→ Il ricatto russo dell’uso delle armi nucleari tattiche a seguito dei referendum di annessione degli Oblast ucraini occupati sarà un problema cruciale nei prossimi giorni e settimane e metterà subito a dura prova il nascente governo italiano visto che le posizioni in merito, all’interno dei vari schieramenti, non sono poi così limpide e chiare.

Il ricatto russo dell’uso delle armi nucleari per gabbare il diritto internazionale!

Che strana coincidenza direbbe qualcuno!

Che assurda ironia della sorte commenterebbe qualcun altro!

Che pessimo tempismo forse sarebbe più giusto dire…

Se in Italia la polemica verte su uno dei leader politici di più lungo corso che se ne esce con una frase quantomeno improvvida, giusto per rispetto alla sua età altrimenti sarebbe stato più corretto dire farneticante, in quattro Oblast ucraini, e occorre sottolineare ucraini, le forze di occupazione russe stanno costringendo i residenti a votare a favore dell’annessione alla Federazione Russa.

Se ti trovi i soldati armati che ti portano le schede direttamente dentro l’uscio di casa cosa vuoi votare se non l’annessione alla Russia?

Non ci vuole certo un genio per comprendere che al di là del diritto internazionale comunque sia questi referendum sono delle farse alle quali il mondo assiste impotente e allibito.

Vi è poi la questione del diritto internazionale sulla quale non vale nemmeno la pensa soffermarsi più di tanto vista l’evidenza della nullità giuridica di tale referendum.

Lo ha affermato ufficialmente anche il segretario generale dell’O.N.U. Guterrez e a modo loro lo stanno dicendo anche i cinesi (il che è tutto dire) affermando che non riconosceranno in alcun modo l’esito referendario in Lugansk, Donestsk, Zaporiha e Kherson.

E allora?

E allora il problema non è la validità o meno dei referendum, validità alla quale probabilmente non crede nemmeno il Cremlino stesso.

Il problema vero sono le conseguenze che derivano dall’inevitabile Sì all’annessione alla Federazione Russa.

Secondo la dottrina di Mosca una volta “annessi” (le virgolette sono d’obbligo in questo caso anche se non le amo molto per la verità) i territori che hanno votato questi diventeranno parte del territorio russo a tutti gli effetti e Mosca si arroga il diritto di difenderli a tutti i costi, anche con l’utilizzo di armi non convenzionali, anche attraverso l’uso di armi nucleari tattiche.

Ed ecco il vero problema, il bluff che probabilmente Putin sta giocando con l’Occidente quasi fosse un giocatore di poker professionista.

Ha anticipato i referendum prima che gli ucraini riconquistassero altre porzioni di territorio e ora minaccia il mondo dicendo “toccate quei territori che ora sono russi e io scateno l’inferno”.

Il fatto che in occidente sempre più voci si stiano levando per concedere a Putin una sorta di vittoria, seppur monca, la dice lunga sulla bontà della strategia del Cremlino e le parole del fondatore di Forza Italia forse non sono arrivate a caso e non si tratta di mere coincidenze.

Ciò che occorre ricordare però è il valore della posta in gioco.

Nel confronto con la Russia di Putin c’è molto di più del prezzo del gas o di quello del petrolio, dell’inflazione che rischia di galoppare o di inevitabili sacrifici ai quali dovremo andare incontro.

Ciò che davvero dovrebbe preoccuparci è il fatto che un autocrate con una forza militare sufficiente possa svegliarsi un giorno, invadere una porzione di uno stato indipendente, far votare un referendum farsa e annettersi quei territori senza che nessuno dica nulla.

Putin l’aveva già fatto con la Crimea e allora avevamo chiuso gli occhi pensando che in fondo c’erano ragioni storiche e l’Ucraina era lontana e che il gas ci serviva, eddai!

Tanto tutto si sarebbe risolto lì.

Il 24 febbraio ci siamo svegliati come fossimo precipitati in un incubo e solo la fermezza occidentale nel rifornire di armi l’Ucraina ha impedito ai russi di dilagare oltre Kiev siano ai confini dell’Unione Europea.

La lezione di Hitler con l’annessione dell’Austria, l’invasione della Cecoslovacchia non ci hanno insegnato nulla.

Allora era servita l’invasione della Polonia per ridestare le cancellerie europee dal torpore e dalla paura di schierarsi e oggi?

Gli ucraini non si fermeranno certo dopo i referendum e continueranno a tentare di riconquistare i territori occupati illegalmente dai russi.

E noi occidentali che faremo?

Avremo paura delle minacce russe di utilizzare le armi nucleari e ci tireremo indietro oppure continueremo a sostenere le legittime istanze di un paese ingiustamente invaso da una forza straniera?

Fra poche ore si apriranno le urne che daranno vita a una nuova legislatura e a un nuovo governo. Al di là delle frasi di circostanze espresse a livello internazionale dal governo in carica il timore che l’Italia possa cambiare indirizzo rispetto alla crisi ucraina c’è e certe sortite poco felici ascoltate in queste ore non fanno ben sperare.

Ma in gioco c’è molto di più di una poltrona da leader italiano, in gioco c’è il destino del mondo di domani, di quello dei nostri figli e dei loro figli.

Se avremo una visione miope potremmo dover rivivere pagine di storia che credevamo di aver chiuso per sempre nei libri di testo!

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