Sogni e altiforni – Piombino Trani senza ritorno di Gordiano Lupi e Cristina De Vita ha vinto il Premio della Giuria Letteratura e Impegno Sociale per la Narrativa Edita al Festival della Letteratura Sandomenichino di Marina di Massa. (FB: @ilfoglioletterarioedizioni – IG: @edizioni_ilfoglio – IG: @gordianolupi)

Sogni e altiforni – Piombino Trani senza ritorno

di

Gordiano Lupi e Cristina De Vita


già presentato al PREMIO STREGA 2018, Terzo al Premio Casentino


ha vinto il

Premio della Giuria Letteratura e Impegno Sociale per la Narrativa Edita


al Festival della Letteratura Sandomenichino di Marina di Massa

Un’epoca industriale tramontata fa da sfondo alle storie parallele del romanzo che Gordiano Lupi ha scritto a quattro mani con Cristina de Vita,Sogni e Altiforni (Acar Edizioni) e che porta un sottotitolo significativo: “Piombino-Trani senza ritorno”.  Il romanzo in realtà si può considerare una storia unica che ha due punti di vista, per molti aspetti tali da combaciare. Il doppio racconto, intenso e coinvolgente nella sua dimensione elegiaca, è un recupero del tempo passato con i suoi ricordi, con le sue promesse e con i suoi sogni, con le sue attese e illusioni poi andate perdute ma con una carica che, nonostante il bilancio negativo del presente, continua ad alimentare le ragioni della vita. Nella consapevolezza che il passato siamo noi e che è per noi vitale il vivere con i ricordi, non di ricordi. (Paolo Ruffilli)

Alcuni brani dal libro: Termino la doccia, mi vesto, preparo la borsa e saluto Leonardi. Un’occhiata distratta al campo sintetico del Valentino Mazzola, dipinto d’un verde innaturale, e riparto alla volta di Piombino, il gigantesco altoforno sullo sfondo che nasconde il ricordo del volto di mio padre. Mi pare di sentirlo ancora ripetere, al tavolino, dando le spalle al mostro d’acciaio: “Mica vorrai finire là dentro, anche tu, figlio mio?”. No, papà. No che non ci volevo finire. E tu lo sapevi. Ero nato per non arrendermi e per lottare. Adesso che sono tornato resto un uomo insoddisfatto, senza la cosa più importante, senza il sogno che non avrei dovuto abbandonare. Non posso rinunciare a un panorama di lamiere contorte, a un gigante dai piedi d’argilla che si specchia sul lungomare, perché quel mostro senza vita resta la sola certezza della mia vita. 

La mia generazione è nata con i finti tramonti dell’acciaieria, dispensati a ogni ora del giorno, ben dopo il crepuscolo, persino a notte fonda. Avevamo tutto da vincere e tutto da perdere, non immaginavamo che fosse possibile sbagliare quel che abbiamo sbagliato. Ma gli errori sono la vita, in fondo. E una vita senza errori è l’errore più grande. Abbiamo vissuto convinti che fosse così ovunque, un’infinita varietà di tramonti sui quali sognare a ogni ora del giorno, farsi riscaldare il cuore nei momenti di solitudine, perdersi cullando nenie di dolce abbandono. Il tramonto rosso sul mare e i tramonti della colata continua dell’Acciaieria, quel residuo ferroso maleodorante, ebbro di fascino antico, profumo di lavoro, sudore, lotte operaie, sentore di contestazioni e scioperi, licenziamenti ingiusti, fatica per andare avanti e sognare. Un sole rosso notturno che poteva persino commuovere, incomprensibile per una fredda borghesia vacanziera a caccia di ombrelloni e per il commesso viaggiatore in transito, mentre per noi era un momento fondamentale della vita, uno scadenzario del tempo, un simbolo delle ore che passavano lente. Tramonto e odore penetrante, frutto di braccia operaie,  sudore di gente afferrata agli scogli che degradano al mare, prezzo da pagare per veri tramonti marini e paranze in canale a caccia di totani, nelle sere di bonaccia. Era un mondo  compenetrato di mare e fumi, di acciaio e dolci sere d’autunno segnate dal maestrale, di libecciate impetuose e di scorie di ferro che volano nel vento, di sogni nati e sfumati con il triste scirocco, di maleodoranti mattine con il gusto amaro della fabbrica nelle narici. E c’era quel mare compagno delle nostre vite che ci ripagava di quel che mancava. Non avremmo mai cambiato i nostri tramonti, veri e irreali, con freddi lidi distanti dai nostri cuori.

Gordiano Lupi (Piombino, 1960). Collabora con Futuro Europa, Inkroci, Valdicornia News e altre riviste. Dirige le Edizioni Il Foglio Letterario. Traduce molti scrittori cubani. Tra i suoi lavori ricordiamo: Nero Tropicale, Cuba Magica, Quasi quasi faccio anch’io un corso di scrittura, Almeno il pane Fidel, FelliniA cinema greatmaster, Fame – Una terribile eredità, Storia del cinema horror italiano in cinque volumi, Soprassediamo! – Franco & Ciccio Story, Gloria Guida, il sogno biondo di una generazione, Tutto Avati – Il cinema di Pupi Avati. Ha tradotto La ninfa incostante di Guillermo Cabrera Infante (Sur, 2012). I suoi ultimi romanzi – Calcio e acciaio – Dimenticare Piombino (2014) e Miracolo a PiombinoStoria di Marco e di un gabbiano (2016) – sono stati presentati al Premio Strega. Blog di cinema: La Cineteca di Caino (http://cinetecadicaino.blogspot.it/). Blog di cultura cubana e letteratura: Ser Cultos para ser libres (http://gordianol.blogspot.it/). Pagine web: www.infol.it/lupi. E-mail per contatti: lupi@infol.it

Cristina de Vita (1970 Statte, Ta). Vive a Bari con la figlia Annalaura, laureata in Lettere e Filosofia con una tesi in Antropologia Sociale, amante dei libri e delle buone maniere, ha vinto alcuni concorsi di poesia nazionali ed esteri. Diverse collaborazioni in ambito turistico/culturale in Puglia: con Lucio Dalla per la realizzazione del Festival Il mare e le stelle alle isole Tremiti,  nell’ambito del Festival della Letteratura Spiagge d’autore ha curato gli incontri con Carlos Albert Montaner e Abbas Kiarostami. Ideatrice di incontri su Fernando Pessoa, ha curato il giro di presentazioni di Juan Martin Guevara con il suo libro Il Che, mio fratello. Collabora con testate giornalistiche e associazioni del territorio.  

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