Per conoscere meglio Dario Argento

DARDANO SACCHETTI E DARIO ARGENTO

Storia di un rapporto difficile

Abbiamo avvicinato Dardano Sacchetti per avere delucidazioni sui rapporti difficili che hanno sempre caratterizzato la collaborazione tra lui e Dario Argento. Di seguito trascriviamo la sua dichiarazione.

Cominciamo col dire che sono un autore e di conseguenza ho una personalità da autore che mi porta al conflitto con i registi, che – solo in Italia – si credono gli unici veri autori dei film. In Italia i registi amano gli sceneggiatori gregari, ovvero gli yes-man, che si limitano a fare i dattilografi. Non sono un gregario e non sono mai stato uno yes-man. Con Dario, che mi sta simpatico ed è uno dei pochi registi italiani che stimo, è stato subito scontro, dalla prima volta che ci siamo visti. Lavoriamo in due modi diversi. Per me sceneggiare è solo un lavoro ma deve essere divertente, per Dario è la fase più ansiogena del film. Si chiude in albergo, dura mesi, diventa intrattabile e ha bisogno di uno che lo aiuti, e gli stia vicino, come ha sempre fatto Ferrini, che non gode della mia simpatia. Basti pensare che Dario non ha sopportato neanche Gerard Brach, lo sceneggiatore di Polansky, quello di Repulsion, L’inquilino del terzo piano ecc… tanto per dire come sia difficile il rapporto di uno sceneggiatore vero con Dario, che non ama le idee degli altri ma solo le sue. Detto ciò, scritto il soggetto de Il gatto a nove code, litigammo di brutto e non ci siamo più visti dal 1970 fino al 1978.

Sul piano umano ci siamo sempre trovati simpatici, da un certo punto di vista siamo anche amici, anche se non ci siamo frequentati molto, tranne un periodo tra il 78 e l’80, ma ci siamo sempre stimati. I rapporti di lavoro sono stati una vera altalena, basti pensare che non ho mai fatto un vero film con Dario. Ci siamo conosciuti mentre montava L’uccello dalle piume di cristallo. Lombardo gli aveva offerto un film comico sul tipo di Quando le donne avevano la coda. Dario, invece, voleva fare una specie di Easy Rider europeo e scrissi per lui, da una sua idea, la sceneggiatura Montesa (marca di moto da cross spagnola), ma il grande successo de L’uccello dalle piume di cristallo spingeva verso un nuovo giallo.

Scrissi il soggetto de Il gatto a nove code in dieci paginette. Dario ne sviluppò un trattamento di circa quaranta pagine che Lombardo accettò. Al momento della sceneggiatura Dario mi fece fuori, ma quello che mi fece incazzare fu una sua intervista sui giornali dove sosteneva di aver avuto l’idea del film durante un incubo al mare in Tunisia. Fu l’inizio della lite che, come nei duellanti, è durata anni e per certi versi ancora dura, lite solo di lavoro, non di rapporti umani.

Comunque, in un modo o nell’altro, siamo sempre stati in contatto. Infatti, quando Dario realizzò i suoi primi telefilm, Pariante, il suo aiuto regista, mi chiese una mano per la sceneggiatura, poca roba in verità, che feci di nascosto. Da lì saltiamo a Inferno. Avevamo ripreso a frequentarci, un giorno mi chiamò per farmi leggere la sceneggiatura di Inferno, voleva una mano, ma a un patto: mi dava un mucchio di soldi ma non dovevo firmare il film. Lavorai con lui una decina di giorni, ma in pratica non feci nulla. Fui pagato e non firmai. Si salta a Dèmoni. Dario doveva fare un film di recupero perché Phenomena era costato troppo, Cozzi gli aveva proposto un film di fantascienza già pronto, ma a Dario non piaceva, così chiese a Lamberto, che aveva letto un mio soggetto. Nacque Dèmoni e Dario impose anche Ferrini, con il quale non sono mai andato d’accordo, ma era il suo sceneggiatore di fiducia. Furono subito discussioni feroci e alla fine me ne andai sbattendo la porta. Però avevo ragione io e infatti venni richiamato per Dèmoni 2, e poi per Dèmoni 3, che ebbe un parto difficile. Alla fine il progetto cambiò e divenne La chiesa, da una mia idea e una mia sceneggiatura – ma Bava, che doveva essere il regista non poteva più fare il film, perché era diventato produttore e doveva realizzare dei telefilm per Mediaset. Bava mi accusò di aver causato ritardi. Fu chiamato Soavi.

Intanto avevo litigato con Dario, per questo facemmo un accordo dal notaio: mi dava cinquanta milioni per non firmare il film. Un paio di anni dopo, in Rai, ci ritrovammo nella trasmissione Giallo di Enzo Tortora, lavoro che andò benissimo. Poi mi chiese un modo per realizzare telefilm in Rai, gli presentai il mio agente Bosco che gli procurò un contratto. Nonostante ciò, i rapporti non furono dei migliori, il lavoro fu faticoso e i telefilm non si realizzarono. Non ci fu una lite ma ci lasciammo male, ma nel 1994 mi chiamò a collaborare a una serie di telefilm, scritti e mai realizzati per pasticci con la Rai causati dal suo socio di allora. Un paio di anni più tardi, Dario decise di produrre un film di Fulci. Scrissi una soggetto molto bello sulla Mummia. Dario era a Los Angeles. Gli mandammo per fax il soggetto. Dario s’incazzò con me in modo offensivo. Lì si sono interrotti i nostri rapporti di lavoro.

La cosa curiosa fu che un paio di anni dopo gli americani realizzarono La Mummia e, guarda caso, la prima parte del film ricorda molto il mio soggetto, ma questa è un’altra storia. A quel punto, Fulci decise di fare La maschera di cera, ma il film fu realizzato da Stivaletti perché Lucio morì. Da allora non ho più lavorato con Dario, ci siamo incontrati per caso un paio di volte e, forse, ci siamo anche fatti gli auguri di Natale. Se ci vediamo ci abbracciamo, ma se non lavoriamo insieme è meglio per tutti e due, perché abbiamo idee molto diverse su come fare film horror. Dario ha la sua poetica, io la mia. In più abbiamo caratteri impossibili.

Per saperne di più:
Storia del cinema horror italiano da Mario Bava a Stefano Simone – vol. 2 – Dario Argento e Lucio Fulci – di Gordiano Lupi. EDIZIONI IL FOGLIO LETTERARIO
Storia del cinema horror italiano – Vol. 3 – Joe D’Amato, Pupi Avati, Ruggero Deodato, Umberto Lenzi e il cannibal moviedi Gordiano Lupi. EDIZIONI IL FOGLIO LETTERARIO

Gordiano Lupi scrittore, editore e traduttore. Vive a Piombino, dove è nato. Oltre che con Il Salotto di Ceci Simo collabora con Futuro Europa, Inkroci, La Folla del XXI Secolo, Valdicornia News, La Rivista degli Italiani in Francia e altre riviste. Dirige Il Foglio Letterario Edizioni. Traduce gli scrittori cubani.

Pagine web: La Cineteca di CainoSer Cultos para ser libreswww.infol.it/lupi.

Indirizzo e-mail: lupi@infol.it


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