di Amelia Settele

Al confine tra il mito e la religione si consolida un culto che nasce dalle profondità del tempo, un credo religioso che per antonomasia è definito il “Credo degli Ultimi”. Maggiormente diffuso in Messico, negli ultimi anni però accoglie sempre più fedeli in tutto il mondo, soprattutto nelle Americhe Latine.

È il culto della Santa Muerte o Nuestra Senora della Santa Muerte che riflette e mescola elementi che vanno dalla Dea Atzeca della morte Mictecacihuatl, ad alcuni requisiti del Cristianesimo senza dimenticare le influenze apportate dal Palo Mayombe – uno dei tre filoni religiosi di origine Bantu che gli schiavi Africani portarono nel nuovo mondo, soprattutto nel Sud America, durante l’infausto periodo della tratta degli schiavi.

Dalla fusione di questi elementi, nel corso degli anni, si è concretizzata e fortificata questa pratica devozionale che oggi vanta circa 10 milioni di proseliti.

Ma chi è la Santa Muerte?

È una “Donna di Ossa” – uno scheletro femminile – le cui vesti assomigliano moltissimo alla Vergine Maria.

L’iconografia più classica la vede abbigliata con lunghi abiti e uno spesso mantello (che ricorda le donne del medioevo) e che varia colore a seconda delle esigenze: dal rosso per l’amore, al verde per il lavoro o i problemi legali, al giallo per il denaro e così via. Oltre al colore del mantello ci sono altri simboli che troviamo nella raffigurazione della Santa Muerte: la corona di spine, la falce, la sfera o la bilancia.

Viene chiamata: Milagrosa (miracolosa) e i fedeli la invocano anche come Nina Blanca (la bimba bianca), la Flaquita (la magrolina), la Donna Poderosa (la donna possente). Tutti appellativi che accompagnano le preghiere mentre gli altari a essa dedicati, sono spesso adorni di doni come: sigarette, liquori, caramelle e altre cibarie che si accumulano accanto alla statua.

Per i suoi seguaci è una Santa. A lei si affidano gli “emarginati” della società che ne abbracciano il culto perché privo di giudizi o imposizioni. Nuestra Senora della Muerte accetta: l’aborto, l’eutanasia, l’utilizzo dei contraccettivi, non giudica crimini né tantomeno critica chi li commette.

Lei accoglie tutti: dalla gente più umile ai più pericolosi criminali, senza distinzione alcuna.

Oltre alle classiche offerte da lasciare sugli altari dedicati, anche nelle proprie abitazioni i fedeli devono avere un santuario casalingo, dove lasciare una rosa rossa ogni qual volta si richieda un favore. Se la rosa appassisce nel giro di una notte, la richiesta è stata accettata e Nuestra Senora della Muerte intercederà per loro. Non bisogna abbracciare il suo credo con leggerezza e superficialità, oppure chiedere un favore senza ottimi motivi, perché qualora lo Scheletro Velato si sentisse trascurato o capisse che la richiesta è immotivata, produrrebbe conseguenze catastrofiche (come la morte di una persona cara) verso il suo frivolo seguace.

La storia narra che nel 1960 a Veracruz, la Santa Muerte apparì a un bracciante chiedendogli di divulgare e diffondere il suo culto nel resto del Messico. Attirò sin da subito molti fedeli soprattutto quelli provenienti dai Barrios più poveri (quartieri popolari in periferia). Il Barrio che – da sempre – viene considerato come se fosse il “San Pietro” di Nuestra Signora della Muerte è quello di Tepito, a Città del Messico. È usanza comune credere che il primo altare pubblico dedicato alla Donna di Ossa, sia stato eretto proprio lì. È uno dei quartieri più degradati e poveri di tutta la Nazione, dove regnano incontrastati i cartelli dei narcos e dove la Polizia entra pochissimo per evitare rappresaglie e morte. La maggior parte dei suoi abitanti ha precedenti penali e le difficoltà economico-sociali sono immense. Eppure da più di 25 anni la devozione verso la Santa Muerte è radicata e profonda e si manifesta concretamente ogni primo martedì del mese quando a Via Calle de Alfarerìa 12, migliaia di fedeli – rispettosamente in fila – attendono il proprio turno per inginocchiarsi dinnanzi all’altare per pregare e lasciare doni in suo onore. In un tempio senza mattoni, immaginario, si rafforza sempre di più questa liturgia, fondata solo sulla profonda affezione dei credenti.

Con il passare del tempo, i devoti alla Donna di Ossa, hanno iniziato persino a tatuarla sulla propria pelle, a protezione e per devozione. Rendendola anche un segno di riconoscimento, soprattutto per chi appartiene ai cartelli dei narcos. Un’effige tatuata che ormai viene identificata dalle forze dell’ordine come indizio per definire il soggetto che la porta impressa sulla pelle, automaticamente pericoloso per la società.

Molto spesso i Messicani che hanno tatuato la Santa Muerte incontrano serie difficoltà anche nel passare la frontiera con gli Stati Uniti d’America. Il loro tatuaggio è un marchio, un sigillo che li rende improvvisamente “persona non gradita”. Ma chi ha il tatuaggio non è per forza un malavitoso e viceversa.

Da sempre osteggiata dalla Chiesa che non la riconosce in nessuna definizione e ne condanna il culto (per le troppe influenze pagane e le chiare posizioni etiche che sono lontane anni luce dal Cattolicesimo) ne continua monitorare l’andamento perché i proseliti al culto aumentano, e se prima veniva celebrata solo privatamente in quanto clandestina, dagli inizi del 2000 – specialmente a Città del Messico – il culto è diventato folkloristico ma soprattutto pubblico, con la nascita di sempre maggiori organizzazioni legate alla Santa Muerte.

Quello che è certo, è che oltre il folklore e le offerte ci sono migliaia di uomini e donne che rifugiano e rispettano la Madonna della Morte, a cui dedicano con devozione sussurri e speranze, forza e volontà. La Santa Muerte rappresenta l’unione (im)perfetta tra le antiche e mai dimenticate religioni pagane e le influenze religiose e culturali importate dai Conquistadores.

El que apura su vida, apura su muerte.” Antico proverbio Messicano (Colui che accelera la sua vita, accelera la sua morte.)


Fonti:
  • Il Giornale.it: “Il culto della Santa Muerte amata da narcos e banditi”
  • La Gente d’Italia.it: “La Nuestra Señora de la Santa Muerte”
  • ConsulPress: “Nostra Signora della Santa Morte”

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Amelia Settele

Ciao, mi chiamo Amelia Settele! Amo viaggiare, leggere e scrivere. Cito una frase di Tiziano Terzani – uno dei miei scrittori preferiti – perché mi rappresenta tantissimo: Ho scoperto prestissimo che i migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo, senza chiedere nulla.


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