Ormai siamo quasi a quattro mesi di guerra in Ucraina e come era logico che fosse pian piano le notizie dal fronte hanno cominciato a diradarsi per far posto ad altre news, dall’interno o dall’estero, leggere o impegnate, ma che occupano notiziari, giornali, talk show e siti di informazioni online al posto dei resoconti dal fronte e delle notizie dei cannoneggiamenti e dei bombardamenti.

È fisiologico che ciò accada, niente può restare in prima pagina per sempre e in questo tempo dove tutto si consuma velocemente quattro mesi sono già un’eternità.

Questa considerazione è stata sicuramente fatta dal Cremlino quando ha lanciato l’offensiva, non solo militare ma anche mediatica.

La forza di una non democrazia come quella russa (ma anche quella cinese tanto per non toccarla piano) è anche data dal fatto che ha il tempo per far digerire alla propria popolazione scelte impopolari, tanto non possono protestare i cittadini di quelle autocrazie.

In occidente, nelle nostre sgangherate democrazie, invece, l’opposizione della piazza si fa sentire eccome.

Ed ecco che se il prezzo della benzina sale allora sempre più gente invita gli ucraini ad arrendersi a Putin pur di far finire questo stillicidio di rialzi.

Se il gas comincia a scarseggiare dai gasdotti russi ecco che l’opinione che a Putin vada concesso comunque qualcosa, nonostante abbia violato tutte le regole del diritto internazionale, prende sempre più piede confidando così di poter tornare allo status quo e non preoccuparsi di dover stare attenti al riscaldamento in inverno.

L’elenco potrebbe continuare a lungo a non voglio tediare oltre chi mi sta leggendo.

Chiedo solo uno sforzo di immaginazione.

Proviamo a pensare di lasciare gli ucraini da soli, senza più invio di armi. Cosa accadrebbe?

Nel giro di settimane, mesi al massimo, la Russia invaderebbe ogni oblast ucraino, russificherebbe ogni singolo villaggio e gli ucraini contrari al regime russo dovrebbero fuggire altrove, principalmente nel nostro già tanto mal messo occidente europeo (trenta/quanta milioni di ucraini in fuga potremmo sopportarli economicamente, socialmente, demograficamente?).

Continuiamo a fantasticare e diciamo che in qualche modo quegli ucraini fuggiti dalla loro madrepatria riusciremmo in qualche modo a integrarli. E pazienza se avremmo sulla coscienza la scomparsa di uno stato indipendente (non sarebbe la prima volta peraltro).

Pensiamo davvero che tutto tornerebbe come prima? Qualcuno è davvero disposto a pensare che Putin non aggredirebbe anche la Georgia e la Moldavia a quel punto? Se non siamo andati sino in fondo con l’Ucraina perché dovremmo farlo per la piccola Moldavia e la lontana Georgia?

Vabbè, dirà qualcuno, pedine sacrificabili sullo scacchiere internazionale come storia insegna. Cinico ma non certo una novità. E poi, tutto come prima?

Ma davvero c’è qualcuno disposto a credere che a quel punto Putin, o chi dovesse succedergli, si direbbe soddisfatto e bene, torniamo tutti amici come prima come nulla fosse accaduto?

Lituania, Lettonia, Estonia sicuramente sarebbero le prime a temere un’azione di forza russa ma non sarebbero le sole.

Senza contare le ingerenze non armate, dai cyber attacchi alle lobby economiche russe che avrebbero campo libero in occidente.

E vogliamo parlare della Cina?

Qualcuno vuole davvero illudersi che di fronte a un Occidente remissivo non avrebbe il coraggio di aggredire Taiwan con un’invasione armata?

E si limiterebbe solo alla contesa isola nazionalista cinese o a quel punto vorrebbe allargare i propri interessi non solo commerciali nel Mar della Cina e in direzione del Pacifico?

A tutti i pacifisti dell’ultima ora chiedo di farsi un esame di coscienza e chiedersi se davvero la pace si ottiene rinunciando ad armare chi si sta difendendo!

Pacifismo per me non è lasciare campo libero al più forte, ma rinunciare alla forza per far valere i propri interessi. Ma se la forza serve per difendersi o difendere chi è vittima di un sopruso, purché commisurata e nel rispetto delle regole internazionali non solo è legittima ma è addirittura necessaria.

Chi non è ancora convinto provi a rileggersi gli scritti di Gandhi sulla non violenza e sul diritto all’autodifesa e poi ne riparliamo. E non ho citato un presidente USA guerrafondaio né tanto meno il primo politico arrivista capace di tutto per un voto in più ma il padre della non violenza che tra Sudafrica e India di situazioni complesse ne aveva vissute parecchie!

Per leggere gli articoli correlati visita la pagina POLITICA E ATTUALITÀ:

Per approfondire leggi i libri di E.T.A. Egeskov con un click:

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.