di Amelia Sèttele

Da secoli si tramanda una storia leggendaria, ambientata nell’Africa nera e nei suoi territori ancora inesplorati. Moltissimi avventurieri ed esploratori hanno investito tempo, raziocinio, fortuna e sogni nella sua ricerca. Ma ancora oggi rimane un luogo irraggiungibile, che cela un immenso tesoro.

È il cimitero degli elefanti.

La leggenda narra che l’ampissima necropoli ospiterebbe i resti dei pachidermi più anziani o malati, ormai prossimi alla morte. Essi si allontanerebbero volontariamente dal branco per dirigersi verso il sito chimerico dove poter esalare l’ultimo respiro in totale solitudine, circondati dai resti e dagli spiriti dei propri antenati.

Un istinto primordiale e una leggenda ancestrale hanno permesso al cimitero degli elefanti di prendere forma e sostanza nell’immaginario collettivo, arrivando sino ai giorni nostri, pur essendo da sempre (e per sempre?) avvolto in un’aurea di mistero e magia.

A partire dal 1800 e durante l’espansione coloniale, molti esploratori venuti a conoscenza di questo luogo ritenuto “sacro” dagli indigeni, sono partiti alla ricerca del cimitero. Spinti non dalla necessità di scoprire se la leggenda fosse vera, ma dalla voglia di accumulare ricchezza, visto l’immensa quantità d’avorio che si troverebbe nella necropoli.

Molte spedizioni organizzate, pochissimi esploratori hanno fatto ritorno. La giungla ha trattenuto i corpi, le aspettative e i traguardi. I pochi che hanno fatto ritorno, non sono mai stati in grado di ricordare con esattezza se avessero raggiunto il sito e visto il suo tesoro.

Si narra anche che i capi delle più importanti tribù sapessero da sempre dove fosse ubicato il cimitero, ma non lo rivelarono mai al Mzungu (uomo bianco – in swahili) perché spinto dalla ricchezza che porta l’avorio e nulla di più. Leggenda vuole che il cimitero in realtà sia un posto a metà strada tra la vita e la morte e solo pochi “prescelti” sono in grado di trovarlo. Inoltre a protezione del sepolcreto ci sarebbero temibili creature che da sempre lo sorvegliano e lo proteggono.

Ma il cimitero degli elefanti esiste davvero?

Pur essendo una storia intrisa di fascino e particolarità, molti studiosi hanno spiegato che i pachidermi non muoiono in solitudine, anzi! Gli elefanti sono animali che vivono in branco e hanno dei veri e propri “rituali di morte”. Quando un loro simile – soprattutto se si tratta di una matriarca – perisce, accudiscono il corpo per giorni. Lo sfiorano con la proboscide, a volte lo coprono anche con del fogliame e rami spezzati. Restano in silenzio e non lo abbandonano per giorni, alternandosi anche per cercare cibo e acqua. Dissipando di fatto l’aurea di mistero e fascino che aleggia sul nostro racconto.

È altresì vero che sovente sono state scoperte più carcasse nello stesso luogo, come se i pachidermi avessero scelto volutamente di morire lì uno accanto all’altro. In realtà i pachidermi scelgono quel luogo non perché sacro o mistico, ma solo per pura funzionalità e praticità. Infatti nelle vicinanze si trovano sempre fonti d’acqua e molta vegetazione accessibile alle (ultime) necessità del pachiderma.

Nonostante le spiegazioni scientifiche e gli studi effettuati sui branchi di elefanti, l’ascendente soprannaturale e antico di questa leggenda rimane, regalandoci la possibilità di credere nell’esistenza di un luogo scelto dagli animali in grado di accoglierli e custodirli per l’eternità.


Fonti:
  • Wikipedia: il cimitero degli elefanti
  • Septem Literary: la leggenda del misterioso e magico cimitero degli elefanti
  • Query la scienza indaga i misteri: cimiteri degli elefanti, miti o realtà?

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Amelia Sèttele

Ciao, mi chiamo Amelia Sèttele! Amo viaggiare, leggere e scrivere. Cito una frase di Tiziano Terzani – uno dei miei scrittori preferiti – perché mi rappresenta tantissimo: Ho scoperto prestissimo che i migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo, senza chiedere nulla.


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