Con l’ordine del 16 marzo 2022 rivolto alla Russia di sospendere le attività belliche in Ucraina la Corte Internazionale di Giustizia ha posto una pietra miliare anzitutto nella questione ucraina ma anche nella gestione dei rapporti internazionali per il futuro. Andiamo con ordine, però.

Poiché la Russia ha invaso l’Ucraina adducendo il pretesto, uno dei tanti, di dover salvaguardare le popolazioni russofone dalle violenze perpetrate dagli ucraini nei loro confronti stupisce scoprire che nel frattempo Putin e il suo entourage si siano rivolti anche alla Corte Internazionale di Giustizia per far condannare il governo di Kiev per genocidio.

Almeno questa era l’intenzione di Mosca.

La Corte Internazionale di Giustizia è un organo dell’O.N.U. la cui giurisdizione è di fatto estesa a tutti i membri che aderiscono alle Nazioni Unite.

Semplificando si potrebbe dire che la Corte Internazionale di Giustizia è il supremo organo giudiziario dell’O.N.U. e che ha voce in capitolo su tutte le dispute che dovessero insorgere fra i paesi membri delle Nazioni Unite.

La Federazione Russa si era dunque rivolta alla Corte accusando l’Ucraina di genocidio, peccato che la Corte stessa abbia rimandato al mittente l’accusa poiché non vi sono prove che l’Ucraina abbia operato una qualsivoglia forma di genocidio nei confronti delle popolazioni russofone del Donbass e già questo sarebbe di per sé uno smacco non da poco per Putin e il governo di Mosca.

Ma la Corte Internazionale di Giustizia non si è limitata a questo.

Facendo seguito alle richieste della controparte, l’Ucraina appunto, ha ordinato alla Federazione Russa di interrompere le attività belliche in quanto illegittime.

Infatti è stato chiarito senza ombra di dubbio che anche se vi fosse stato un reale genocidio la Russia, né nessun altro, avrebbe avuto il diritto di intervenire militarmente per punire gli eventuali colpevoli.

Dunque l’invasione russa in Ucraina è totalmente fuori da ogni possibile giustificazione, anche solo vagamente formale, a livello internazionale.

E a dirlo è il supremo organo giudiziario delle Nazioni Unite.

Ovviamente l’ordine di bloccare le attività belliche resterà lettera morta, perché la Corte non ha i mezzi né la possibilità di farlo eseguire, ma a livello politico è un macigno appeso al collo della credibilità del Cremlino e di Putin in particolar modo.

Questo ordine se non avrà ripercussioni sulla guerra ne avrà invece molte sui rapporti internazionali della Russia nel futuro.

Ora più che mai le sanzioni internazionali contro la Russia hanno anche un ombrello giuridico, oltre che etico e politico, e sarà sempre più difficile per quei paesi attendisti come la Cina stare alla finestra a guardare, magari per saltare sul carro del vincitore al momento opportuno.

Paradossalmente la follia di Putin sta ottenendo tutti gli effetti esattamente opposti a quelli che si era prefissato.

Putin voleva un’Ucraina russificata e ha invece innescato uno spirito patriottico al di là di ogni previsione (persino il sindaco di Dniepro che è russo, figlio di genitori russi, ha dichiarato che combatterà fino all’ultimo l’invasione russa per difendere la sua patria, l’Ucraina!).

Putin voleva lontane l’Unione Europea e la N.A.T.O. dall’Ucraina.

Per quanto concerne l’Unione Europea non solo non ha scongiurato la possibile adesione dell’Ucraina, ma ne ha accelerato il processo di presentazione della domanda (che altrimenti sarebbe stato molto più lungo e incerto), senza tener conto che involontariamente Putin ha reso più coesa e unita l’Europa e gli stati membri che sino a poche settimane fa litigavano su quasi tutto e ora parlano con un’unica voce in politica estera e discutono di formare un esercito comune europeo,

Per la N.A.T.O., se è stata esclusa la possibile adesione da parte Ucraina, adesione che in verità non è mai nemmeno stata presa in considerazione, Putin è riuscito a risvegliare l’Alleanza Atlantica che sembrava sonnecchiare ripiegata su se stessa ed ora la Russia si trova decine di migliaia di soldati dell’Alleanza Atlantica a pochi chilometri dalle sue frontiere con un apparato militare assai più avanzato tecnologicamente rispetto a quello russo in allerta massima pronto a rispondere a eventuali aggressioni militari da parte dei russi.

Putin voleva spaccare le alleanze occidentali per dettare legge in Europa e per farlo si è appoggiato alla Cina e ha ottenuto di riavvicinare moltissimo gli stati europei fra di loro e tutti insieme agli Stati Uniti (e dopo Trump non era scontata la cosa) e sulla Cina staremo a vedere, ma chissà che lo zar russo non si sia cacciato nel sacco dell’imperatore cinese!

Infine, forse non era voluto da Putin ma ha rivitalizzato il presidente americano Biden che era in crisi spaventosa di popolarità in patria e ora ha almeno riacquistato uno spessore internazionale e unificato sia il Congresso che gran parte della nazione nel sostegno all’Ucraina.

Se a tutto ciò si somma lo stallo militare, gli errori tattici e il numero di vittime stimate dai paesi occidentali fra le fila dell’esercito russo vien da chiedersi come mai nessuno al Cremlino, o negli stretti dintorni non abbia ancora invocato la celeberrima “influenza moscovita” dei tempi della Guerra Fredda quando per sostituire un capo divenuto scomodo lo si “ammalava” di influenza per poi mettere qualcun altro al suo posto un congruo tempo di degenza e prematura scomparsa dell’ex leader.

Forse pensare a un prepensionamento in qualche sperduta dacia senza indirizzo né connessione internet per Putin sarebbe, dal suo punto di vista, un atto di saggezza e lungimiranza, soprattutto verso se stesso oltre che per il mondo intero.

Oltre forse a salvargli la vita!

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Per approfondire leggi il libro di E.T.A. Egeskov: Invasione russa in Ucraina: Nuova Cortina di Ferro?

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