Dalla nostra inviata Maria Domenica Celano

La nascita del bambino Gesù tra fede e tradizione. L’attesa nel periodo dell’Avvento. Addobbi, pietanze e ricerca dei regali di ieri e di oggi. I nonni raccontano il loro Natale e i bambini di oggi come lo vivono, circondati da immagini pubblicitarie.

  • SOMMARIO
    • Fede e tradizione
    • La pubblicità influenza il Natale
    • I nonni di oggi, bambini di ieri ricordano il Natale
    • I bambini di oggi

Fede e tradizione

La nascita di Gesù nella notte del 24 dicembre efesteggiata il 25 dicembre è la celebrazione cristiana.

Una festa dell’anno liturgico cristiano, preceduta dal tempo dell’Avvento, che dà inizio al tempo di Natale per la durata di dodici giorni. Fede e tradizione erano legate dalla semplicità e dal credo.

Le famiglie si recavano in chiesa a mezzanotte per assistere alla nascita di Gesù. La povertà imponeva di mangiare poco ma soprattutto la fede richiedeva di osservare un rituale già con l’inizio dell’Avvento. L’attesa era considerata importante per prepararsi alla nascita di Gesù. Per tradizione si preparava una corona con 4 candele, detta corona dell’Avvento. Le candele venivano arricchite con rami verdi e nastri. Ogni domenica se ne faceva bruciare una. Le quattro candele rappresentavano le quattro domeniche di Avvento. I rami verdi erano il simbolo della speranza e della vita. I colori dei nastri erano il rosso e il viola. Il rosso era il simbolo dell’Amore di Gesù e il viola indicava la penitenza. Le candele venivano posizionate in cerchio perché la circolarità non ha né inizio né fine e rappresenta l’eternità e l’unità. Il significato della corona era un segno di regalità e vittoria e annunciava la nascita di Gesù. La fede richiedeva anche un digiuno giornaliero, ovvero astinenza dai prodotti animali e consumare un solo pasto il lunedì, mercoledì, venerdì di ogni settimana dall’11 novembre, festa di San Martino.

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La fede e la tradizione negli ultimi anni hanno perso il loro significato cristiano di adorazione e preghiera ed è divenuta solamente una decorazione natalizia. La celebrazione dell’Immacolata Concezione annunciava la prossimità del Natale. Nelle case benestanti iniziavano i preparativi il presepe e l’albero. Nelle chiese il vocio dei bambini che partecipavano alla preparazione del presepe, risuonava fuori dalle mura religiose. L’attesa frenetica veniva stemperata da ammonimenti scolastici e familiari. L’attesa doveva essere preparazione alla venuta di Gesù. Le famiglie ricche e povere rispettavano fede e tradizione con gli stessi dogmi. La sera del 24 dicembre, vigilia, era considerata un momento solenne, ci si sedeva a tavola, davanti ad un camino acceso, insieme si recitavano le preghiere. Non si mangiava carne, ma pesce, soprattutto baccalà, anguilla e capitone in alcune regioni. Le portate dovevano essere un minimo di 9 come i mesi di attesa in gravidanza e un massimo di 13 come il numero degli apostoli. Ci si preparava a celebrare la nascita di Gesù, in una grotta di Betlemme.

Gli auguri con parenti, amici, vicini di casa si scambiavano il giorno 25, offrendo dolci fatti in casa.

La modalità di festeggiare il Natale si differenziava in tutti i paesi del mondo e in Italia le usanze di trascorrere la festività si distingueva nella preparazione dei primi piatti, secondi e dolci considerando la Regione in cui si risiedeva. Per molti anni la tradizione di provenienza accompagnava le festività natalizie anche fuori della propria Regione e Nazione.

I cambiamenti, gli scambi culturali ed economici nel tempo hanno modificato non solo la fede ma anche la tradizione.

Sulla tavola degli Italiani il giorno di Natale dal Nord al Sud in questa contemporaneità i piatti della tradizione natalizia sono diversissimi e moltissimi. In Val d’Aosta non può mancare la carbonade, crostini al miele, salumi di capra o pecora essiccate e aromatizzate. In Piemonte vengono serviti agnolotti, bollito misto, ravioli verdi o di carne e il cappone magro. Sulle tavole ligure, piatto di verdure e pesce. La Lombardia ama l’anguilla cotta al cartoccio. Il Veneto polenta e baccalà e il lesso con le salse. Nelle case del Friuli è tradizione preparare brovada e muset, trippa con sugo e formaggio e il cappone. Le famiglie del Trentino- Alto Adige si dedicano a cucinare canederli, capriolo, capretto al forno e come dolce strudel o zelten.

L’Emilia Romagna abbonda con tortellini e passatelli in brodo, tagliatelle e lasagne, prosciutto e culatello. Si differenza Modena con i suoi piatti colmi si spaghetti con tonno, sgombro, acciughe e pomodoro, baccalà in umido o fritto. Il baccalà è protagonista nella cena di vigilia nel Lazio, fritto misto di verdure, il capitone, minestra di pesce, pasta con broccoli in brodo di arzilla ma anche spaghetti con alici, anguilla fritta o in carpione e insalata di puntarelle per terminare si sgranocchia frutta secca, torrone pampepato. Il pranzo di Natale si consuma con l’abbacchio al forno con patate, cappelletti in brodo, bollito, tacchino. In Molise si mangia la zuppa di cardi, il brodetto a base di pesce, il baccalà arracanato o al forno con verza, prezzemolo, mollica, uva passa e noci. La vigilia del Natale in Campania assume un significato particolare, per usanza si mangia il capitone, legato alla vittoria su Satana.

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Il pranzo abbonda con brodo di cappone, spaghetti alle vongole, friselle, cappone imbottito, struffoli, frutta secca. I paesi della Basilicata variano in base alla posizione geografica. La Calabria presenta piatti con salumi di ogni genere, spaghetti con mollica di pane e alici, capretto, pesce stocco con broccoli saltati o cime di rapa, pettole, anguilla arrostita, baccalà fritto, agnello al forno con lampascioni, turdilli e pitta ‘mpagliata. La cucina siciliana è molto ricca e i suoi piatti tipici rappresentano la contaminazione con altri popoli e culture. Trionfa lo stoccafisso, i pitoni che sono calzoni di pasta, la scacciata, le crispelle, le scacce, il baccalà assassunàtu, il polpettone, cannelloni con spinaci e ricotta, sarde a beccafico, la muddica cunzata. Nella tavola tradizionale sarda non manca il maialetto arrosto, i culurgiones, i taglieri colmi di formaggi e salumi, il pane guttiau, la mustèba, l’agnello al forno, gamberoni in padella, anguille arrosto, spaghetti con con cozze e vongole, risotto alla pescatora, pasta con carciofi, zuppa di ceci e finocchietto selvatico. I dolci ambiti al palato, sospiri di Ozieri, gatteau di mandarle, vengono accompagnati con il mirto.

La pubblicità influenza il Natale

Il boom economico, trasforma l’Italia, costruisce inizialmente supermercati e in seguito centri commerciali, aumenta la ricchezza e la possibilità di acquistare beni di consumo, intanto la TV entra nelle case e così anche la pubblicità. La festa del Natale negli anni cambia il suo vestiario. La commercializzazione dei prodotti, inizia ad usare valori, emozioni e semplicità, ne modifica la sua essenza cristiana e lo riveste di caratteri legati al denaro e al consumismo.

Nasce la figura di Babbo Natale, somigliante al Mosè, rappresentato da un signore avanti negli anni, che ricorda il nonno, sempre sorridente e desideroso di donare regali ai bambini e sulle tavole arriva il panettone e il pandoro. La crescita dei centri commerciali, i negozi che si adeguano per non abbassare la serranda, le strade con addobbi e luci sempre più accattivanti, invogliano ad uscire fuori di casa e a sentirsi meno soli. Le città e in seguito i piccoli centri urbani si trasformano in luoghi fiabeschi dove trascorrere il tempo libero. Gli anni passano, la pubblicità migliora i suoi spot e anticipa la scenografia al Natale con attraenti e coinvolgenti scenari. I bambini conoscono sempre meno il significato cristiano del Natale ed acquisiscono idee molto chiare dei regali da trovare sotto alberi sempre più pomposi, rivestiti di palline di ogni tipo, festoni e giochi di luci ballerini.

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I nonni di oggi, bambini di ieri ricordano il Natale

Lena, una bambina di ieri e una nonna oggi, ripensando ai giorni 24 e 25 dicembre della sua infanzia, racconta «il Natale per me era sedersi tutti insieme intorno alla tavola e nel silenzio gustare poche pietanze preparate dalla mamma. Una tavola povera per ricordare che Giuseppe e Maria erano poveri, avevano molto poco nella bisaccia e dormivano in una stalla. Recarsi in chiesa per assistere alla Santa Messa e alla nascita del Bambinello. Si ritornava a casa e tutti a letto. La notte trascorreva quasi insonne per l’attesa del grande pranzo di Natale. Al risveglio ci si faceva gli auguri e in attesa dell’arrivo di parenti e amici si apparecchiava la tavola. Io infilavo la letterina sotto il piatto di mio papà. La lettera iniziava con Caro papà e cara mamma, vi chiedo perdono se qualche volta mi sono comportata male, ho disubbidito, non ho fatto i compiti e ho preso un brutto voto a scuola. Vi prometto che non lo farò mai più. Chiedo a Gesù Bambino di darvi tanta salute…, non c’erano regali da scartare, come succede ai bambini di oggi, che si scelgono i regali da trovare sotto l’albero e non conoscevamo Babbo Natale».

Un velo di malinconia si legge nei suoi occhi. Cecilia ricorda che «alla vigilia c’era poco da mangiare e poi andavamo in chiesa. Il pranzo era più ricco e recitavo la poesia sul Natale, niente regali, niente panettone o pandoro e dopo aver letto la letterina, mia madre mi dava 10 lire, questo era il mio regalo».

Sara una ragazza ci dice «il Natale per me è avere tanti regali, stare in famiglia, mangiare i piatti buoni che prepara la mamma e tagliare un buon panettone».

I nonni di oggi, bambini di ieri ricordano il Natale

Vivono l’attesa del Natale in grandi centri commerciali, dove l’atmosfera è magica. Conoscono Babbo Natale che li aspetta per una foto ricordo insieme e per lasciare un desiderio, che certamente verrà realizzato. Si scelgono il regalo e preparano una lista di altri regali da far avere ad amici e parenti. Non conoscono le tradizioni e non sanno ciò che rappresentano il presepe e l’albero. L’attesa del Natale è la preparazione di una festa da fare a scuola, con canti e spettacoli alla presenza di genitori. La tv presenta famiglie felici allargate dentro case ben impacchettate con addobbi e regali da acquistare. Invita alla solidarietà e alla beneficenza con acquisti floreali o altro. I centri urbani grandi o piccoli si prestano ad essere sempre più attraenti e seducenti, dove trascorrere il tempo libero con genitori e nonni alla ricerca del regalo o di un divertimento.

Maicol un ragazzino di 11 anni alla domanda «cos’è il Natale per te?» ci risponde così «il Natale per me è avere i regali, non andare a scuola, divertirmi con i miei amici».

La stessa domanda viene rivolta ad Anthony di 8 anni, che dopo averci pensato un po’ dichiara «avere tanti regali, il cellulare e soprattutto il gioco PS5» si continua a chiedere «nient’altro?» gesticola, tira la testa indietro, sorride dolcemente «eh, si…, anche stare con gli amici, giocare».

Le risposte non sorprendono, poiché sono nati con la tv a colori, il telefono, il telefonino, viaggiano in comode auto, in aereo e fanno vacanze da sogno. Scambiarsi gli auguri è una formalità e il Natale si è svestito del suo significato cristiano per indossare quello laico. Per tutti sia un Natale di nascita nuova dei valori perduti.


(Materiale fotografico articolo fornito da Maria Domenica Celano)


Fonti:

  • www.cereriaronca.it
  • www.lacucinaitaliana.it
  • Wikipedia.org

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Maria Domenica Celano

Maria Domenica Celano è un’insegnante in pensione. Divulgatrice di Arte (anche culinaria) e paesaggistica Lucana e Italiana. Per Il Salotto di Ceci Simo si occupa della rubrica: Domenica in Italia.


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