di Amelia Settele

Dopo aver narrato la “Leggenda del Caligo” (articolo QUI), sono tornata a farmi cullare dalle onde del mare per poter scrivere della Mary Celeste, una nave che ormai da secoli viene definita “La Nave Fantasma” per eccellenza, il cui equipaggio svanì incomprensibilmente nel nulla…

Una storia ricca di mistero e ipotesi mai accertate.

Il Vascello Maledetto:

La “bussola del tempo”ci porta indietro fino all’anno 1861 e più precisamente sull’Isola di Spencer, in Nuova Scozia (Provincia del Canada). Tutto ha inizio quando viene varato un brigantino Canadese. Per brigantino, s’intende: un veliero di ridotte dimensioni con due alberi, quello prodiero armato con vele quadrate, e con una portata che può aggirarsi tra i 100 e le 300 tonnellate. Questo veliero misurava 31 metri e inizialmente fu battezzato col nome di “Amazon”. Solo alcuni anni dopo, venne rinominato “Mary Celeste”. Risultava essere il primo progetto importante portato a termine dalla comunità dell’isola, ma sfortunatamente sin da subito un’aurea di sventura sembrò colpire la nave-brigantino. A partire dal suo viaggio inaugurale, la malasorte inizia a manifestarsi colpendo Robert McLellan il primo Capitano – figlio dei proprietari – che, appena nove giorni dopo la partenza, morì sulla nave per una polmonite.

Il Capitano McLellan sarà il primo dei tre Comandanti a perdere la vita sulla nave.

Poco tempo dopo mentre alla sua guida c’era il Capitano John N. Parker, il Veliero si scontra con un’altra nave, riportando danni importanti. Durante le riparazioni in porto, sarà anche protagonista dello scoppio di un incendio all’interno della stiva. Altresì la sua prima traversata transoceanica non è esente da incidenti, infatti durante il viaggio urta un altro bastimento nel canale della Manica… Insomma, un susseguirsi di episodi davvero inquietanti e infausti!

Ma dopo quest’avvio decisamente poco lusinghiero, il veliero Amazon sembra navigare in acque tranquille e per almeno sei anni, veleggia senza incidenti o problemi rilevanti.

Purtroppo però la maledizione che sembra perseguitare la nave-brigantino, si ripresenta nel 1869 quando una tempesta la costringe ad arenarsi nella Baia di Glace (sempre in Nuova Scozia). I danni sono ingenti e il veliero viene comunque salvato ma venduto come relitto a Richard Haines per la modesta cifra di 1.750 dollari. Le riparazioni e i cambiamenti che verranno apportati, costeranno al nuovo proprietario la ragguardevole somma di 8.000 dollari. Da questo momento, la Nave batterà bandiera Americana e le verrà modificato il nome da “Amazon” a “Mary Celeste”. Nome che l’accompagnerà tra enigmi e leggende, diventando di fatto protagonista di uno dei misteri irrisolti delle storie di mare.

Ora è tempo di arrivare al momento in cui gli incomprensibili eventi hanno segnato per sempre le sorti della nave maledetta:

L’ultimo viaggio del Vascello:

Sotto il comando del Capitano Statunitense Benjamin Briggs, il 5 Novembre 1872 la Mary Celeste è pronta per imbarcare il notevole carico di 1701 barili colmi di alcool denaturato, per conto della Meissner Ackermann & Coin.

Partenza: State Island, New York. Arrivo previsto: Genova.

Oltre al Comandante, la Mary Celeste salpa con a bordo: sette marinai, un gatto, la Signora Sarah Briggs e la piccola Sophia Matilda, di appena due anni. Rispettivamente moglie e figlia del Capitano.

Peccato che la nave come il suo equipaggio, subiranno una sorte diversa da quella auspicata alla partenza, che li condurrà verso l’eterno oblio, perché…

Il ritrovamento della Mary Celeste e la scomparsa dell’equipaggio:

Il 5 Dicembre 1872 verso le ore 13, dopo una notte di forti venti e nubi basse e dense, il Mercantile Dei Gratiaprocede per la sua rotta tra le coste del Portogallo e le Isole Azzorre quando, incrocia la Mary Celeste. I marinai del mercantile, capitanati da David R. Morehouse comprendono subito che sulla nave è accaduto qualcosa di anomalo. Le vele sussidiarie sono le uniche ancora utili per la navigazione, in quanto le altre sono compromesse e gravemente danneggiante. Perlustrandola con il cannocchiale, il Capitano si rende conto che bisogna salire sulla Mary Celeste per controllare in modo più approfondito. All’equipaggio del mercantile non resta che organizzare una squadra da far salire a bordo, per valutare la situazione e indagare.

L’equipaggio della Dei Gratia esplorando la nave-brigantino ne valuta le condizioni, che risultano sostanzialmente discrete. C’è solo molta acqua in alcuni ambienti del veliero e risulta funzionante una sola pompa. La stiva è allagata e alcune vele sono strappate. Oltre l’equipaggio anche la scialuppa di salvataggio non viene rinvenuta. Mancano il sestante e il cronometro marino mentre la bussola viene ritrovata rotta. Intatti, invece, tutti i barili contenenti il prezioso carico di alcool denaturato (solo a Genova, verrà scoperto che dei 1701 barili, solo 9 di essi risulteranno vuoti). Ci sono scorte di cibo e acqua, utili per almeno un semestre. Non vengono ritrovate molte delle carte di bordo e le ultime postille registrate, sono datate 25 Novembre, e indicano Santa Maria delle Azzorre come luogo di navigazione. Purtroppo la loro perlustrazione rende ufficiale che: tutte le forme di vita che animavano la nave, sono svanite nel nulla. Gatto compreso. I marinai non riscontrano segni di colluttazione, atti di forza o indizi utili a comprendere subito cosa sia veramente accaduto. È palese e ingombrante il silenzio che aleggia, l’assenza dei marinai, del comandante e della sua famiglia. Ha inizio il buio sulle loro sorti, che li cristallizzerà nel tempo…

Il mercantile aggancia la Mary Celestee la conduce fino a Gibilterra dove verrà sequestrata dai funzionari e sottoposta a indagini. Il caso verrà assegnato al Procuratore Generale Frederick Solly Flood, a cui viene affidato il compito di scoprire cosa sia successo e dove sia finito l’equipaggio.

Tra ipotesi e realtà:

Durante il corso delle indagini ci saranno molte supposizioni e pochi indizi concreti, da condurre gli investigatori a trovare la verità. I corpi non verranno mai recuperati.

La prima ipotesi: l’ammutinamento.

Venne subito pensato all’ammutinamento dell’equipaggio che, in preda ai fumi dell’alcool sottratto dai barili del carico, avrebbe condotto i marinai a uccidere il capitano e la sua famiglia per poi fuggire sulla scialuppa, andando incontro al proprio destino. Tesi non concretizzabile in quanto, l’alcool che trasportavano era denaturato e altamente tossico pertanto, chiunque l’avesse bevuto non avrebbe avuto scampo. Inoltre la congettura dell’ammutinamento, ispirata anche dal ritrovamento di un pugnale sporco, venne definitivamente accantonata quando scoprirono che la sostanza che imbrattava l’arma non era sangue, ma ruggine. E inoltre dalle indagini emerse che il carattere e la professionalità del Capitano Briggs non avrebbero mai spinto l’equipaggio a un gesto così forte come all’insurrezione.

La seconda ipotesi: la truffa assicurativa.

si andò concretizzando la tesi che dietro al ritrovamento della Mary Celeste e alla scomparsa dell’equipaggio ci fu una truffa. Il Procuratore arrivò a pensare a un accordo tra il Capitano Briggs e il Capitano della Dei Gratia – Morehouse- volto a frodare l’assicurazione della nave e a spartirsi il cospicuo risarcimento. Peccato però che anche questa ipotesi venne screditata in breve tempo, perché il Capitano Briggs era comproprietario dell’imbarcazione e pertanto non avrebbe guadagnato poi molto nel portare avanti questa frode assicurativa. Prima di chiudere le indagini, gli investigatori arrivarono a ipotizzare che l’equipaggio della Mary Celestefosse stato ucciso e il resto dello scenario architettato dal Comandante del mercantile insieme ai suoi marinai, per ricevere la lauta ricompensa. Premio che, comunque, venne elargito a favore della Dei Gratia, per il ritrovamento e il trasporto di recupero verso Gibilterra. Anche quest’ennesima ipotesi non trovò concrete misure per trasformarsi in capo d’accusa verso Morehouse e i suoi marinai.

La terza ipotesi: la teoria di Conrad Beyrs.

Lo storico valutò nell’alcool contenuto nei barili e alla sua alta infiammabilità la chiave di lettura di tutta questa storia. Veri protagonisti dell’incidente furono i 9 barili di querce rossa trovati vuoti tra i 1701 contenuti nella stiva. La querce rossa è un legno molto più poroso e assorbente rispetto a quello bianco, comunemente usato per il contenimento della sostanza alcolica e pertanto questi fusti, avrebbero rilasciato nell’aria il forte odore del liquido. È probabile che: aprendo la stiva, la Mary Celeste fu invasa da intense esalazioni, che hanno portato il Capitano a ipotizzare il principio di un’esplosione. L’unica soluzione utile per Briggs era di portare tutti sulla scialuppa calata in mare, per avere salva la vita. Purtroppo una volta sulla lancia, il forte vento (era in arrivo una tempesta) avrebbe compromesso la fune che li teneva ancorati alla Mary Celeste e, una volta spezzata, li ha spinti tra le onde in balia del proprio misterioso fato. La tesi dell’esplosione da etanolo, portata avanti da Byers, è attualmente considerata la più probabile perché alcuni studi ed esperimenti hanno confermato che l’alcool etilico brucia a una temperatura notevolmente bassa (circa 13°) e non lascia segni d’impatto. Ecco perché il resto della stiva non sarebbe stato compromesso dalla deflagrazione e il deposito è stato ritrovato allagato. Inoltre i segni della fune spezzata che avrebbe documentato la volontà dell’equipaggio di risalire sulla nave, una volta cessato l’allarme, ci conducono a pensare che questa sia la teoria più vicina a quanto accaduto sulla Mary Celeste.

La quarta ipotesi: l’avvelenamento.

Un’altra tesi che ha tenuto banco tra le molte supposizioni sulle sorti della Mary Celeste, fu quella dell’avvelenamento da fungo allucinogeno che sarebbe arrivato sulla nave, attraverso il pane. Il cereale utilizzato per impastare il cibo sarebbe stato contaminato dal fungo ergot – anche conosciuto come Claviceps Purpurea… Lo stesso agente allucinogeno che abbiamo già incontrato sull’Isola di Alicudi insieme alle sue “donne volanti” (articolo QUI) – che avrebbe spinto gli uomini a non essere più lucidi e presenti a sè stessi. Scatenando vaneggiamenti tali da compromettere la salute e la fine dell’intero equipaggio.

Altre congetture:

In tutti questi anni, sulla sorte dei marinai e della famiglia del Capitano Briggs, sono state fatte molte supposizioni. Dalle più pratiche alle più stravaganti che vanno: dall’attacco dei Pirati, ai tentacoli di una piovra gigante. Dall’incursione degli alieni, a una tromba d’acqua. Oltre le congetture, anche le illazioni hanno farcito questa storia, fornendo ad alcuni finti sopravvissuti di vivere i propri 15 minuti di gloria, inventando di sana pianta di essere marinai scampati al disastro della nave. Anche Sir Arthur Conan Doyle prese spunto da questa storia per un breve racconto, riportando luce e curiosità intorno alle sorti della Mary Celeste.

Certo è che le indagini vennero chiuse e archiviate il 25 Febbraio 1873. Stesso anno in cui furono ritrovate in mare due scialuppe, una battente bandiera americana con cinque corpi a bordo, mai riconosciuti. La nave dopo la scomparsa dell’equipaggio fu venduta più volte (si succedettero ben 17 proprietari) e nessun marinaio volle più salirci a bordo. La sua maledizione continuò fino alla fine quando nel 1885, venne fatta affondare dal suo ultimo Capitano, Gilman Parker, che aveva organizzato l’incidente per accaparrarsi i soldi dell’assicurazione. Ma non ottenne nulla, perché la compagnia assicurativa aveva intuito la frode e lo portò in tribunale, vincendo anche la causa.

Nel 2001, Clive E. Russel – scrittore di libri d’avventura e fondatore della Numa (National Underwater Marine Agency – fondazione no profit specializzata nei recuperi e identificazioni dei relitti marini storici) con un suo team, scoprì in un reef sulla costa Haitiana i resti di un relitto che sembrava essere la Mary Celeste. Ci fu molta curiosità intorno al ritrovamento, ma quello che inizialmente era stato dato per certo, indagini dendrocronologiche (tecniche basata sullo studio del conteggio degli anelli di accrescimento annuale degli alberi) ne hanno evinto un’altra verità, ovvero: il relitto trovato da Russel non era la Mary Celeste.

Il mare continua a custodire il relitto e la sua maledizione. Mentre le onde cullano ancora la verità sulla fine dell’equipaggio, del Capitano Briggs, di sua moglie Sarah, della piccola Sophia Matilda e del loro amento, custodendone le sorti. Lasciando sulla terra ferma solo congetture e tristi supposizioni.

Fonti:

  • Nautica Report: “Mary Celeste: la nave fantasma”
  • Daylinautica: “Il mistero della Mary Celeste” (Parte: I,II,II)
  • Gli Appartamenti di Ema: “Il Mistero della Mary Celeste”
  • Enigmi del Mondo: “Il mistero della scomparsa dell’equipaggio della Mary Celeste”
  • Vanilla Magazine: “Il mistero della nave fantasma il cui equipaggio svanì nel nulla”

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Amelia Settele

Ciao, mi chiamo Amelia Settele! Amo viaggiare, leggere e scrivere. Cito una frase di Tiziano Terzani – uno dei miei scrittori preferiti – perché mi rappresenta tantissimo: Ho scoperto prestissimo che i migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo, senza chiedere nulla.


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