giustiziaLe donne non vengono più torturate qui”. Sancisce orgogliosa Sampat Pal Devi.

Dal 2014 Sampat Pal non è più la leader del movimento – allontanata ufficialmente perché troppo proiettata verso i suoi impegni politici – il suo ruolo, come la sua storia, hanno lasciato un segno indelebile nell’organizzazione.

Non cadete nella facile conclusione che la Gulabi Gang, inneggi a ripagare i propri nemici con la stessa “moneta!”. Non sarebbe corretto e rispettoso nei confronti di tutte queste persone che hanno sempre subito maltrattamenti e ingiustizie. Hanno reso palese che la violenza genera altra violenza, ma quando per secoli l’unica lingua che ti viene insegnata è quella, trovi facile iniziare a ribellarti ripagandoli con lo stesso metodo. Ma il Lathi che impugnano non sempre serve per attaccare. Spesso e volentieri serve solo e soltanto per difendersi da una ragnatela fatta di sessismo e disuguaglianza sociale.

Per rendere ancora più cristallina la forza che emana e imprime questo gruppo, vi narro la storia di Nishad.

Nishad è una giovane 17enne, vittima di uno stupro di gruppo. Decide di denunciare, recandosi al distretto di Polizia per raccontare la violenza subita e poter dare inizio alle indagini. Peccato che le forze dell’ordine, invece di aiutarla – investigando sugli indizi raccolti- arrestano la stessa Nishad. Incarcerata perché si scoprì in seguito che tra i suoi aguzzini, c’erano anche funzionari politici che avevano pagato alcuni poliziotti per sabotare il caso e avere salva la reputazione. La Gulabi Gang si strinse intorno alla ragazza, scendendo in piazza e manifestando in modo pacifico ma d’impatto. Erano più di 20.000 intorno alla Caserma. Un fiume rosa che silenziosamente, esprimeva la volontà e la voglia di giustizia. E l’onestà, vinse.

Con il passare del tempo e la consistenza che ha ottenuto (anche a livello internazionale) il progetto della Banda in Rosa è chiaro. La forza non sta nel bastone innalzato, ma negli sguardi di tutte queste donne che – invece di continuare a tenere gli occhi fissi a terra – guardano in sincrono verso la stessa direzione con la consapevolezza dell’essere Donna e della forza che si cela in esso. Mai come oggi, 8 Marzo 2021, il mio pensiero come la mia penna volano verso di loro, mentre continuo ad osservare le immagini che risaltano i Sari rosa e la forza che emanano, restando affascinata dalla loro energia e dal loro vigore.

Fonti:
  • Metropolitan Magazine: Gulabi Gang, giustizia in rosa
  • Chayn Italia: Gulabi Sorellanza – sorellanza dall’India
  • Gulabi Gang : sito ufficiale
  • Ultima Voce: Gulabi Gang: migliaia di donne lottano contro la violenza…

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Mirtilla Amelia

Ciao, mi chiamo Mirtilla Amelia! Amo viaggiare, leggere e scrivere. Cito una frase di Tiziano Terzani – uno dei miei scrittori preferiti – perché mi rappresenta tantissimo: Ho scoperto prestissimo che i migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo, senza chiedere nulla.


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