La questione relativa alla rinuncia al gas russo da parte dell’Europa e in particolar modo da parte di Germania e Italia, le due nazioni più dipendenti dalle forniture siberiane, mette in luce anche se in modo indiretto una questione di fondo della democrazia, ovvero la capacità del buon governo al di là dei sondaggi del momento e della ricerca ossessiva del consenso.

Le parole pronunciate dal nostro primo ministro, Mario Draghi, hanno fatto sorridere molti e non v’è dubbio che a volte le espressioni utilizzate dall’ex governatore della BCE possano sembrare un po’, per così dire, ruvide, ma è altrettanto vero che dietro quella mancanza di forma e forse anche di eleganza si nasconde molta sostanza.

La battuta sulla rinuncia ai condizionatori per poter ridurre l’acquisto di gas russo e dunque ridurre il finanziamento indiretto alla guerra russa in Ucraina ha messo in rilievo come la classe dirigente (e volutamente non uso il termine “politica”) debba avere il coraggio di illustrare al popolo quali sono le strade percorribili e per quale motivo occorre a volte fare scelte impopolari.

Ecco, l’ho scritto, quel tabù della politica che si chiama impopolarità.

Perché quando l’obiettivo della classe dirigente, nello specifico quella che viene eletta (dal rappresentante di classe dell’asilo sino al parlamento), è anzitutto la ricerca del consenso volto a garantirsi il rinnovo della carica o la possibilità di passare a una carica di maggior prestigio/potere allora il ruolo vero della politica è stato tradito ed è venuto meno.

Chi viene eletto, o chi si ritrova a governare anche senza un’elezione diretta come capita talvolta (e permettetemi di puntualizzarlo: governare legittimamente anche senza un’elezione dato che è previsto dalla nostra costituzione che il Presidente del Consiglio sia nominato dal Presidente della Repubblica sentite le rappresentanze politiche presenti in Parlamento!) come appunto è il caso di Mario Draghi, ha il dovere di pensare al bene collettivo, ovvero a quello dell’Italia e degli italiani, prima ancora della proprio poltrona e della possibile rielezione o nuovo incarico istituzionale.

Sembra scontato dirlo ma non lo è.

Se ripercorriamo la storia politica italiana, specialmente di questi ultimi decenni, non è difficile comprendere come molte delle scelte politiche siano state fatte seguendo i sondaggi del momento e pensando a massimizzare la raccolta voti per l’elezione di turno, che fossero politiche, regionali, comunali o per il Parlamento Europeo di volta in volta.

In una democrazia parlamentare come quella italiana il popolo delega a un numero circoscritto di persone, i parlamentari appunti, il compito di decidere per il bene del Paese, promulgando leggi, dando indirizzi politici, facendo scelte anche in campo internazionale.

Questa delega comporta anche un ruolo di responsabilità, ovvero il coraggio anche di essere impopolare se le scelte da operare per il bene di tutti potrebbero non trovare il gradimento immediato di una parte della popolazione.

Governare di pancia, come si suol dire, non è mai un bene, né per chi governa, né per chi è governato!

Se volessimo una democrazia plebiscitaria dovremmo cambiare le leggi e fare in modo che il popolo tutto possa esprimersi su ogni questione e accettare il volere della maggioranza.

Spoiler immediato: non funziona!

Perché una democrazia diretta in forma assoluta genera immediatamente il caos.

Non ci credete?

Prendete un gruppo anche piccolo di persone, che ne so, i genitori di una classe delle elementari, e fate scegliere a loro in forma di democrazia assoluta come organizzare la festa di Natale a scuola.

Chi ha figli in età scolare o li ha avuti sa quale sarebbe l’esito di un simile esperimento.

Per gli altri facile intuirlo: il caos e la discordia.

Anche votando a maggioranza si avrebbero persone che non rinuncerebbero alle proprie idee screditando quanto scelto dagli altri in un caos senza fine.

Ecco perché le feste di Natale dei nostri piccoli studenti le organizzano gli insegnanti, con il supporto e l’aiuto dei genitori, ma con una guida, magari contestabile, ma capace di decidere e di indirizzare i lavori da svolgere.

Mario Draghi con quella battuta forse non troppo felice ci ha chiesto, a ciascuno di noi italiani, se siamo disposti a fare qualche sacrificio per un bene superiore, ovvero la difesa della democrazia.

E non solo in linea astratta, quella ucraina, ma la nostra, quella dell’Italia e di noi italiani.

A chi sostiene che non è affar nostro quanto accade in Ucraina ricordo che se il mondo non si fosse voltato dall’altra parte nel periodo fra le due guerre mondiali forse in Italia e in Germania non avremmo assistito a tutti gli orrori che abbiamo conosciuto e letto nei libri di storia e magari la Seconda Guerra Mondiale sarebbe stata diversa, non dico che non ci sarebbe stata del tutto, ma forse non con tutti quegli orrori (e penso soprattutto ai campi di concentramento) che abbiamo conosciuto.

Basta spegnere il condizionatore quest’estate per far fermare la guerra?

Ovviamente no, magari bastasse così poco.

Ma di sicuro l’impegno personale di ciascuno di noi a ridurre i consumi energetici aiuterebbe il nostro Paese ad affrancarsi dalla dipendenza dal gas russo e questo creerebbe un circolo virtuoso dove i minori introiti da gas, petrolio e carbone per la Russia porterebbe la Federazione Russa ad avere meno liquidità da spendere in armamenti e dunque ad accorciare o almeno alleggerire la pressione bellica in Ucraina.

Di contro il malcontento che si genererebbe nel popolo russo per i disagi economici potrebbe portare a un risveglio civico e politico anche nelle masse e la presa di coscienza da parte dei russi che l’uomo forte al comando non è quasi mai un bene per il popolo.

Ai nostri governanti spetta invece il compito di studiare strategie di autosufficienza energetica, e aggiungo anche alimentare, e per questo li abbiamo eletti o sono stati legittimamente nominati e incaricati, anche a costo di apparire impopolari e magari perdere consenso e ridurre lo share del loro gradimento nei sondaggi.

A noi singoli cittadini l’onore di dare l’indirizzo primario a chi ci governa cominciando nel nostro piccolo a dimostrare loro che sappiamo anche guardare oltre il nostro piccolo giardino di casa e che le rinunce e le fatiche possono essere sopportate quando hanno una finalità alta ed è chiaro il percorso da compiere e dove ci porterà.

Se chi ci governa non deve avere paura di apparire impopolare quando agisce per il bene della collettività a noi cittadini il compito di non pretendere sempre ciò che pensiamo sia giusto “di pancia” ma saper guardare oltre pensando che il bene di tutti non sempre è quanto piace a noi qui e ora!

Già solo il fatto che i russi facciano evacuare da Mariupol solo i cittadini stranieri relegando gli ucraini residenti in quella città a una morte di stenti, di freddo e di malattia (sono settimane che non hanno acqua potabile, scarseggia il cibo, vivono rintanati nei bunker e chissà in che condizioni igieniche e di salute visto che di fatto anche la possibilità di curarsi è ridotta all’osso) basterebbe a dimostrare quanto poco credibili possano essere le parole di Labrov e degli altri esponenti russi.

O ci siamo dimenticati che poche ore prima di invadere l’Ucraina lo stesso Putin aveva ripetuto per l’ennesima volta che aver ammassato quasi duecentomila soldati ai confini ucraini era solo per normali esercitazioni militari e che mai e poi mai avrebbe superato il confine in armi?

A chi si arrovella nel calcolare giorni fra evacuazione russa e rinvenimento dei cadaveri sarebbe opportuno ricordare che riprendere una città occupata da una forza nemica non è come rientrare a casa dalle ferie con l’unica incombenza di disfare le valigie e fare il bucato del rientro.

Non sarebbe insensato pensare che la scoperta dei cadaveri sia avvenuta anche giorni dopo che i russi se ne sono andati, perché occorre rientrare con cautela, bonificare ogni singolo isolato dalla possibile presenza di cecchini nemici rimasti in città, per non parlare delle possibili mine e altri ostacoli lasciati dai russi.

Naturalmente se la storia ci dirà che si è trattato di una montatura allora il giudizio in merito a questo singolo fatto sull’operato ucraino sarà duro e senza condizioni. Riprovazione assicurata sin da ora.

Ma considerando anche le prove satellitari recentemente fornite anche dal NY Times risulta difficile credere alla versione russa e fino a prova contraria, l’onere della prova per discolparsi di quanto accaduto a Bucha tocca ai russi.

Per quanto concerne l’invasione dell’Ucraina, che sta a monte di tutto questo, anche degli eccidi di Bucha, non c’è alcun bisogno di accertare alcunché: la storia è già stata scritta e Putin ha condannato il popolo russo a entrare nelle pagine dei libri di storia al pari di quello tedesco ai tempi di Hitler.

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