Gore Vidal, L’età dell’oro, Fazi Editore, collana Le Strade, 536 pagine, euro 18,00. Narratives of Empire è una vera e propria controstoria dell’America, dagli albori della repubblica statunitense fino al secondo dopoguerra, composta da sette romanzi: BurrLincolnIl candidatoImperoHollywoodWashington D.C.L’età dell’oro.

Gore Vidal

L’età dell’oro

Fazi Editore

collana Le Strade

Traduzione di Luca Scarlini

pagine 536

euro 18,00

codice isbn 9788893253215

Disponibile dal 23 novembre 2017

fazi 9989

Narratives of Empire è una vera e propria controstoria dell’America, dagli albori della repubblica statunitense fino al secondo dopoguerra, composta da sette romanzi: BurrLincolnIl candidatoImperoHollywoodWashington D.C.L’età dell’oro. Suscitando allo stesso tempo feroci polemiche e grandi consensi, questi volumi hanno accompagnato lo scrittore Gore Vidal per oltre trent’anni. La saga narra l’evoluzione degli Stati Uniti da piccolo Stato provinciale e culturalmente arretrato a impero globale dominante in ogni ambito, compresa la cultura, intrecciando episodi e personaggi reali e d’invenzione. Protagoniste sono due famiglie discendenti dal figlio illegittimo del vicepresidente Aaron Burr – noto per aver assassinato Alexander Hamilton, il fondatore del federalismo americano. È con L’età dell’oro che ricominciamo la pubblicazione di quest’imponente opera. Ambientato tra il 1939 e il 1954, quando l’egemonia americana è al suo apice, è l’ultimo volume della serie e, come tutti gli altri, costituisce un romanzo a sé. Racconta, fra le tante, la storia di Caroline, ex attrice e giornalista, Peter, intellettuale irriducibilmente radical, e Tim, regista tormentato ma in fin dei conti “integrato”, delle loro vicende personali di fortuna e disgrazia, di amore e morte, del loro modo di interagire con i vertici della politica e dell’arte – l’altro grande tema del libro, che vede sfilarne tutti i protagonisti, compreso Gore Vidal, personaggio di se stesso. Pagine di grande tensione, nelle quali l’autore sostiene tesi scomode – in particolare una, su Pearl Harbor – e nelle quali i confini tra storia, letteratura e critica sociale si fanno labili. Vidal, del resto, ha più volte citato la celebre battuta di Tolstoj: «La storia sarebbe una gran bella cosa, se solo fosse vera».
Solo Gore Vidal avrebbe potuto darci una visione degli Stati Uniti, in un periodo cruciale della loro e della nostra storia, così penetrante, irriverente, ironica, divertente e al contempo intrisa di senso tragico, scritta con l’inconfondibile eleganza e il consueto acume.

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