di Amelia Settele

Esistono moltissimi luoghi al mondo ricchi di mistero e d’incomprensibile verità. Uno dei più suggestivi è senza ombra di dubbio il protagonista di questo mio racconto, a cui è legata una storia ancora oggi inspiegabile che appassiona e interroga sia gli studiosi che i visitatori.

Il sito in questione si trova in Cina ed è formato da ben 24 grotte perfettamente conservate che sono riemerse dalle acque di un lago durante una bonifica artificiale. Vi sto scrivendo del misterioso complesso delle Grotte di Longyou, denominate anche Xiaonanhai Stone Chambers, nella provincia cinese di Zhejiang. Sin dalla loro scoperta sono molteplici gli enigmi che avvolgono queste caverne impreziosite da decorazioni rupestri, colonne imponenti, ponti e gradini, migliaia di metri quadrati ornati con simboli ed iconografie dal significato ignoto. Tutto perfettamente conservato e che risalirebbe a più di 2000 anni fa. Ma iniziamo dal principio…

La scoperta:

Nel 1992 nel villaggio di Shian Beycun, il bracciante Wu Anai organizzò una colletta per riuscire ad acquistare una pompa d’acqua in grado di dragare lo stagno vicino al villaggio. La sua speranza -come quella di molti altri contadini del posto – era quella di riuscire a ricavare nuovi terreni da poter coltivare. Il “grande stagno” in questione – utilizzato dalle donne per lavare i panni – era oggetto di un’oscura leggenda radicata tra la popolazione del paese, che presagiva una fine tremenda per lo sventurato che finiva nelle sue acque. Il malcapitato non sarebbe riuscito ad avere salva la vita perché lo specchio d’acqua non avendo fondo, l’avrebbe condotto dritto verso il centro della terra.

Ma i contadini non si fecero intimorire da questa annosa fola e iniziarono le opere di prosciugamento. Quello che scoprirono quando terminarono di bonificare lo stagno fu incredibile! Le acque fino a quel momento avevano salvaguardato l’ingresso di una grandissima caverna, perfettamente custodita e magnifica nella sua bellezza.

Da quel momento tutto cambiò, gli scavi proseguirono e intervenne addirittura il Governo che scelse di approfondire le ricerche e di comprendere cosa si celasse dietro a questa immensa scoperta archeologica che non aveva eguali.

Il frutto di queste ricerche riportò alla luce un vero e proprio mondo sotterraneo, esteso e immutato nel tempo. Tutto perfettamente conservato. Durante gli scavi e le bonifiche del sito, vennero alla luce 24 camere. Le profondità della terra ne avevano vegliato su tutto il loro patrimonio.

Ogni grotta si estende per almeno mille metri quadri, per un’altezza di 30 metri. L’aerea totale di estensione del complesso arriva a coprire 30.000 metri quadri. Le Grotte raggiungono i 30 metri di profondità e attualmente, solo una delle camere è visitabile. Inizialmente si pensò che le grotte fossero comunicanti l’una con le altre, ma controlli più approfonditi resero chiaro che ogni stanza era perfettamente isolata dalle altre anche quando lo spessore dei muri divisori era di appena 50 cm.

Scendere nel complesso significa immergersi in un luogo magico, vetusto e impregnato di inspiegabile perfezione. Le pareti come le colonne perfettamente intagliate, sono state lavorate in modo certosino con una tecnica capace di creare linee parallele che donano un moto ondeggiante agli occhi di chi le osserva. Si possono ammirare: ponti, porte, piscine e grondaie. Arricchiscono questi luoghi anche colonne e bassorilievi raffiguranti uccelli e pesci. Tutto frutto di mani esperte e grande talento.

Ma chi ha costruito – e come – questo enigmatico complesso?

Nonostante gli studi e le ricerche effettuate, non sembra facile dedurre con sicurezza chi abbia diretto i lavori e quando. Altresì si è giunti a dichiarare che per affrontare un progetto simile siano stati coinvolti più di 1000 uomini al giorno e che, per almeno sei anni, abbiano lavorato ininterrottamente giorno e notte. Il ritrovamento di alcuni vasi d’argilla risalenti alla Dinastia Han occidentale (dal 206 a.c al 23 d.c.), permetterebbero di datare la costruzione del sito a più di 2000 anni fa.

Molte le teorie, poche le prove effettive che aiuterebbero i ricercatori a fare chiarezza su questo come su molti altri aspetti delle Grotte. Per esempio si discute anche della perfetta conservazione del luogo che, per millenni, pur essendo stato sommerso dalle acque, non ne è stato minimamente scalfito: nessun cedimento strutturale, nessuna erosione. Ogni elemento immutato nel tempo, per il quale il mondo rimane attonito. Inoltre durante il prosciugamento del lago, non sono emerse nessuna forma di vita da quelle acque. Esistono molti altri “stagni senza fondo” in Cina, ma a tutto oggi solo quello che celava al mondo l’entrata alle Grotte di Longyou, non aveva sviluppato nessuna forma di vita al suo interno.

Le supposizioni variano anche nel cercare di comprendere come gli uomini impegnati nella realizzazione del sito, siano riusciti a trasportare durante gli scavi, un così enorme quantitativo di roccia (calcolata intorno a 1.000.000 di metri cubi) e a riprodurre decorazioni identiche rinvenute in altri siti archeologici cinesi, molto più antichi delle Grotte stesse!

Ma a cosa servivano le Grotte? Cosa potevano o dovevano custodire?

Anche le risposte a queste domande possono essere molteplici, ma è impossibile dichiararne solo e soltanto una che con certezza, risponda ai quesiti. Secondo alcuni studiosi, le Grotte potrebbero essere camere sepolcrali o antiche tombe degli Imperatori, ma non è stato rinvenuto nessun oggetto o manufatto funebre capace di sposare questa tesi.

Secondo altri archeologi il sito poteva essere utilizzato come deposito o come mausoleo. Di sicuro c’è solo che non sono state rinvenute tracce di vita umana e/o animale al suo interno durante gli scavi, e pertanto definire in modo concreto l’utilizzo delle Grotte di Longyou appare sempre più impossibile.

Troppi interrogativi, pochi reperti utili a chiarire cosa o chi si celi dietro questa meraviglia archeologica.

Al momento quella che rimane l’unica certezza è l’incredibile magnificenza di questo luogo. Custode di una grandezza misteriosa e armoniosa che cela e affascina una storia ancora tutta da scoprire…


Fonti:
  • La Stampa: “Nelle grotte del mistero cinesi rimaste nascoste dall’acqua per oltre venti secoli”
  • Vitantica: “Il mistero delle caverne di Longyou”
  • Everyeye.it: “IL MISTERO, ANCORA SENZA RISPOSTA, DELLE GROTTE DI LONGYOU”
  • Blueplanetheart: “I dieci misteri ANCORA irrisolti delle grotte artificiali di Longyou”

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Amelia Sèttele

Ciao, mi chiamo Amelia Sèttele! Amo viaggiare, leggere e scrivere. Cito una frase di Tiziano Terzani – uno dei miei scrittori preferiti – perché mi rappresenta tantissimo: Ho scoperto prestissimo che i migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo, senza chiedere nulla.


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1 commento

  1. Ok. Molto interessante e informativo.

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