Siamo ormai giunti al nono giorno di guerra in Ucraina e la situazione sul campo sembra delinearsi man mano con maggior chiarezza.

L’obiettivo dei russi pare sia occupare militarmente l’Ucraina e lo stanno facendo cingendo d’assedio le principali città, strozzandole di fatto con l’isolamento dal resto del territorio e costringendole o alla resa o a una condizione di sempre maggior precarietà che porterà comunque in un futuro prossimo alla resa.

Naturalmente la presa di Kherson non è paragonabile a ciò che potrebbe accadere a Odessa, a Mariupol o peggio ancora a Kiev. Soprattutto nella capitale e nella città portuale del Mar d’Azov la presa della città da parte dei russi non sarebbe indolore e avrebbe un prezzo da pagare, in termini di vite umane, sia civili che militari su ambo i fronti, al momento non quantificabile ma sicuramente molto alto. Decisamente più di quanto accaduto a Kherson o in altri piccoli centri ormai in mano ai russi.

Ma la strategia di Putin sembra chiara, asfissiare l’Ucraina, portarla allo sfinimento con gli assedi e i bombardamenti e costringerla alla resa o alla capitolazione definitiva.

Il fatto che sia tornato a circolare il nome di Janukovič sembra confermare i timori dei primi giorni di guerra sul fatto che la Russia voglia instaurare un governo fantoccio a Kiev, composto da personaggi legati a doppio filo con il Cremlino e da esso dipendenti, esattamente come è accaduto per Lukashenko in Bielorussia.

Dramma nel dramma di un paese che rischia di perdere la sua sovranità e indipendenza sono ora i profughi che già a centinaia di migliaia hanno varcato i confini dell’Unione Europea entrando in Polonia, Ungheria, Slovacchia e Romania. Ma l’O.N.U., attraverso la sua agenzia specializzata U.N.H.C.R. ha già stimato in almeno sette milioni i possibili profughi ucraini che si riverseranno in Europa nelle prossime settimane se la guerra dovesse continuare.

Dati da tragedia, da esodo biblico verrebbe da dire, ma dati che potrebbero anche essere stati stimati per difetto perché non è difficile immaginare che se le città ucraine cadranno in mano russa, via via i civili non impegnati nella resistenza, a partire da bambini, donne e anziani, cercheranno rifugio in Occidente ingrossando le fila dei rifugiati.

La domanda, però, che soprattutto noi europei dobbiamo porci è: se i russi dovessero vincere e sconfiggere totalmente la resistenza ucraina cosa accadrebbe di quel popolo che ha opposto una così fiera resistenza?

Sarebbe pensabile di poter restare in Ucraina sotto un regime semi-dittariale filo russo per coloro che hanno combattuto sino all’ultima cartuccia disponibile?

Non è logico intuire che una volta persa la guerra anche gli uomini che attualmente stanno combattendo in patria, almeno quelli che saranno sopravvissuti, tenteranno di sfollare in Occidente per raggiungere i propri cari?

E al di là dei numeri dei profughi di guerra, che potrebbero facilmente arrivare a superare i dieci milioni a quel punto, forse anche il doppio, qualcuno si è fermato a pensare che l’Ucraina si svuoterebbe degli ucraini, lasciando un immenso territorio in mano a popolazioni filo russe e/o russofone?

A questo punto il sospetto che forse il vero obiettivo di Putin fosse fin dal principio proprio questo comincia a farsi strada. In fondo la storia dell’Unione Sovietica è piena di esempi di intere popolazioni fatte migrare altrove per sostituirle con altre di etnia e lingua differente (un altro modo per reinterpretare il divide et impera) ma in questo caso avremmo la sostituzione di un intero popolo e a quel punto, trascorso un ragionevole periodo di tempo, in Ucraina potrebbe tenersi un referendum per aderire alla Federazione Russa, referendum che otterrebbe un “sì” scontato visto che non ci sarebbe più nessuno a votare contro così come è accaduto in Crimea dopo il 2014.

Che l’Europa si interroghi sui rischi che stiamo correndo e su dove sia il confine fra la realpolitik e la necessità di preservare il diritto alla libertà dei popoli, specialmente di quelli che a tutti gli effetti sono popoli europei.

Parafrasando una nota pubblicità che vedeva Renzo Arbore protagonista verrebbe da dire: meditate europei, meditate!

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Per approfondire leggi il libro di E.T.A. Egeskov: Invasione russa in Ucraina: Nuova Cortina di Ferro?

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