Per conoscere meglio Dario Argento

PHENOMENA (1984)

Un thriller soprannaturale

Phenomena è il nono film di Dario Argento ed è ambientato nella cornice di un tetro collegio svizzero, incastonato tra montagne innevate e verdi vallate, percosso da un vento come il phön che “fa impazzire”, corsi d’acqua che scorrono, animali e insetti. La natura ha un ruolo privilegiato in questa storia che Argento gira ricorrendo ad acrobatiche e pazienti tecniche di ripresa e a espedienti scenografici insoliti. La protagonista è la giovanissima statunitense Jennifer Connelly (quattordici anni) che aveva debuttato e convinto pochi mesi prima con una piccola parte in C’era una volta in America (1984) di Sergio Leone. Dario Argento le affida la parte principale del film e la guida da maestro in una interpretazione complessa che l’attrice recita a dovere.

Jennifer Connelly la ritroveremo negli anni successivi in Labyrinth (1986) di J. Henson e in ruoli spesso ambigui come ne Il posto caldo (1990) di D. Hopper, Scomodi omicidi di L. Tamahori e Dark City di A. Proyas. La sua bellezza bruna dai lineamenti delicati ma ambigui e virginali la porta a recitare ruoli molto interessanti. In ogni caso è un volto che ben si adatta al cinema horror e al thriller. Nel film di Dario Argento, Jennifer Connelly è Jennifer Corvino, figlia di un noto attore americano che si reca in un esclusivo collegio svizzero per completare i suoi studi. Quando giunge in Svizzera il mostro è già all’opera e la prima vittima la seguiamo in diretta durante le sequenze iniziali di Phenomena. Si tratta di Fiore Argento, figlia del regista, inseguita da un misterioso assassino, ferita alle mani e infine uccisa con un deciso colpo di forbici e decapitata dal killer che getta la sua testa in una cascata. Le prime sequenze sono scioccanti e introducono al clima da favola macabra che pervade la pellicola.

La colonna sonora è un elemento fondamentale per la riuscita dell’opera e anche se Paolo Mereghetti la critica per un “eccesso di heavy metal”, secondo noi è perfetta e scandisce a dovere i momenti di maggior tensione. I Goblin interpretano le musiche come ai tempi di Profondo Rosso (1975) e gli autori Claudio Simonetti, Bill Wyman e Simon Boswell non sono certo gli ultimi arrivati.

Il ruolo della natura è preponderante per tutta la pellicola, al punto di spingerci a definire Phenomena un thriller fantastico-ecologico. Il vento muove gli alberi in maniera incessante ed è un vento terribile, come spiega Donald Pleasence nei panni del professor John McGregor, l’entomologo che indaga sui delitti, un vento che fa impazzire la gente. Una testa piena di vermi e di larve che si cibano di cadaveri ci viene presentata in primo piano nella casa dell’entomologo, che fa subito amicizia con la ragazzina e comprende la natura dei suoi poteri soprannaturali. Jennifer è sensitiva e sonnambula, soprattutto ha il dono di un feeling intenso con gli insetti che le ubbidiscono, comunicano con lei, si fanno accarezzare, la comprendono. Paolo Mereghetti dice che il rapporto soprannaturale di Jennifer concerne tutto il mondo animale, ma secondo noi non è vero.

L’unico animale che aiuta la ragazza è lo scimpanzé dell’entomologo, ma agisce soltanto per vendicare il padrone ucciso e poi si tratta di una bestia addomesticata, non c’è niente di soprannaturale nella sua azione. Jennifer ha una relazione telepatica solo con gli insetti e saranno loro a metterla sulla strada della soluzione del mistero e a toglierla dai guai quando ce ne sarà bisogno. Vediamo una prima scena dove la ragazzina accarezza un’ape e implora le persone che sono intorno di non farle alcun male perché sa che non verrà punta. Si capisce subito che il suo rapporto con gli insetti è speciale ed è basato sull’amore.

La pellicola entra nel vivo del mistero e cominciano le uccisioni da parte del killer che fa scomparire i corpi delle vittime. Per questo gli investigatori deducono che l’assassino è necrofilo e conserva i cadaveri. Jennifer vede un nuovo orrendo delitto durante un episodio di sonnambulismo e il regista ci mostra la ragazza con la soggettiva di alcune coccinelle che la guardano con occhi da insetti (l’immagine risulta frammentata). Jennifer mentre dorme sente la presenza del mostro, intuisce i delitti, un rumore inquietante di un cuore che pulsa la fa svegliare dal sonno e la precipita nel sonnambulismo. Pure la compagna di camera viene uccisa da uno stiletto appuntito mentre amoreggia nel parco con il fidanzato. Jennifer riesce a non cadere sonnambula e si fa aiutare da una lucciola per ritrovare l’amica, ma l’unica cosa che scova è un guanto che contiene dei vermi. Gli insetti sono i veri protagonisti del film ed è soltanto per merito di una lucciola e del potere di Jennifer che l’entomologo intuisce la soluzione del caso.

Due parole su Donald Pleasence vanno dette, soprattutto adesso che non c’è più e che manca un volto come il suo così adatto per il cinema horror. Pleasence è bravo come sempre, ben calato nella parte, sicuro e convincente nella recitazione. Non ricordiamo un solo film dove la sua interpretazione non sia professionale e all’altezza della situazione. L’entomologo capisce che Jennifer ha questo grande potere nei confronti degli insetti, vede intorno a sé le gabbie in preda ad agitazione, gli scorpioni, le mosche, le api sembrano in pena per il destino della ragazzina. Le percezioni extrasensoriali sono la norma per gli insetti, sono il loro modo ordinario di comunicare e Jennifer per uno strano scherzo della natura può parlare con loro e trasmettere le sue emozioni.

Una scena del film ricorda Carrie – Lo sguardo di Satana di Brian De Palma (1976) ed è quella con le compagne di collegio che prendono in giro Jennifer a causa del presunto potere sugli insetti. Le ragazze le vanno dietro, la accerchiano, simulano il ronzio delle mosche e delle api, ridono di lei. Jennifer per tutta risposta chiama a raccolta un enorme sciame di insetti che circonda come un’immensa nube nera il collegio.

La scena è stata realizzata con un semplice ma geniale trucco artigianale, usando in sovrimpressione l’immagine del caffè in polvere versato nell’acqua. Dario Argento per questa sequenza può darsi che si sia ispirato a De Palma, pure se la scena di Carrie è molto più violenta e vede la ragazzina scatenare la furia degli elementi grazie al suo potere di telecinesi. A questo punto le istitutrici del collegio e le compagne pensano che lei abbia poteri diabolici e restano sconcertate. Tra le insegnanti citiamo la bellissima Dalila Di Lazzaro, bionda teutonica perfetta nei panni della direttrice svizzera, ma purtroppo confinata in un ruolo marginale. Daria Nicolodi invece ha un ruolo decisivo nella seconda parte del film ed è l’insegnante Frau Brückner.

Donald Pleasence scopre che nel guanto dell’assassino ci sono le larve della grande sarcofaga, una mosca che si nutre di cadaveri e di resti umani. Jennifer per merito del suo rapporto con gli insetti segue la mosca e si fa condurre al rifugio del killer necrofilo che uccide e conserva i cadaveri delle vittime. Vediamo di nuovo il fondamentale aiuto degli insetti in questo horror soprannaturale che mette in primo piano una mosca capace di fiutare la presenza di cadaveri.

Phenomena è un genere di pellicola che in Italia non si fa più e che lo stesso Dario Argento ha abbandonato per seguire la strada più redditizia del thriller di stampo televisivo. Il fascino di Phenomena sta proprio nella miscela sapiente di favola nera e di thriller, di horror e di telepatia, di poteri extrasensoriali e di effetti speciali a base di insetti. La ragazzina grazie alla mosca raggiunge uno chalet di montagna disabitato che era la prima dimora dell’assassino. Intanto viene ucciso Donald Pleasence, che paga cara la sua scoperta, per mano di una folle Daria Nicolodi madre di un bambino mostruoso, il vero colpevole dei delitti. La mamma protegge un figlio deforme che ha avuto da uno psicopatico dopo una violenza carnale e cerca di salvarlo. Per quel che concerne questa tematica possiamo trovare qualche analogia con Venerdì 13 (1980) di Sean Cunningham, pure là c’era una madre folle che proteggeva un figlio deforme e perverso. In ogni caso si tratta solo di debiti di ispirazione perché i personaggi e la storia sono molto diversi.

La parte finale di Phenomena è di quelle che non si scordano da quanto è orrorifica e ricca di colpi di scena. Prima di tutto è molto suggestiva la casa di Daria Nicolodi, che ha tutti gli specchi coperti da drappeggi per impedire al figlio orribile di vedere la sua immagine riflessa. Ma è altrettanto notevole la tensione narrativa di tutte le sequenze che portano alla terribile scoperta e che ci ingannano a dovere, come l’irruzione nella camera di un bambino – fantoccio da parte di Jennifer. Il tema dei bambolotti meccanici che spaventano è una consuetudine nei film di Dario Argento ed è un artificio orrorifico che colpisce sempre lo spettatore. Jennifer trova dei vermi sul sapone e capisce che sono le larve della grande sarcofaga, la Nicolodi colpisce la ragazza e la rinchiude in una stanza dalla quale però riesce a scappare.

La fuga di Jennifer la porta a contatto con il killer, in una fossa buia dove qualcuno ha incatenato l’ispettore di polizia Rudolf Geiger (Patrick Bauchau) e finisce dentro una vasca orribile piena di resti cadaverici. È notevole la scena in cui Jennifer cade nella vasca colma di resti umani putrefatti, con il poliziotto che riesce a liberala sacrificando una mano per togliersi le catene. Durante la fuga Jennifer incontra il bambino mostruoso che soltanto in questa sequenza viene scoperto come il vero killer. Dario Argento è un maestro nel creare una tensione assoluta e nel mostrarci l’orribile volto del bambino all’ultimo istante. Il mostro non è un vero bambino, ma una creatura meccanica creata da Sergio Stivaletti che ha curato gli effetti speciali e soprattutto il trucco. Agli effetti hanno contribuito Luigi Cozzi, Giovanni Corridori e Maurizio Garrone. Citiamo anche il ruolo di Michele Soavi come aiuto regista e interprete di una piccola parte.

A questo punto tornano in ballo gli insetti, la sola arma che Jennifer può usare contro il terribile mostro armato di una lancia acuminata. L’infernale adolescente finisce divorato da un nugolo di mosche guidate da Jennifer all’assalto del mostro. Non è ancora finita perché l’assassino con il volto scarnificato cercherà di uccidere Jennifer nelle acque del lago dove entrambi cadono. Pure qui l’influenza di Venerdì 13 si fa sentire. Tutti credevamo morta Daria Nicolodi e invece non è così, perché torna alla ribalta per uccidere l’avvocato che è venuto a salvare Jennifer. La madre, ormai del tutto folle per la morte del figlio, stacca la testa dal collo dell’uomo con un colpo netto di lamiera metallica. Il finale è tutto per lo scimpanzé che salva Jennifer e vendica la morte del padrone, affettando a colpi di rasoio la madre del mostro.

Un grande finale che, sottolineato dalla musica metallica dei Goblin, fa precipitare lo spettatore in un abisso infernale di terrore. Il ruolo fondamentale della natura e delle componenti ecologiche è confermato da una colluttazione nelle acque del lago, dal solito vento che sconvolge la vallata e soprattutto dall’intervento decisivo prima delle mosche e poi dello scimpanzé.

Il soggetto e la trama del film sono di Dario Argento e Franco Ferrini e di sicuro risultano sopra la media dei lavori del regista romano, tanto sono interessanti e ben articolati. Merito anche degli sceneggiatori Maurizio Garrone, Nello Giorgetti, Luciano Spadoni e Umberto Turco. La fotografia di Romano Albani ci presenta una Svizzera tetra quanto basta, immersa tra montagne e corsi d’acqua, sconvolta dal vento e piuttosto orrorifica. Il montaggio di Franco Fraticelli è rapido e non dà tregua allo spettatore, soprattutto nella parte finale. Gli effetti speciali e il trucco sono il piatto forte del film, che segna l’inizio di una fruttuosa collaborazione tra Dario Argento e Sergio Stivaletti.

Paolo Mereghetti nel suo monumentale Dizionario concede addirittura tre stelle alla pellicola, cosa insolita per un lavoro ascrivibile alla cinematografia di genere, ma Dario Argento è ormai da tutti considerato un maestro. Non condividiamo certi giudizi del critico milanese, soprattutto quando afferma che Phenomena è troppo simile a Suspiria (1977). L’unica cosa che hanno in comune i due film è l’ambientazione in un collegio svizzero, ma per il resto le due storie sono completamente diverse. A nostro giudizio le uniche analogie, veri e propri debiti di ispirazione, vanno ricercate con Venerdì 13 e Carrie – Lo sguardo di Satana. Phenomena è un prodotto originale, in assoluto uno dei migliori film di Dario Argento, soprattutto per un tono insolito da favola nera e per la contaminazione tra il genere horror soprannaturale e il thriller orrorifico vecchia maniera.


Gordiano Lupi scrittore, editore e traduttore. Vive a Piombino, dove è nato. Oltre che con Il Salotto di Ceci Simo collabora con Futuro Europa, Inkroci, La Folla del XXI Secolo, Valdicornia News, La Rivista degli Italiani in Francia e altre riviste. Dirige Il Foglio Letterario Edizioni. Traduce gli scrittori cubani.

Pagine web: La Cineteca di CainoSer Cultos para ser libreswww.infol.it/lupi.

Indirizzo e-mail: lupi@infol.it


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