25 novembre 2022, oggi ricorre la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne una giornata che in un mondo ideale non dovrebbe nemmeno esistere ma che non possiamo ignorare. Per questa ricorrenza Il salotto di Ceci Simo ha deciso di riproporre articoli già pubblicati che riguardano da vicino sia il mondo delle donne che quello della violenza o delle violenze che ancora vengono perpetrate ai loro danni. Un’occasione, in questo giorno, di leggere (per chi non lo ha ancora fatto) o di rileggere (per chi già segue i nostri articoli) di situazioni che non devono assolutamente cadere nel dimenticatoio o essere ignorate perché accadono ancora nonostante ci si proclami un mondo civile e moderno. Noi della redazione invitiamo tutti voi ad aiutarci a diffondere queste notizie e a sostenerci nella sensibilizzazione delle persone perché un giorno, in un futuro speriamo non troppo lontano, questa giornata possa diventare solamente un lontano ricordo e certe incresciose situazioni non debbano mai più ripetersi. Grazie in anticipo per tutto ciò che vorrete e potrete fare per aiutare noi ma, soprattutto, per aiutare a risvegliare le coscienze dormienti e dare una mano a tutte le donne che ne hanno bisogno!

Non si placano le manifestazioni esplose dopo i funerali di Mahsa Amini. La morte della ventiduenne ha incendiato il Paese e riacceso violente proteste per la condizione delle donne in Iran e per le ormai insopportabili violazioni dei diritti umani che vigono sotto il governo islamico. “Morte al dittatore” è uno degli slogan che le donne iraniane urlano a capo scoperto mentre bruciano i loro hijab e vengono caricate dalla polizia che spara sulla folla.

  • SOMMARIO
    • La miccia che ha acceso le proteste
    • Supporto e solidarietà da tutto il mondo
    • Una storia di violenza che si ripete
    • Come si è arrivati a un Iran tanto fragile?
    • Chi ne fa le spese è soprattutto il popolo

La miccia che ha acceso le proteste

Non è la prima volta che in Iran scoppiano proteste. E non è la prima volta che le donne scendono in piazza per contestare una condizione inaccettabile e, tra le altre cose, il codice di abbigliamento imposto dalla legge iraniana (che comprende anche l’obbligo di indossare l’hijab e coprire i capelli, n.d.a.).

Questa volta la miccia è stata accesa da un fatto di cronaca avvenuto a Teheran il 16 settembre 2022 quando Mahsa Amini è stata arrestata dalla “polizia morale” perché il suo hijab non copriva completamente i capelli (la notizia in questo articolo: Iran. Quando il velo può uccidere!).

Trattenuta per una “rieducazione” Mahsa Amini ha lasciato la stazione di polizia per essere trasferita all’ospedale di Kasra dove è morta dopo tre giorni di coma. Morte per arresto cardiaco è la versione ufficiale diffusa alla notizia, coma a seguito di torture e maltrattamenti è verosimilmente una possibile motivazione per la morte prematura di una giovane donna sana. La verità in merito a quanto sia realmente accaduto tra le mura di quella stazione di polizia probabilmente non ci sarà mai dato di saperlo, considerando quanto siano impenetrabili le istituzioni iraniane. La morte di Mahsa Amini ha acceso una miccia che è presto divampata in focolai di protesta che stanno incendiando l’Iran e che, questa volta, non sembra sia tanto facile spegnere, nemmeno con l’aiuto della violenza perpetrata e del sangue versato per mano delle forze dell’ordine.

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Supporto e solidarietà da tutto il mondo

Tutto il mondo si è sentito coinvolto nella terribile tragedia di Mahsa Amini. Le proteste esplose dopo il funerale della ragazza curda stanno trovando solidarietà e sostegno anche da capi di Stato come il presidente americano Joe Biden che ha dichiarato che “gli Stati Uniti sono al fianco delle coraggiose donne iraniane”.

Anche l’ONU si è detta “preoccupata” per la situazione attuale e ha emesso un comunicato dell’Alto Commissariato in cui viene richiesta una indagine sulla morte della giovane donna e dove si legge: “L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani ad interim, Nada Al-Nashif, ha espresso preoccupazione per la morte in custodia di Mahsa Amini – arrestata dalla polizia religiosa iraniana in applicazione di regole rigide sull’hijab – e per la reazione violenta delle forze di sicurezza alle manifestazioni che ne sono seguite”.

Oggi, a distanza di giorni della scintilla che ha acceso la miccia, ancora l’indignazione e le proteste non sembrano volersi placare, proteste in Iran ma anche in altre parti del mondo, tra cui anche in Italia. A Milano, martedì 20 settembre 2022, oltre cento persone sono scese in piazza Cordusio e hanno protestato contro l’integralismo islamico. Iraniane e iraniani ma non solo. E anche in piazza Cordusio molte ragazze armate di forbici si sono tagliate i capelli e hanno bruciato il loro hijab, come stanno facendo numerose donne negli ultimi giorni e come testimoniano i tantissimi video che girano per la rete e nei canali social.

Le forze dell’ordine iraniane stanno cercando di soffocare i tafferugli nella violenza e nel sangue sparando direttamente sulla folla di manifestanti, si sono susseguiti centinaia di arresti e si contano diversi morti negli scontri. Una situazione di fermento e intolleranza chiaramente preoccupante anche per il governo iraniano che ha deciso di bloccare l’accesso a social network come WhatsApp e Instagram nel Paese. La Bbc, nel frattempo, ha rilanciato un video che mostra degli attivisti a Teheran armati di bombolette spray con cui cancellano la parola Hijab dal cartello stradale che indica Hijab Street e vi scrivono Masha in nome di Masha Amini. Partendo dai centri nevralgici di Teheran e Saqez (luogo di nascita di Mahsa Amini, n.d.a.) le donne hanno cominciato ad alzare la testa e dire: “Basta!” contro la dittatura del velo.

La nazione sta insorgendo… ancora una volta!

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Una storia di violenza che si ripete

Le proteste non si arrestano e i manifestanti puntano in alto chiedendo l’abolizione della “polizia morale” nel Paese. Al momento della stesura di questo articolo il numero di feriti in Iran, per mano delle forze armate, ha superato le centinaia e quello dei morti le decine. Una storia di violenza che agli occhi noi occidentali, però, diventa uno scenario inconcepibile pur cercando di contestualizzare la vicenda all’interno di una cultura lontana dalla nostra e di un regime chiuso e impenetrabile come quello iraniano.

Un contesto di repressione e violenza che si è già verificato e si ripete da decenni nel Paese. Basti pensare alla rivolta degli studenti di Teheran del 1999 e alla reazione delle forze dell’ordine che hanno trasformato in una sorta di guerriglia urbana. Oppure alla brutale uccisione di Neda Agha-Soltan, studentessa di filosofia, avvenuta nel 2009 durante una protesta contro l’esito sospetto delle elezioni presidenziali. Un omicidio ripreso da un filmato amatoriale che è diventato virale e ha avuto una eco in tutto il mondo. Ma le vicende di violenza sono sia pubbliche che private come ci ricorda la morte di Sahar Khodayar, soprannominata Blu Girl, avvenuta nel 2019 a seguito delle ustioni riportate dopo essersi data fuoco davanti al tribunale di Teheran perché accusata di oltraggio al pudore e condannata penalmente per essersi travestita da uomo ed essere entrata in uno stadio a vedere una partita. A seguito del tragico incidente il presidente della Uefa aveva chiesto alle Federazioni affiliate di non giocare partite di calcio che non fossero accessibili alle donne. Nell’agosto del 2022 allo stadio Azadi di Teheran è stato concesso a circa cinquecento donne di essere presenti alla partita del campionato nazionale ma occupando posti riservati e separati da quelli degli uomini.

Il regime ha concesso alle donne iraniane e al mondo un “contentino” per chetare gli animi. Ma è davvero questo ciò che si voleva raggiungere? l’umiliazione dell’arresto per aver tentato di entrare in uno stadio? o quella di vestirsi da uomo per assistere a una partita di calcio? bisognava arrivare al suicidio di una donna di nemmeno trent’anni che non avrebbe sopportato di tornare in prigione a scontare una condanna per oltraggio al pudore? fino a che punto bisogna arrivare per vedere riconosciuti i diritti fondamentali di un essere umano?

Quello dei “falchi” come Raisi è un sistema repressivo e vessatorio che governa con il “pugno di ferro”, che coltiva la convinzione di poter controllare un intero popolo o che, forse, spera di ripristinare una integrità e una purezza che conduca il popolo iraniano alle origini, che lo protegga dalla nefasta influenza del mondo occidentale.

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Come si è arrivati a un Iran tanto fragile?

Attualmente la situazione in Iran è davvero pesante. Lo scenario è quello di un Paese sempre più fragile e squassato da lotte e rivolte intestine. Oltre alle proteste che vedono donne tagliarsi i capelli bruciare il loro hijab, si verificano ricorrenti assalti di cittadini alla polizia religiosa. Nonostante le proteste siano l’ennesimo duro colpo inferto al regime, però, non sembra che trapeli alcun segno di cedimento da parte della classe governante. Il popolo iraniano, di contro, sembra davvero esasperato di dover pagare sulla propria pelle la condizione in cui versa il Paese. Un popolo arrivato al punto anche di rischiare la vita protestando e innescando situazione di violenza sempre più crescente che porta a scontri e viene soffocata nel sangue.

Al momento la gente che protesta manifestando è ancora una piccola parte e il potere del regime è ancora molto forte, la politica della repressione sta ancora riuscendo a mantenere una sorta di “equilibrio”, ma questo equilibrio è comunque destinato a spezzarsi soprattutto in virtù del fatto che oltre alle classi più povere stanno cominciando a protestare anche le classi più acculturate. Le prime chiedono il “pane” per i propri figli, le seconde chiedono “diritti umani” e “libertà”. Oltre a dover affrontare la cosiddetta “rivolta del pane” il regime oggi si vede costretto a far fronte anche a una rivolta “politica” ad opera di quella classe “colta” che vuole scongiurare la possibilità di una “dittatura religiosa” sempre più stringente. Ribellione questa che si sta manifestando in tutta la sua violenza con le proteste scoppiate a seguito della morte di Mahsa Amini.

L’Iran un tempo aveva un’economia fiorente. Oggi le cose sono cambiate. Stiamo parlando di un Paese ricco di cultura e di storia, nonché di contraddizioni. Un Paese che non vuole mostrare il suo lato debole e terribilmente chiuso e impenetrabile. Non è facile per noi occidentali riuscire a interpretare cosa realmente accade nelle file di un potere che cerca di mandare avanti la propria nazione, a maggior ragione di un Paese come l’Iran.

Alcuni sintomi e segnali della condizione in cui si sarebbe ritrovato l’Iran oggi, però, erano già prevedibili da tempo. Fin dal 2018 quando il presidente Trump ha deciso di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action) sottoscritto nel 2015 a Vienna sotto l’amministrazione Obama, accordo secondo cui in cui in cambio di un alleggerimento delle sanzioni internazionali l’Iran accettava un controllo sulla sua attività nucleare.

Esattamente un anno dopo sempre l’amministrazione Trump annunciava di non avere intenzione di rinnovare le esenzioni concesse a otto Paesi per l’importazione di petrolio dall’Iran.

“Continueremo ad applicare sanzioni e monitorare la conformità, qualsiasi Nazione o entità che interagisca con l’Iran dovrebbe essere più diligente e cauta, non vale la pena correre certi rischi”, questa era stata la dichiarazione di Mike Pompeo, Segretario di Stato USA. Un chiaro segno delle intenzioni dell’amministrazione trumpiana, ossia quello di arrivare ad azzerare le importazioni di petrolio dall’Iran e portare il Paese a perdere la sua maggior fonte di introiti economici.

L’Iran, di tutta risposta, all’epoca aveva invocato l’articolo numero 26 dell’accordo sottoscritto nel 2015 dove si diceva che il Paese poteva “riprendere parzialmente o totalmente l’attività nucleare se una delle altre parti, in questo caso gli Usa, non avessero rispettano gli impegni”.

Questi in sintesi i motivi che hanno portato l’Iran sulla strada di un pericoloso impoverimento.

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Chi ne fa le spese è soprattutto il popolo

A seguito della chiusura della possibilità di esportare il suo petrolio l’Iran si è visto ridurre sensibilmente le entrate per il colpo inferto alla sua maggior fonte di guadagno e ci ha rimesso in relazione alle importazioni, considerando che molte merci in Iran non ci possono arrivare. Le pesanti sanzioni hanno poi fatto il resto del lavoro per rendere fragile e mettere in ginocchio il Paese. Se prima di questa situazione il governo iraniano poteva in qualche modo “tenere buono il popolo” con piccole concessioni o aiuti economici elargiti in cambio di una tranquillità che evitava o comunque limitava le ribellioni, oggi il governo non ha più le possibilità di farlo.

L’Iran è povero e non riesce più ad andare incontro al proprio popolo, una condizione che porta con sé un grande malcontento, una disperazione che serpeggia in un popolo che fatica ormai a sfamare i propri figli.

Tutto questo ha fatto scivolare il Paese molto velocemente in una sorta di esasperazione dove chi non ha più nulla da perdere decide anche di scendere in piazza e protestare. Se poi si tiene in considerazione che alle classi di indigenti si stanno aggiungendo quelle più colte che protestano per una questione politica inquadrare la condizione iraniana in questo momento diventa decisamente più facile.

Situazioni tragiche come quella appena consumata con la morte di una giovane donna curda per mano della polizia religiosa, infine, non fanno altro che inasprire ulteriormente la situazione di un Paese che sembra sia ormai una polveriera pronta ad esplodere.

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Fonti:

  • 22/09/2022. Il Giornale, “Lo impongono con la frusta”. L’Iran in rivolta contro la polizia del velo di Alessandra Benignetti
  • 22/09/2022. Ansa, Raisi non va da Amanpour, giornalista pubblica sedia vuota
  • 22/09/2022. Ansa, Iran: Ong, 31 civili uccisi da inizio proteste per Amini
  • 22/09/2022. Dire, Cossutta (Casa delle donne): “Occidente vergogna, sei muto sull’Iran come sull’Afghanistan” di Vincenzo Giardina
  • 22/09/2022. Sky Tg24, Iran, proteste per Mahsa Amini: 9 morti e social network bloccati
  • 22/09/2022. Rtl.it Notizie, Iran: donne protestano in strada senza velo, dopo la morte in carcere di Mahsa Amini, polizia spara su folla di Maria Paola Raiola
  • 21/09/2022. Articolo 21, Iran, la rivoluzione delle donne di Tiziana Ciavardini
  • 21/09/2022. Rainews, Iran, la protesta alza il tiro: “Abolire la polizia morale”
  • 21/09/2022. Il Post, I video delle eccezionali proteste in Iran contro il regime e la polizia religiosa
  • 21/09/2022. Informazione.it, Iran: ancora proteste per morte Mahsa, donne bruciano hijab
  • 21/09/2022. Ansa, Iran: ancora proteste per la morte di Mahsa, donne bruciano hijab
  • 21/09/2022. Il fatto quotidiano, Iran, 8 vittime nelle proteste per la morte di Mahsa Amini. e Teheran annuncia: “Possibile interruzione di Internet per sicurezza” di F.Q.
  • 21/09/2022. Vanityfair, Manifestazioni e repressione: cosa sta succedendo in Iran? di Chiara Pizzimenti
  • 21/09/2022. Panorama, L’Iran nelle proteste per il velo, le violenze alle donne e la crisi economica di Luciano Tirinnanzi
  • 21/09/2022. CNN, Iranian women burn theri hijabs ad hundreds protest death of Mahsa Amini di Jessie Yeung, Ramin Mostaghim, Jomana Karadsheh, Mostafa Salem e Jennifer Deaton
  • 20/09/2022. Il Foglio quotidiano, Mahsa Amini è la scintilla che ha dato il via alle rivolte in Iran di Antonia Ferri
  • 20/09/2022. Il fatto quotidiano, Iran in ‘pre-rivoluzione’: la morte di Mahsa Amini e la salute di Khamenei sono gli elementi decisivi di Tiziana Ciavardini
  • 20/09/2022. Harper Bazaar, Le proteste delle donne iraniane in favore di Mahsa Amini di Eva Luna Mascolino
  • 20/09/2022. Huffingtonpost, L’Iran contro le donne. “I loro diritti sono una minaccia alla sicurezza nazionale” di Giuseppe Acconcia
  • 20/09/2022. Sky Tg24, Iran, proteste per Mahsa Amini, morta perché indossava male il velo
  • 20/09/2022. Il Corriere, La morte di Mahsa infiamma l’Iran: le ragazze si tagliano i capelli per il lutto, negli scontri 3 morti di Viviana Mazza
  • 20/09/2022. La Gazzetta del Mezzogiorno, Iran: Onu denuncia violenta repressione dopo morte Amini
  • 20/09/2022. La Presse, Iran, proteste a Mahabad per la morte di Mahsa Amini
  • 20/09/2022. MilanoToday, Hijab bruciati a Milano per l’uccisione di Mahsa in Iran di Eleonora Dragotto e Stiben Mesa Paniagua
  • 20/09/2022. Tgcom24, Masha Amini, cinque vittime nelle proteste in Iran
  • 18/09/2022. Tgcom 24, Iran, ragazza uccisa per velo: spari contro manifestanti, 13 feriti
  • 18/09/2022. Il Post, Le proteste per la morte di Mahsa Amini, in Iran
  • 17/09/2022. Tgcom 24, Ragazza morta in Iran, Casa Bianca: “Fatto imperdonabile”
  • 27/08/2022. La Nazione, Iran, per la prima volta dalla rivoluzione islamica le donne assistono a una partita di calcio di Letizia Cini
  • 10/09/2019. La Repubblica, Iran, si era data fuoco per protestare contro stadi vietati alle donne: morta per le ustioni giovane tifosa
  • 20/06/2019. Il Post, L’ultima volta che l’Iran provò a cambiare di Elena Zacchetti
  • 12/07/1999. La Repubblica, La rivolta degli studenti si trasforma in guerriglia

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