di Amelia Settele

Nel corso della storia dell’uomo sono molteplici le pandemie che hanno colpito la popolazione mondiale.

Solo per citarne alcune, vi ricordo:

  • La Peste Nera che colpì tra il 1346 e il 1353. I numeri di decessi che si legano a questa pandemia sono impressionanti.
  • Nel 1918 invece si diffuse l’influenza Spagnola. Nonostante il nome assegnato al batterio, Il primo caso fu registrato negli Stati Uniti d’America. Il virus fu agevolato nella rapida diffusione dagli spostamenti delle truppe militari, occupate nella Grande Guerra. Perirono tra le 20 e le 50 milioni di persone in tutto il mondo.
  • Nel 1957 il virus influenzale A (H2N2) si sviluppò e si manifestò in primis nella città cinese di Yunan. Era un agente patogeno di origine aviaria, che portò alla morte di circa un milione di persone.
  • Nel 1981 comparvero i documenti sanitari riconducibili al primo caso di HIV, anche conosciuto come AIDS. Quest’ultima è una delle pandemie più recenti e difficili da gestire che la storia ricordi, e che ha condotto alla morte circa 25 milioni di persone.
  • Nel Novembre 2019, a Wuhan in Cina, s’inizia a diffondere il virus covid19 (Sars Cov 2) che ha dato origine all’attuale pandemia globale che affligge e invalida le nostre vite ancora adesso.

Ma esiste anche un’altra storia… un racconto che narra di uomini e donne che contrassero sì un virus, ma che salvò loro, la vita!

Il potente agente patogeno è passato alla cronaca con il nome di: Virus K.

Le uniche particolarità di questo potente germe furono tre:

  • Infettava solo Ebrei,
  • l’unico focolaio registrato fu in un ospedale a Roma durante la seconda guerra mondiale.

(Come dite? Non ho elencato la terza particolarità?… Continuate a leggere, per favore, e scoprirete anche quella…)

Ebbene sì, il virus K sembrava selettivo e potente in egual misura. Tutto ebbe inizio nell’Ottobre del 1943 quando il regime nazista occupò Roma.

Al comando delle truppe tedesche impegnate nella Capitale Italiana, c’era il generale Nazista Albert Kesselring, il quale diede ordine d’iniziare il rastrellamento degli ebrei dal ghetto e di cercare di stanare i fuggitivi in tutti i modi. Nessun ebreo romano doveva sfuggire alla ferocia delle SS. Nessun uomo, donna o bambino. I Nazisti perquisirono dappertutto, arrivando a cercarli ovunque.

Durante i rastrellamenti, pretesero di entrare anche all’Ospedale Fatebene Fratelli, che si trova proprio di fronte al quartiere ebreo – al centro dell’Isola Tiberina, sul fiume Tevere – ma lì incontrarono tre medici romani che prontamente bloccarono i soldati allertandoli della pericolosità che vigeva in un reparto del nosocomio, dove si stava registrando il primo focolaio del Morbo K.

I tre medici erano: Giovanni Borromeo (Primario), Vittorio Sacerdoti e Adriano Ossicini.

Il virus era contagiosissimo e i sintomi che manifestavano i pazienti, erano: febbre alta, vomito, cefalea, nausea e tosse. Per di più il tasso di mortalità riconducibile all’agente patogeno era inquietante.

Ovviamente i militari allarmati dalle notizie fornite dall’equipe medica, decisero di desistere e non perquisire il reparto isolato. Controllarono la documentazione sanitaria in possesso ai medici e lo scenario che si delineava da quelle cartelle era agghiacciante e molto pericoloso per la salute delle truppe naziste.

I Dottori Borromeo, Ossicini e Sacerdoti avevano descritto il virus in modo scrupoloso, delineando in modo più che corretto la sua potenziale minaccia, ma avevano altresì omesso che TUTTI i pazienti contagiati erano ebrei.

Se vi state ancora domandando quale sia la terza particolarità del Morbo K che non vi ho ancora descritto nella lista sopracitata, è giunto il momento di svelarla:

Il virus non è mai esistito!

Fu tutta un’invenzione del trio di medici che ideò il focolaio pandemico per cercare di salvare più ebrei possibili dalla deportazione. Per codificare il virus, presero addirittura spunto dal cognome del Generale Kesselring (Morbo K).

Infatti per permettere che il piano di protezione dei (finti) pazienti funzionasse, vennero falsificate le cartelle cliniche e i documenti per le dimissioni. Permettendo ai pazienti “affetti” dal morbo di essere dimessi dalla struttura sanitaria con nuove identità, scongiurandone così l’arresto e la deportazione verso Auschwitz.

Mentre Roma assisteva attonita e sgomenta alla deportazione di circa 1.200 Israeliti, l’esistenza di circa 50 di loro fu salva grazie a questo potentissimo Virus K che invece di condurli a morte certa, donò loro speranza, futuro e vita.

Spesso le dinamiche storiche c’invitano a ricordare solo gli aspetti più tristi e tetri del passato, quando invece questi fatti ci permettono di rievocare l’astuzia e la concreta capacità dell’uomo di proteggere e custodire la vita dei propri simili, senza distinzione alcuna di razza, orientamento sessuale e religione.


Fonti:
  • National Geographic: “Le grandi pandemie della storia”
  • Focus: “Storia Sindrome di K: la malattia fasulla che spaventò i nazisti”
  • Informazione Sanità: “Malattie inventate e “finte morti”, come i medici salvavano vite durante l’Olocausto”

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Amelia Settele

Ciao, mi chiamo Amelia Settele! Amo viaggiare, leggere e scrivere. Cito una frase di Tiziano Terzani – uno dei miei scrittori preferiti – perché mi rappresenta tantissimo: Ho scoperto prestissimo che i migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo, senza chiedere nulla.


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