di Amelia Settele

Australia terra selvaggia, impervia, atavica e primitiva è la custode del monolite più famoso al mondo: Uluru -noto anche come Ayers Rock. Il massiccio dall’intenso colore rosso che incute rispetto e ammalia chi lo osserva, imperiale e mastodontico domina il paesaggio del Parco Nazionale di Uluru-Kata Tjuta, nel Territorio del Nord dell’Australia (Oceania).

È il monolite più grande al mondo, alto 348 metri con una circonferenza di 9.4 km, è una vera e propria icona naturale australiana. Uluru sembra immensa, ma nella realtà è solo la parte di una formazione rocciosa monolitica emersa, la cui grandezza si estende in gran parte nel sottosuolo.

Ha sempre attirato migliaia di visitatori ed è da sempre (e per sempre) un luogo sacro agli aborigeni. Il suo caratteristico colore può mutare e variare dal blu, al viola, dall’ocra, al bronzo in base alla stagione e all’ora in cui il sole colpisce le sue pareti. Ad esempio al mattino, la montagna si tinge di un rosso intenso e fiammeggiante, quando il sole torna a sorgere e a colpire la sua terra magnetica.

Se la si osserva da lontano, la sua superficie sembra liscia e perfetta, ma più ci si avvicina e più risaltano agli occhi pozzi, caverne, sorgenti e antichi dipinti. Molti elementi del sito sono segreti ai piranypa -i non-aborigeni- e custoditi stoicamente dagli indigeni.

Il nome Uluru deriva probabilmente dal nome aborigeno “ulerenye” che significa “strano”, nella lingua Arrernte.

Aleggiano su Uluru pagine di storia come di leggende. Si narra che chiunque si avvicini ad Uluru, ne osservi la bellezza e magnificenza, percependone il potere mistico, non sarà mai più lo stesso.

Le leggende più note degli aborigeni ci narrano che da Uluru tutto ebbe inizio, che le donne siano legate indissolubilmente a questo luogo magico e ancestrale. Al suo interno si troverebbero le così dette “grotte della fertilità” dove è facile notare alcuni elementi chiaramente riconducibili ai genitali umani.

Nel 1980 Uluru fu teatro di una scomparsa improvvisa quanto drammatica, di una neonata di nome Azaria Chamberlain. La piccola di appena 2 mesi, svanì nel nulla proprio nelle vicinanze del monolite dove i genitori campeggiavano insieme a lei e ai suoi altri due fratelli, Aidan e Reagan. La madre Lindy dichiarò subito che la figlia era stata rapita da un dingo (un mammifero canide, molto simile ad un lupo). Lo sconcerto e la pressione che ne scaturì sull’opinione pubblica riguardo la sparizione della piccola, diede inizio al processo più celebre di tutta la storia australiana. Dopo le indagini e il procedimento penale, la madre di Azaria venne dichiarata colpevole di infanticidio e condannata all’ergastolo, mentre il padre Michael venne condannato per favoreggiamento. Solo nel 2012, la giustizia australiana ribaltò la sentenza dichiarando che Lindy aveva detto la verità: Azaria era stata rapita da un dingo e morta proprio a causa dell’attacco dell’animale.

Uluru per decenni fu sottratta agli aborigeni e sfruttata dai colonizzatori, che non rispettarono mai il sito come sacro agli indigeni. Solo nel 1985 il governo australiano riconsegnò formalmente l’area naturale agli aborigeni. Dal 26 ottobre 2019 le autorità aborigene degli Anangu decretarono il divieto di scalare il massiccio roccioso, delimitandone i sentieri percorribili e le zone da visitare. Per gli Anangu è importante che Uluru venga visitato anche da chi non crede nel potere di questo monolite e nelle energie che esso celerebbe, perché Uluru sembrerebbe in grado d’influenzare chiunque lo veda. Ma anche un fatto di sicurezza ha spinto gli aborigeni a questa decisione, visto che dal 1940 al giorno del divieto di scalare il massiccio, sono circa 40 le persone morte nel tentativo di arrivare alla sua sommità.

Il magnetismo, come l’enigma che sembra celarsi dietro il fascino che sprigiona il monolite, sono da sempre fonti di discussioni e confronti tra chi vorrebbe imporre la razionalità, al puro misticismo che scaturisce da questo luogo. L’unico elemento che non si può di certo escludere è che Uluru sia un monumento naturale non comune ad altri e che celi una forza incisiva ed intensa che lascia il segno.


Fonti:
  • Viaggiamo.it: Massiccio di Uluru: la montagna rossa australiana
  • Msn-lifestyle: Uluru, misteri e leggende del monte più enigmatico del mondo
  • Il Turista: Uluru: l’Australia vieta la scalata al monte sacro di Ayers Rock.

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Amelia Settele

Ciao, mi chiamo Amelia Settele! Amo viaggiare, leggere e scrivere. Cito una frase di Tiziano Terzani – uno dei miei scrittori preferiti – perché mi rappresenta tantissimo: Ho scoperto prestissimo che i migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo, senza chiedere nulla.


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